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Monday, November 2, 2026

Quel 4 novembre 1966, quando l'Arno invase Firenze

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Le vittime furono 36, tra la provincia e il capoluogo: l'ultima, Mario Maggi, 44 anni, è stata ufficialmente riconosciuta come tale nel 2023, 57 anni dopo l'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966. Mai stimati invece con esattezza i dispersi. Insieme al Crocifisso di Cimabue, simbolo della devastazione e del riscatto, l'ondata di piena danneggiò circa 1200 opere d'arte tra tele, affreschi, sculture. Sott'acqua finì anche un terzo dei circa tre milioni di volumi del patrimonio della Biblioteca nazionale, 250.000 quelli invece del Gabinetto Vieusseux sommersi nei sotterranei di Palazzo Strozzi. Una moltitudine di fiorentini perse casa, bottega, negozio. Migliaia i giovani che da tutto il mondo accorsero per aiutare Firenze a risollevarsi: tra gli angeli del fango, così ribattezzati dal giornalista Giovanni Grazzini, ci furono dai futuri cardinali Giuseppe Betori e Gualtiero Bassetti a Pierluigi Bersani, da Joan Baetz a Francesco De Gregori, da Ted Kennedy a Lionel Jospin e Joschka Fischer.

Il 4 novembre di 60 anni fa era un giorno di festa e questo probabilmente risparmiò delle vite. Dalla fine di ottobre la pioggia era stata costante, alla vigilia della catastrofe lungo il corso dell'Arno caddero 200 millimetri d'acqua. Nessuno però pensava sarebbe potuto accadere e quando accadde ai fiorentini non fu dato l'allarme: se ne accorsero dalla finestra, in strada, ricevendo una telefonata prima che saltassero le comunicazioni. L'Arno, che nell'aretino aveva cominciato a straripare la notte del 3 novembre, cominciò a esondare nel capoluogo nelle prime ore del 4 novembre. La città fu invasa da 70 milioni di metri cubi di acqua, da Rovezzano a S.Salvi, Gavinana e poi nel centro storico, Oltrarno, San Frediano, S.Croce dove con la rottura della spalletta di piazza Cavalleggeri la furia del fiume fu ancora più devastante. Crollarono il lungarno Acciaiuoli e parte di quello Corsini. L'acqua toccò i 5 metri d'altezza in alcune strade, Firenze si trasformò prima in un fiume e poi in un lago sporco di nafta, dove galleggiavano auto, tronchi d' albero, mobili, animali morti. In piazza Duomo furono divelte anche le formelle del Ghiberti dalla porta del Paradiso del Battistero.

50 ANNI FA L'ALLUVIONE DI FIRENZE, COSI' ACQUA E FANGO INVASERO LA CITTA'


"Fiorentini! In questo momento mi giunge la triste notizia che l'acqua dell'Arno è arrivata in piazza del Duomo. In alcuni quartieri" è "al primo piano. E' lì' che deve giungere anche l'aiuto piu' urgente. Invito tutti alla calma e a ridurre al minimo la circolazione, mentre prego i possessori di battelli di gomma e di mezzi anfibi, anche in plastica, di farli affluire in Palazzo Vecchio, per gli immediati soccorsi sanitari, alimentari e di salvataggio". Questo l'appello alla popolazione che Piero Bargellini, il 'sindaco dell'alluvione', nonno materno dell'attuale sindaca di Firenze Sara Funaro, riuscì a rivolgere alla popolazione la mattina del 4 novembre grazie alla radio: erano saltati telefoni e luce, interrotte anche autostrade e ferrovia, Firenze era isolata. Al sopraggiungere della sera l'acqua, che aveva continuato a salire per buona parte della giorno, iniziò' a ritirarsi. Lasciando desolazione e un mare di fango. Due giorni dopo, in S.Croce, si impantanò anche la jeep del presidente Saragat, che non fu accolto con entusiasmo: per molte ore da Roma non si era capita la tragedia che stava avvenendo. 
   

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