Delitto di Garlasco, la procura generale di Milano: “Revisione? Strada lunga e tortuosa”. Attesa per i nuovi atti di Pavia
La Procura generale di Milano non ha ancora ricevuto gli atti della nuova inchiesta della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco. Le carte, che dovrebbero arrivare nei prossimi giorni, comprendono anche le consulenze della difesa di Alberto Stasi e quelle disposte dai pm sul Dna di Chiara Poggi individuato sui pedali della bicicletta dell’ex fidanzato. È su questi elementi che gli uffici della procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, dovranno eventualmente confrontarsi per valutare se esistano i presupposti per una revisione della sentenza definitiva con cui Stasi è stato condannato per l’omicidio di Chiara Poggi. Al momento, tuttavia, non c’è alcuna decisione e non è stata fissata una tempistica.
Gli atti da Pavia
La Procura di Pavia, al termine dell’indagine appena chiusa nei confronti di Andrea Sempio, ha precisato che la Procura generale sarà informata sugli aspetti ritenuti di possibile interesse. “Nessuna richiesta finalizzata alla formulazione di una proposta di revisione della sentenza di condanna di Alberto Stasi è mai stata rivolta al Procuratore Generale”, ha chiarito il procuratore di Pavia Fabio Napoleone nel comunicato di chiusura delle indagini. A maggio scorso, Napoleone aveva illustrato alla procuratrice generale gli atti relativi alla prima parte dell’indagine. Gli atti dovranno ora essere esaminati dalla Procura generale milanese. Tra i documenti ci sono quelli relativi alla controversia sulle analisi genetiche eseguite nel 2007 sui pedali della bicicletta. Il tema riguarda, in particolare, le due analisi indicate come negative e la loro interpretazione alla luce dei dati acquisiti nella nuova indagine.
La revisione richiede una nuova prova decisiva
La procuratrice generale Nanni ha sottolineato che i tempi della giustizia non possono essere dettati dal clamore mediatico e che la questione è complessa. La revisione di una sentenza definitiva, ha ricordato, richiede una novità processualmente rilevante. Per questo, prima di qualsiasi determinazione, la Procura generale dovrà esaminare i nuovi documenti e verificare se contengano elementi con caratteristiche tali da poter incidere sulla sentenza definitiva. Nanni ha parlato di una strada “lunga e tortuosa” e della necessità di una novità rilevante, richiamando, come esempio, una confessione.
La presenza del Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta era già stata oggetto del procedimento contro Stasi e compare anche nella sentenza della Cassazione nonché nella motivazione della sentenza di primo grado, quella emessa dal giudice per le indagini preliminari di Vigevano, Stefano Vitelli, che aveva assolto Stasi. Quel dato, tuttavia, non aveva consentito da solo di sostenere la convalida del fermo disposto il 24 settembre 2007. L’allora studente era tornato libero dopo quattro giorni.
La difesa di Stasi pronta a muoversi
A chiedere la revisione può essere anche direttamente la difesa di Stasi. I legali dell’ex studente hanno annunciato che presenteranno l’istanza alla Corte d’Appello di Brescia “il prima possibile”. In questo è stato espresso anche un auspicio dai legali della famiglia di Chiara Poggi per cui i “dati” che sono emersi a carico di Andrea Sempio “non fanno che riproporre dei temi di prova già noti ed ampiamente approfonditi” nel “processo” ad Alberto Stasi “sia sotto il profilo genetico che sotto quello medico-legale. A questo punto, ci auguriamo che la vicenda possa essere sottoposta quanto prima alla competente Corte di Appello, la quale potrà rilevare l’assenza di qualsiasi elemento di novità, ponendo auspicabilmente fine all’impropria ricerca di un colpevole alternativo”. Tizzoni e Compagna sottolineano come le “prove” nei confronti di Stasi “furono acquisite” nel “contraddittorio”. I legali dei Poggi aggiungono che l’unico elemento nuovo agli atti dei pm pavesi e “svolto in questi mesi” da maggio a oggi, sarebbe “un ulteriore approfondimento tecnico di parte volto a sostenere l’astratta possibilità che Andrea Sempio avesse calzato quel giorno delle scarpe Frau 42 a dispetto del comune buon senso”.
La Procura generale di Milano, invece, non ha ancora indicato se intenda avanzare una propria proposta. La valutazione potrà iniziare compiutamente soltanto dopo la ricezione e l’esame degli atti provenienti da Pavia.
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