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Thursday, September 17, 2026

Migranti, perquisiti 23 medici per i certificati anti-Cpr: un nuovo indagato. L’Ordine: “Non siamo ausiliari della sicurezza”

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Migranti, perquisiti 23 medici per i certificati anti-Cpr: un nuovo indagato. L’Ordine: “Non siamo ausiliari della sicurezza”

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La Procura di Ravenna allarga l’inchiesta sui certificati medici di non idoneità al trattenimento nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) e ipotizza ora l’esistenza di una struttura organizzata su scala nazionale. Mercoledì 16 settembre, ventitré medici, soprattutto infettivologi e psichiatri, sono stati sottoposti a perquisizioni personali, locali e informatiche in nove città, con sequestri di cellulari e computer. Di questi, soltanto uno è indagato: Nicola Cocco, infettivologo della Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm), già consulente del Garante nazionale dei detenuti. Gli altri 22 non risultano attualmente iscritti nel registro degli indagati.

L’ipotesi investigativa si è evoluta rispetto alla prima parte dell’inchiesta. Secondo il decreto di perquisizione firmato dalla pm Angela Scorza, sulla base di un’informativa di polizia del 24 agosto, non si tratterebbe di “singoli fenomeni tra di loro scollegati”, ma di “una struttura associativa con ripartizione di ruoli e compiti”. A Cocco la Procura contesta infatti l’associazione per delinquere finalizzata ai falsi ideologici; secondo le prime informazioni emerse, l’ipotesi associativa coinvolgerebbe anche tre persone già indagate nella prima tranche dell’inchiesta, mentre altre posizioni sarebbero al vaglio. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, nel capo d’imputazione compare anche la pianificazione di “interventi propagandistici sui social” che, insieme alle certificazioni ritenute false, sarebbero serviti a impedire i trattenimenti finalizzati al rimpatrio. All’epoca delle prime indagini, quando non era coinvolto, Cocco aveva criticato ipotesi e indagini in un’intervista rilasciata al Fatto: “Mai successo per i malati finiti nei centri, morti compresi”.

L’inchiesta nasce dal caso dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna. Otto medici allora in servizio alle Malattie infettive erano stati indagati per falso e interruzione di pubblico servizio in relazione a 34 certificati considerati falsi dall’accusa: l’ipotesi è che alcune non idoneità fossero state rilasciate non per ragioni cliniche, ma per impedire il trasferimento degli stranieri nei Cpr. A marzo il gip aveva disposto per tre medici l’interdizione dall’esercizio della professione per dieci mesi e per gli altri cinque, per lo stesso periodo, il divieto di occuparsi delle certificazioni relative ai Cpr. Gli otto hanno impugnato le misure, ora all’esame della Corte di Cassazione; per tre di loro il ricorso al Tribunale del riesame era stato respinto. A sostenere la nuova iniziativa della magistratura è l’analisi dei dispositivi acquisiti nella prima indagine, dalla quale sarebbero emersi contatti, chat e email con medici di altre città. Da qui l’estensione degli accertamenti a Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese e la ricerca di elementi per dimostrare l’esistenza della struttura associativa ipotizzata dalla Procura.

A contestare duramente le modalità dell’operazione è l’avvocato Fabio Anselmo, che assiste cinque dei medici perquisiti, nessuno dei quali indagato. “Sono basito, sconvolto”, ha dichiarato. “Persone che non sono indagate vengono trattate come criminali mafiosi”. I professionisti, riferisce il legale, sono stati svegliati prima delle sei, accompagnati in Questura e sottoposti al sequestro di cellulari e pc. “Non diamo la colpa alla polizia, ma di queste modalità la responsabilità è della Procura di Ravenna”. La Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), col presidente Filippo Anelli, invita a rispettare autonomia professionale e presunzione di innocenza: “La falsificazione di una certificazione medica, qualora accertata, costituisce una condotta grave”, ma “non possono essere la politica o il clamore mediatico ad anticipare giudizi e sanzioni”. Per Anelli “i medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza”, ma professionisti chiamati a tutelare salute e dignità delle persone. La Federazione torna quindi a chiedere una netta distinzione tra certificazione sanitaria e decisione amministrativa sul trattenimento nei Cpr. L’Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), ricorda come la valutazione di non idoneità debba fondarsi sui dati clinici e sulle evidenze scientifiche relative all’impatto del trattenimento sulla salute. Giudica particolarmente preoccupante la contestazione associativa e teme “un’azione esemplare” contro la parte della classe medica che rivendica l’autonomia del proprio giudizio rispetto alle esigenze del sistema dei rimpatri. Solidarietà ai medici arriva anche da Medici Senza Frontiere che ha deciso di rivolgersi alla Procura di Ravenna per chiedere che il Giuramento di Ippocrate venga acquisito agli atti dell’inchiesta, a richiamo dei principi di indipendenza e responsabilità che guidano la professione medica.

Lo scontro si sposta intanto sul terreno politico. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini chiede, qualora le accuse vengano confermate, sanzioni durissime: “Se riconosciuti colpevoli, radiazione dall’albo dei medici e pagamento dei danni, di tasca propria, per le mancate espulsioni di tutti i clandestini che avrebbero protetto”. E aggiunge: “Altro che giuramento di Ippocrate, se fosse confermata l’accusa questi avrebbero ‘giurato’ in un centro sociale”. Per Fratelli d’Italia, il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami parla di una vicenda dai “contorni sempre più inquietanti” e chiede di verificare se dietro i casi di Ravenna vi sia “un fenomeno più ampio e organizzato”. La responsabile Immigrazione Sara Kelany sollecita a sua volta “piena luce” sull’inchiesta. In Emilia-Romagna la capogruppo FdI Marta Evangelisti ha chiesto alla Regione un audit straordinario sulle certificazioni di non idoneità e chiarimenti sugli eventuali provvedimenti nei confronti dei sanitari coinvolti. Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ribatte esprimendo “fiducia assoluta” nel personale medico e infermieristico regionale e fiducia nel lavoro della magistratura: “Se la destra ha delle informazioni, è giusto che si rivolga alla Procura”. A portare il caso in Parlamento ci pensa Alleanza Verdi e Sinistra. Il vicecapogruppo alla Camera Marco Grimaldi, dopo la testimonianza di una dottoressa di Biella perquisita pur non essendo indagata, ha depositato un’interrogazione ai ministri dell’Interno e della Salute: “È così che si attuano i controlli su persone nemmeno iscritte nel registro degli indagati?”.

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