Il Nobel per la Pace a Navi Pillay, la voce del diritto che non piace a Trump e Netanyahu

Una vita dedicata alla difesa dei diritti umani, dalla lotta contro l'apartheid in Sudafrica ai tribunali internazionali, fino all'inchiesta delle Nazioni Unite che ha accusato Israele di genocidio nella Striscia di Gaza. Il premio Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato alla giurista sudafricana Navanethem 'Navi' Pillay, 85 anni, in un momento in cui il diritto internazionale è sottoposto a crescenti attacchi politici e le sue istituzioni sono sempre più contestate.
Un riconoscimento che il Comitato norvegese ha voluto trasformare in un messaggio contro il ritorno della politica della forza, suscitando dure reazioni da parte di Israele e dell'amministrazione Trump. "La pace richiede giustizia", ha affermato il Comitato annunciando il Nobel a Oslo. Pillay, ha spiegato il presidente Jorgen Watne Frydnes, è stata "in prima linea nello sviluppo del diritto internazionale per decenni", dimostrando "coraggio e integrità eccezionali".
La notizia l'ha raggiunta a Norimberga, proprio nell'aula 600 dei processi contro i criminali nazisti. "Forse era destino che mi trovassi in quest'aula storica", ha osservato la giurista, accolta da una standing ovation. Inizialmente incredula, ha strappato un sorriso ai presenti con una battuta sul noto desiderio di Donald Trump di ricevere l'onorificenza: "Se continuate ad applaudire così forte, potrei condividere questo premio con Trump".
Nata a Durban nel 1941 da una famiglia tamil indiana, Pillay ha iniziato difendendo gli oppositori del regime segregazionista, tra cui Nelson Mandela, che poi la nominò prima donna di colore giudice dell'Alta Corte del Sudafrica. Ha successivamente prestato servizio presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda, contribuendo allo storico riconoscimento di stupro e violenza sessuale come possibili atti di genocidio. Dal 2008 al 2014 è stata Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e oggi opera come giudice ad hoc nel procedimento contro il Myanmar per il presunto genocidio dei rohingya. Ma è soprattutto il suo ruolo nell'inchiesta su Gaza ad aver alimentato le polemiche. Nel settembre 2025, la Commissione indipendente dell'Onu da lei presieduta concluse che Israele aveva commesso un genocidio contro i palestinesi. "Perché dovrebbe servire coraggio per dire la verità? Si interpreta la legge, si esaminano i fatti e si arriva a una decisione imparziale", ha commentato Pillay subito dopo l'annuncio.
Durissima la reazione del governo israeliano. Un attacco frontale è arrivato dal premier Benjamin Netanyahu su X: "Il Comitato per il Nobel ha perso la propria bussola morale. Ha conferito il suo più alto riconoscimento a una persona intollerante che ha costruito la propria carriera inventando e diffondendo calunnie contro l'unico Stato ebraico". Sulla stessa linea di aperta condanna Donald Trump, che ha condiviso su Truth un post che bolla Pillay come "un'odiatrice dichiarata di Usa e Israele" che ha "celebrato i terroristi". Nella stessa giornata, arriva l'annuncio dell'amministrazione Trump su nuove e ampie sanzioni contro la Corte penale internazionale (Cpi).
A sostegno della giurista invece i leader europei. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, hanno elogiato l'impegno per lo Stato diritto contro la legge del più forte. Anche il premier spagnolo Pedro Sanchez ha lodato la difesa dei deboli contro i potenti. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha ricordato il valore storico delle sentenze sul Ruanda.
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