“Ho fatto carriera nei colossi del web, ma nessuno stipendio compensa la lontananza dagli affetti. Voglio tornare in Italia”
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È difficile riconoscere una rivoluzione quando deve ancora cominciare. Sara Mormino però lo fece nell’estate del 2004. Aveva una vita costruita a Roma, lavorava in una startup italiana e gestiva anche una società di affitti turistici. Poi vide Google da vicino e capì che quel motore di ricerca destinato a cambiare il mondo era molto più di un’azienda in crescita. Lasciò tutto e partì per Dublino. Doveva essere un’esperienza di 2 anni, divennero 22. “Mi ricordo perfettamente quel giorno. A Roma c’erano trenta gradi, sono arrivata in Irlanda e c’era una pioggia tremenda. Nei primi giorni mi dicevo: “Ma chi me lo fa fare?”. Però avevo fatto 12 colloqui con Google ed ero determinata a far funzionare quella scelta”, racconta a ilfattoquotidiano.it.
All’epoca Google Europa era poco più di una promessa: 60 dipendenti in un ufficio preso in affitto, il team italiano composto da 4 persone sedute attorno a un tavolo con una tovaglia a quadretti. Sara divenne la prima dipendente europea assunta a tempo indeterminato. Le affidarono un gruppo da guidare mentre l’azienda cresceva a una velocità impensabile. “Avevo capito il potenziale di Google lavorando nel travel. Mi affascinava l’idea che anche una piccola azienda potesse trovare clienti in tutto il mondo grazie alla pubblicità online. Pensavo di non avere le qualifiche giuste, invece ogni colloquio mi convinceva sempre di più che volevo essere proprio lì”. Il mercato italiano, ancora poco digitalizzato, rappresentava una sfida continua. Le carte di credito erano poco diffuse, i bonifici bancari restavano il principale strumento di pagamento e bisognava convincere migliaia di imprese a fidarsi di un modello completamente nuovo. Fu una palestra straordinaria.
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