India, la rivolta degli "scarafaggi" contro Modi: fermato il leader. Nuova Delhi blindata

Lo avevano annunciato sui social: sarebbero arrivati a Nuova Delhi per protestare contro il governo di Narendra Modi e chiedere elezioni trasparenti. Ma il leader del movimento degli “scarafaggi”, Abhijeet Dipke, è stato fermato dalla polizia ancora prima di scendere dall'aereo. Con lui sono stati fermati anche Saurav Das e Ashutosh Ranka, altri due esponenti del Cockroach Janta Party (CJP), il movimento giovanile e studentesco diventato uno dei protagonisti della contestazione politica in India.
La scena, ripresa in diretta e diffusa sui social, è diventata il simbolo della giornata di protesta. Soltanto il giorno prima Dipke aveva sfidato il primo ministro: "Queste intimidazioni non serviranno a nulla, Modi. La gioventù di questo Paese non ha più paura di te". E aveva promesso: "Atterrerò a Delhi e marcerò verso Jantar Mantar, accada quel che accada".
Nuova Delhi blindata, centinaia di manifestanti fermati
La capitale indiana si è risvegliata sotto un imponente dispositivo di sicurezza. Secondo l'Indian Express, già venerdì sera erano stati mobilitati almeno 30mila tra poliziotti e paramilitari. Oltre 45 stazioni della metropolitana sono state chiuse, l'accesso a internet mobile sospeso in alcune aree e le principali strade del centro sbarrate con transenne e blocchi di cemento.
Le immagini diffuse da Reuters mostrano gli agenti inseguire gruppi di giovani manifestanti nel centro di Nuova Delhi, fermarli e caricarli sui mezzi della polizia. Secondo una fonte delle forze dell'ordine citata dall'agenzia, circa 200 persone sono state fermate nella zona delle proteste.
La manifestazione, convocata con lo slogan "Salviamo la democrazia", non era stata autorizzata. Il movimento chiedeva di raggiungere Jantar Mantar, luogo simbolo delle proteste nella capitale, per contestare la revisione delle liste elettorali e chiedere le dimissioni del commissario elettorale capo Gyanesh Kumar.
La battaglia per il voto: 130 milioni di nomi cancellati
Al centro della protesta c'è la cosiddetta Special Intensive Revision (SIR), una vasta operazione di verifica delle liste elettorali avviata nel 2025, inizialmente nello Stato del Bihar e poi estesa a gran parte del Paese. L'India, che alle elezioni del 2024 contava almeno 960 milioni di aventi diritto, sta riesaminando le proprie liste per eliminare iscrizioni duplicate, persone decedute, elettori trasferiti o irreperibili.
Secondo i dati della Commissione elettorale citati dal partito di governo, sono stati cancellati circa 130 milioni di nominativi, più dell'intera popolazione del Giappone. Tra questi figurano circa 63 milioni di persone trasferite, 28 milioni di deceduti, 10 milioni di iscrizioni duplicate e 30 milioni di persone non rintracciate. Le cifre sono arrotondate e riguardano una procedura di revisione ancora contestata.
Per il governo si tratta di un'operazione necessaria a garantire la regolarità del voto. Per l'opposizione, invece, il rischio è che milioni di cittadini vengano esclusi dalle urne, soprattutto tra le fasce più povere e le minoranze religiose, in particolare quella musulmana.
Il partito del Congresso, guidato da Rahul Gandhi, accusa la Commissione elettorale di favorire il Bharatiya Janata Party (BJP) di Modi. Accuse respinte sia dall'organismo elettorale sia dal partito di governo.
Chi è stato escluso dalle liste può chiedere la reiscrizione o presentare ricorso. Ma i contestatori denunciano procedure complesse e tempi che potrebbero impedire a molti cittadini di esercitare il diritto di voto.
Chi sono gli "scarafaggi", il movimento nato da un insulto
Il nome è provocatorio e nasce da una polemica. Il Cockroach Janta Party, letteralmente “Partito del popolo degli scarafaggi”, è nato online a maggio come movimento satirico, dopo che il presidente della Corte suprema Surya Kant aveva definito “scarafaggi” alcuni giovani disoccupati.
I ragazzi hanno trasformato quell'insulto in un'identità collettiva, passando dalla satira sui social alle manifestazioni di piazza. A luglio il movimento aveva già guidato proteste contro le irregolarità negli esami universitari, una mobilitazione che aveva contribuito alle dimissioni del ministro dell'Istruzione dopo settimane di contestazioni.
Le elezioni del 2027 e lo scontro politico
La controversia arriva in un momento delicato per il futuro politico dell'India. Nel 2027 almeno sette Stati saranno chiamati alle urne, tra cui l'Uttar Pradesh, il più popoloso del Paese e una roccaforte del BJP. Le prossime elezioni politiche nazionali sono invece previste nel 2029.
Le tensioni sono cresciute dopo un'inchiesta dell'Indian Express, secondo cui due componenti della Commissione elettorale avrebbero sollevato ripetutamente obiezioni sulle procedure di revisione delle liste. La Commissione ha respinto la ricostruzione delle contestazioni formali, sostenendo che si trattasse di normali discussioni interne e ribadendo la legittimità delle proprie decisioni.
Intanto il BJP accusa l'opposizione di alimentare l'instabilità politica. Il suo presidente Nitin Nabin, secondo Adnkronos, ha definito gli oppositori “anarchici”, accusandoli di non accettare i risultati elettorali.
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