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Friday, November 6, 2026

Centri in Albania, l’opacità del Viminale: terza condanna per i registri “segreti” del Cpr di Gjader

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Centri in Albania, l’opacità del Viminale: terza condanna per i registri “segreti” del Cpr di Gjader

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Il ministro Matteo Piantedosi ha stabilito che il parere medico sulle condizioni di salute dei migranti non sarà più vincolante per impedirne il trattenimento nei Centri per il rimpatrio (Cpr). La decisione spetterà alla sua amministrazione, chiamata dunque ad assumersi ogni responsabilità per la tutela delle persone rinchiuse nei centri. Le premesse non sono delle migliori: mentre il ministro si apprestava a firmare la sua nuova direttiva sui Cpr, il Viminale veniva condannato per la terza volta in meno di un anno per aver negato l’accesso ai documenti che raccontano quanto accade nel centro italiano di Gjader, in Albania. A ricostruire la vicenda è Luca Rondi su Altreconomia, che ha ottenuto una nuova sentenza favorevole dal Tribunale amministrativo del Lazio, pubblicata il 30 ottobre. Al centro della controversia c’è il registro degli eventi critici: il documento nel quale vengono annotati episodi come tentativi di suicidio, autolesionismo e proteste: la cartina di tornasole delle condizioni delle persone trattenute.

Altreconomia aveva già vinto una prima causa il 13 novembre 2025. In appello, il 26 marzo 2026, il Consiglio di Stato aveva confermato il diritto di accedere al registro, respingendo l’obiezione del Viminale secondo cui la divulgazione avrebbe violato la riservatezza dei migranti. Eppure bastava cancellare i dati identificativi. Il ministero, scrivevano i giudici, non aveva dimostrato perché l’oscuramento non fosse sufficiente, escludendo un accesso parziale “possibile e doveroso”. Ottenuto il primo registro, Altreconomia ne ha chiesto un altro, relativo a un periodo successivo. Ci risiamo: la prefettura di Roma ha opposto un nuovo rifiuto, stavolta andando oltre l’argomento della privacy: rischio di ostacolare possibili indagini di polizia, di rivelare vulnerabilità della struttura e di compromettere la sicurezza attraverso informazioni sugli interventi degli agenti.

Altreconomia è tornata al Tar, assistita dagli avvocati Salvatore Fachile, Federica Remiddi e Anna Pellegrino. I giudici hanno accolto nuovamente il ricorso, osservando che il nuovo caso è “identico a quello già deciso”. In sostanza, il ministero ha riproposto un rifiuto già giudicato illegittimo, senza riuscire a giustificarlo. Il Tar ha ordinato alla prefettura di consegnare il nuovo registro entro 30 giorni. “In tre diversi giudizi il ministero non è mai riuscito a dimostrare nulla di quello che sosteneva: prima la privacy, poi le indagini in corso, infine la sicurezza”, il commento dell’avvocata Pellegrino. Piuttosto, denuncia, la vera ragione è “non far conoscere che cosa succede in Albania”. Per Altreconomia, la conferma è nei documenti già ottenuti, che spiegano la rilevanza della questione. In 48 giorni, dall’11 aprile al 28 maggio 2025, il registro di Gjader contiene 54 annotazioni: 22 episodi di autolesionismo, 12 tentativi di suicidio e 11 proteste. Numeri che descrivono la condizione umana all’interno di una struttura che il governo rivendica come “modello”.

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