I giovani cinesi riscoprono Mao tra crisi immobiliare e futuro incerto
Il libro di Mao Zedong torna ad aprirsi sui tavoli dei giovani cinesi. Non per nostalgia della Cina maoista, ma per cercare nelle parole del fondatore della Repubblica popolare una spiegazione a un presente complesso, con prospettive economiche sempre più incerte. Sono giovani istruiti, spesso laureati. Nei testi di Mao cercano soprattutto una chiave per leggere il rapporto tra lavoratori e potere economico.
Per decenni il patto sociale era sembrato semplice: lavorare duro, comprare una casa, salire nella scala sociale. Per decine di milioni di giovani cinesi, oggi non è più così certo. Gli appartamenti valgono meno di quanto li avevano pagati i genitori, mentre il lavoro non garantisce necessariamente uno stipendio sufficiente per pagare l'affitto. La prospettiva di miglioramento rispetto alle generazioni precedenti sembra venire meno.
Su questo sfondo gli scritti giovanili di Mao sulla condizione della classe lavoratrice stanno trovando nuovi lettori. Il Wall Street Journal, che racconta il fenomeno, lo collega alla difficoltà del modello economico che ha sostenuto la crescita cinese per decenni. I segnali sono diversi, a partire dal calo dei consumi. A Chengdu, nel sud-ovest della Cina, i prezzi delle abitazioni sul mercato secondario sono scesi di almeno il 15% dal picco del 2023, secondo Krishna Srinivasan, responsabile per l'Asia del Fondo monetario internazionale e coautore del libro 'Toward a New Economic Growth Model for China'. Nel Guangdong, la grande provincia esportatrice del Paese, le vendite al dettaglio sono diminuite di circa il 3% lo scorso anno.
"Quello che frena i consumi è la bassa fiducia", ha detto Srinivasan al Wsj. Secondo il responsabile dell'Fmi, le famiglie cinesi non risparmiano per abitudine: mettono da parte denaro perché una spesa ospedaliera può cancellare i loro risparmi, le pensioni rurali sono molto basse e molti lavoratori migranti non hanno accesso ai sistemi di protezione sociale delle città.
Per convincere le persone a spendere di più, sostiene Srinivasan, il governo deve rendere più sicuro risparmiare meno, rafforzando sanità, pensioni e sussidi di disoccupazione. La debolezza dei consumi ha però conseguenze anche oltre i confini cinesi. Con una capacità produttiva enorme e una domanda interna insufficiente, le aziende cercano sbocchi all'estero. Secondo Srinivasan, l'aumento delle esportazioni è la manifestazione esterna degli squilibri interni della Cina.
Srinivasan avverte che, senza interventi, il rischio è quello di "un rallentamento prolungato con domanda interna debole e deflazione". E più si aspetta, più il problema diventa grande.
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