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Saturday, October 3, 2026

Spagna; una marea umana invade Madrid, 'ora sciopero generale'

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'Subito sciopero generale!': è il grido che ha attraversato Madrid e decine di altre città in Spagna, in difesa del diritto alla casa, tra fischi e nel clangore di chiavi, pentole e casseruole. Esprime la rabbia e la frustrazione per i due decreti legge varati dal governo Sanchez, ma affondati venerdì al Congresso dei deputati da una maggioranza di destra in Parlamento, coagulata da Partito Popolare, Vox e la forza catalanista Junts per Catalunya.

Nella capitale, in decine di migliaia - 70mila, secondo la prefettura, oltre mezzo milione stimati dal Sindacato de Inquilinas - hanno marciato al grido di 'verguenza!', vergogna!, e "fuori gli speculatori dai nostri quartieri!', convergendo dai quattro punti cardinali in Plaza Cibeles, dove si sono riversati anche gli 'indignados', che da ormai una settimana occupano la 'acampada' nella centralissima Puerta del Sol, sfidando anche la pioggia torrenziale.

La scena si è ripetuta da Bilbao a Malaga, da Alicante a Palma de Maiorca, alle Canarie. Mentre a Valencia si sono vissuti momenti di forte tensione quando i manifestanti hanno tentato di sfondare il cordone di polizia che circondava il Palau de las Artes, dove era in corso un congresso di immobiliaristi. Gli incidenti sono culminati nelle cariche degli agenti antisommossa, che hanno lanciato lacrimogeni e sparato pallottole di gomma a scopo dissuasorio. Il bilancio è di almeno 5 arresti e 9 poliziotti feriti.

E' di collera la risposta della piazza, anche per la pausa di 'riflessione' annunciata da Pedro Sanchez sull'ipotesi di sciogliere le Camere e convocare elezioni anticipate sulla fine della legislatura, nel luglio 2027. Ma, nelle ore delle proteste, è proprio Junts - il partito di Carles Puigdemont che con i suoi 7 deputati ha contribuito far saltare il banco - a cercare di frenare lo scenario elettorale. "Spero che il Psoe si sieda di nuovo al tavolo", dice la portavoce Miriam Nogueras. "Dipende da loro", ha sostenuto, riferendosi ai socialisti e alla possibilità di un nuovo accordo sulle proprie proposte. Dopo che il 90% erano state accolte nei decreti bocciati al termine di un'estenuante trattativa, come aveva ricordato nel dibattito alla Camera la ministra dell'Edilizia abitativa, Isabel Rodriguez. Una prudenza suggerita dai sondaggi, che collocano Junts in forte difficoltà: se si votasse ora, otterrebbe la metà dei seggi attuali, scavalcato di lunghezza da Aliança Nacional, la forza sovranista di ultradestra guidata in Catalogna da Silvia Orriols.

Anche a sinistra il quadro è tutt'altro pronto al confronto nelle urne, nonostante la fondatrice di Sumar, la vicepremier Yolanda Diaz, assicuri il contrario. Precisando tuttavia che la decisione "spetta esclusivamente al presidente" del governo. Nel frattempo, accelera il progetto di un 'Frente Amplio', una sorta di 'grande campo' delle sinistre, che si discuterà domani fra le forze confederate - Movimiento Sumar, Izquierda Unida, Mas Madrid e Comunes - senza avere ancora definito né candidato né formula definitiva, e con Podemos ancora fuori dal progetto unitario. Anche se comincia a suonare il nome della ministra della Sanità, Monica Garcia.

Marciando nel corteo di Madrid, Irene Montero, da Podemos, ha messo invece la casa davanti alle urne: "Prima le misure, poi le elezioni". E ha chiesto un nuovo decreto per ridurre il prezzo degli affitti, vietare la speculazione ed "espropriare i fondi avvoltoio". In Moncloa, nel silenzio riflessivo di Sanchez, tutti gli scenari sono aperti. 
  

E si cerca una formula per recuperare lo scudo sociale, che avrebbe bloccato per due anni gli affitti, bloccato gli sfratti alle persone vulnerabili, impedito le speculazioni immobiliari e l'espansione degli affitti turistici. "Questo governo è impegnato a cercare soluzioni. Non ci arrendiamo", ha garantito il ministro di Presidenza e Giustizia, Felix Bolanos, poche ore dopo la debacle parlamentare, nel ribadire la responsabilità di "continuare a lavorare per approvare un pacchetto di misure in materia abitativa".

Sul terreno dei numeri, la fotografia resta sfavorevole alla sinistra, con i sondaggi che assegnano al Pp e Vox una maggioranza parecchio superiore a quella assoluta di 175 seggi al Congresso. Ma la casa può cambiare l'agenda, con il 67,5% degli spagnoli favorevoli a limitare gli affitti (secondo il rilevamento di 40dB), percentuale superiore al 55% anche tra gli elettori delle destre. La decisione ora è nelle mani del premier. Ma la piazza non aspetta Sanchez e rilancia: "La strada è chiara ed è lo sciopero generale", ha dichiarato Valeria Racu, portavoce del Sindicato de Inquilinas, al termine della manifestazione nella capitale, mentre cresce la marea della protesta da un capo all'altro del Paese. 

Sondaggi: 'in Spagna Pp e Vox verso la maggioranza, ma crisi casa può riaprire la partita'

Se si votasse oggi in Spagna, il Partito Popolare sarebbe la prima forza con circa il 33% dei voti, seguito dal Psoe al 26% e dalla forza di estrema destra Vox al 18%. Le forze della sinistra radicale, Sumar e Podemos, si fermerebbero rispettivamente al 6% e al 3%, secondo una media dei sondaggi e circa 20mila simulazioni elettorali, elaborata da El Pais. La proiezione attribuisce 137 seggi al Pp, 107 al Psoe e 62 a Vox: insieme i due principali partiti della destra otterrebbero 199 deputati, rispetto alla soglia dei 176 necessaria per la maggioranza assoluta. Tuttavia, la crisi abitativa di questi giorni introduce un elemento che può modificare questo quadro. Un sondaggio di 40dB per El Pais e la Cadena Ser, realizzato tra il 25 e il 28 settembre su 2.000 interviste online, mostra che circa il 67,5% degli spagnoli è favorevole a limitare i prezzi degli affitti anche a costo di ridurre la redditività dei proprietari. Il sostegno supera il 55% anche tra gli elettori del Pp e di Vox. La stessa rilevazione indica che l'82,4% sostiene l'aumento dell'offerta di edilizia sociale e che fino al 75% appoggia misure come in rinvio degli sfratti delle persone vulnerabili e limiti agli aumenti degli affitti, come quelle contenute nei decreti d'urgenza approvati dal governo e bocciati venerdì al Congresso dei deputati, con i voti contrari di Pp, Vox e Junts per Catalunya. La questione casa, come si evince dal sondaggio, è un tema sul quale le posizioni sostenute dall'esecutivo Sanchez e dalla sinistra raccolgono un consenso che va oltre il loro tradizionale elettorato. Secondo l'analisi di El Pais, questo spostamento dell'agenda politica e sociale dalla crisi migratoria di Ceuta - dove a fine luglio sono entrati oltre 72mila migranti dei quali almeno 10mila rimasti nell'exclave spagnola in Marocco - alla crisi della casa potrebbe offrire alla sinistra uno spazio di mobilitazione, anche se la capacità di trasformare il malcontento in voti resta incerta. DVP S0A QBXB

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