Catania, il ciclone Harry fa riemergere una discarica degli anni ’60: la scoperta durante i lavori di ripristino del porto
C’è voluto il ciclone Harry, che ha investito il sud Italia lo scorso gennaio, a far riemergere un immenso cumulo di rifiuti, sotterrato per circa 60 anni, nei pressi della diga foranea del porto Rossi a Catania. I danni provocati dal maltempo di quei giorni, infatti, hanno reso inaccessibile l’area. Con i lavori di ripristino e messa in sicurezza dell’infrastruttura, così, sono venuti fuori resti di materiale edilizio, sfabbricidi, ma anche plastica, ceramica e materiale ferroso: tutti scarti inquinanti. Scoperta la discarica di tremila tonnellate di rifiuti, la Procura di Catania ha posto i sigilli all’area, attraverso un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania nell’ambito di un procedimento penale, per ora a carico di ignoti.
I lavori erano iniziati nel mese di giugno, per rimettere in sesto la diga distrutta dal ciclone, ma la movimentazione di terra ha fatto pian piano emergere un quadro sempre più sospetto, tanto che la Capitaneria di porto ha lanciato l’allarme, coinvolgendo il Genio Civile di Catania e l’Arpa Sicilia. I militari del nucleo operativo di polizia ambientale hanno poi fatto i dovuti accertamenti, riscontrando la presenza di 3mila tonnellate di rifiuti, adesso esposti alle intemperie e potenzialmente dannosi. I cittadini, tra l’altro, temono che possa esserci la presenza di amianto o di altri elementi che possano essere dannosi per la salute pubblica.
Poco distante, c’è una piccola porzione di spiaggia, che viene frequentata nonostante sia in vigore il divieto di balneazione. La presenza di rifiuti, però, non è una novità: chi aveva visto i lavori di costruzione, avvenuti circa 60 anni fa, negli anni del boom edilizio di Catania, aveva già constatato l’utilizzo di materiali derivanti da lavori edili. Le attività di indagine, però, hanno permesso di scoprire diversi strati di rifiuti e adesso la Procura sta cercando di individuare eventuali responsabilità.
Intanto i lavori sono fermi, in attesa della bonifica, mentre verrà verificata anche la qualità dell’acqua in quel bacino. Non si fermeranno, invece, i lavori di recupero delle imbarcazioni che sono state distrutte dal ciclone e che, anch’esse, hanno inquinato i luoghi, disperdendo olio e carburante nel mare del porto catanese.
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