Pino Daniele, l'uomo dietro al mito nel film di Nicola Prosatore
Pino Daniele è l'artista da 200mila persone in piazza Plebiscito a Napoli nel 1981; è la firma di capolavori come Napule è, Yes I Know My Way, Anna Verrà; è l'autore di colonne sonore indimenticabili per Massimo Troisi.
Ma è stato anche un uomo con le sue fragilità, le sue insicurezze, i suoi lati oscuri. E sono proprio questi gli aspetti che Je so' pazzo, il film di Nicola Prosatore presentato alla Festa del Cinema di Roma e in 400 sale da questa sera (prodotto da Tartare Film, Camfilm con Rai Cinema e distribuito da 01) prova a scandagliare: i primi anni della carriera di Pino Daniele, dai live negli scantinati napoletani al megaconcerto in piazza Plebiscito, da Pinotto, come veniva chiamato per i chili di troppo, al mito vivente. Non un biopic in senso stretto, ma un film di formazione, tengono a precisare regista e produttori che hanno tratto la loro storia dal libro e tratto dal libro Pino Daniele Tutto quello che mi ha dato emozione viene alla luce, scritto dal figlio Alessandro.
A vestire i panni dell'artista è il giovane Massimiliano Caiazzo, uno dei volti della serie cult Mare Fuori. "Quando mi hanno proposto questo ruolo mi sono tremate le gambe. Ho avuto paura di non essere all'altezza, ma poi questa stessa paura è diventata una chiave di lettura per toccare l'essenza e l'umanità di questo personaggio. È stata un'opportunità incredibile e mi sono tuffato a testa bassa nel ruolo di Pino: penso di avere dato tutto me stesso", dice senza temere le possibili critiche a quello che viene considerato un personaggio intoccabile, soprattutto a Napoli. Caiazzo ha prestato volto e fisico (prendendo parecchio peso) all'artista, mentre per la voce sono state utilizzate vecchie registrazioni in studio dello stesso Daniele (per le parti a cappella è stato chiamato Mirko Della Vecchia che nel film interpreta anche il fratello Carmine).
Je so' pazzo è un ritratto intenso, che non fa sconti a un'anima ribelle nata nei vicoli di Napoli, che ha rivoluzionato la musica italiana fondendo blues, jazz e tradizione partenopea. Il film racconta la sua ascesa, dagli anni difficili dell'infanzia segnata dall'abbandono dei genitori (che lo affidano a due "signorine") fino al successo (il film si chiude con il concerto dell'81), passando per gli incontri con musicisti di razza come James Senese, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, rappresentanti di quel neapolitan power che scuoteva l'intera Napoli di quel periodo e per l'amore per la moglie Dorina (interpretata da Maria Sole Pollio). Diventerà la voce di una Napoli nuova, diversa dal racconto che fino a quel momento veniva fatto della città partenopea. Ma il successo porta con sé nuove sfide: il rapporto irrisolto con il padre (Giovanni Ludeno) - spina dorsale del film -, il peso delle aspettative e il rischio di ripetere gli stessi errori. Da una parte c'è il racconto del musicista straordinario, dall'altra quella di un uomo in lotta con se stesso e con le sue radici.
"Questo film ha rappresentato una sfida - ha raccontato il produttore Filippo Valsecchi -. Nessuno voleva farlo. Nasce dalla volontà di portare sullo schermo un eroe della nostra musica. Il percorso di un uomo che diventa leggenda".
"All'inizio sembrava molto difficile - ha aggiunto il regista Nicola Prosatore -. Poi abbiamo parlato a lungo con Dorina, letto la biografia di Alessandro, anche se ci siamo presi delle libertà semplificando alcune cose e lasciandone fuori altre, e abbiamo immaginato lo sguardo di Pino sulla città. Abbiamo raccontato quello che c'è prima del mito, anche per spogliarci del timore reverenziale".
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