Nepal-Tibet, il lago nato dal disastro glaciale rischia di cedere: l’allarme della Cina

Le immagini dall’alto mostrano il lago di sbarramento formatosi sul versante tibetano del confine tra Cina e Nepal, dove i detriti trascinati dal crollo del ghiacciaio e dalla successiva inondazione hanno formato una diga naturale alla confluenza dei fiumi Chhochen Khola e Purepu Tsangpo.
Il bacino si trova a monte del valico di Gyirong, devastato mercoledì dalla massa di acqua, ghiaccio, rocce e fango. Secondo la televisione di Stato cinese CCTV, il lago è situato a circa 2.950 metri di quota, mille metri più in alto del valico e a oltre dieci chilometri di distanza.
Venerdì conteneva circa 2,5 milioni di metri cubi d’acqua. Le autorità cinesi prevedono l’afflusso di altri tre milioni di metri cubi entro il fine settimana, anche a causa delle piogge attese nella regione. Il rischio è che la barriera naturale di rocce e detriti ceda, provocando una nuova alluvione nelle aree già colpite.
La tracimazione del lago aveva costretto le autorità cinesi a sospendere temporaneamente le ricerche e a far arretrare uomini e mezzi verso zone più sicure. Nel pomeriggio di venerdì, riferisce la BBC citando i media statali cinesi, il rischio sarebbe stato riportato sotto controllo e le operazioni di soccorso sarebbero riprese. Squadre di tecnici continuano a sorvegliare il livello dell’acqua e le condizioni meteorologiche, anche attraverso i droni.
Sul versante nepalese, gli abitanti delle aree esposte del distretto di Nuwakot si sono trasferiti sulle alture di Trishuli.
Le immagini satellitari esaminate da Reuters, scattate tra il 24 e il 27 agosto, documentano la trasformazione della valle e un progressivo accumulo d’acqua nell’area. L’ultima rilevazione mostra il nuovo lago trattenuto dalla barriera di detriti.
L’inondazione innescata mercoledì dal collasso del ghiacciaio ha distrutto villaggi, centrali elettriche, strade e ponti. Il bilancio ufficiale disponibile al momento della pubblicazione è di circa 470 morti. Il numero dei dispersi resta incerto: l’ultimo aggiornamento Reuters indica quasi mille persone ancora non rintracciate tra Nepal e Tibet, mentre AFP parla di oltre 1.400 e AP di più di 1.500.
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