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Sunday, November 8, 2026

Parto per Cuba con una valigia solidale: così tento di portare sull’isola farmaci e beni essenziali

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Parto per Cuba con una valigia solidale: così tento di portare sull’isola farmaci e beni essenziali

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di Fabio Mora

Sono uno di quei viaggiatori definiti backpacker. Zaino, libertà di movimento e niente depositi bagagli. Ci ho messo anni per accettare questo minimalismo: 36 litri e l’occorrente per mesi. Ho viaggiato così negli ultimi 16 anni. Stavolta però è diverso, sono pesantissimo. Ben tre pezzi: due zaini (overhead, underseat), più una duffel da 120 litri in stiva. Il tutto mi genera ansia.

Ho un posto in economy in coda e comincio a soffrire. Siamo in volo da quasi 13 ore, fuori dal finestrino è buio da un tempo che mi sembra infinito. Il sonno morde ma devo resistere. A destinazione sono le 19:58; per il mio corpo, le 01:58 del giorno dopo. Il mio viaggio prevede tre paesi in America Latina, un’infilata non proprio facile stavolta, anche perché in uno di questi il carburante scarseggia.

Mentre faccio questi pensieri, il Jet A-1 brucia nei due motori turbofan da oltre 300 kN di spinta, che trasformano tonnellate di acciaio in una sorta di gabbiano, a 11.000 metri di quota. Ho finito i podcast e la voglia di vedere film o leggere. Vorrei alzarmi e correre, quando percepisco nello stomaco la netta sensazione di beccheggio negativo. Spero sia l’inizio della discesa verso il Messico. Attorno a me nessuno reagisce, ma “cabin crew, secure for landing”. Bingo! Ora sono sveglissimo.

Il velivolo è un fiammante A330 ed è charter, una modalità operativa usata per i pacchetti turistici che a volte prevede la vendita del solo volo. Non avrei scelto Cancún di mio, purtuttavia da lì parte una delle poche tratte di linea che ho trovato abbordabili per L’Avana. Il problema (uno dei) è che in questo periodo gli aerei non possono contare sul rifornimento sull’isola del Caribe. Serve imbarcare carburante a sufficienza per andata e ritorno, o uno scalo tecnico. Poco petrolio significa scarsa elettricità. Così a domino: pompe degli acquedotti instabili, catene del freddo deboli, rete cellulare scarsa, trasporti su gomma difficili. Le persone si ingegnano, vivono e risolvono problemi che in Ue appaiono lontanissimi. Ricordo il panico durante l’apagón in Spagna nel 2025 (ero lì). A Cuba, invece, i blackout fanno parte della vita quotidiana.

Ho molta più attrezzatura del solito: modi per conservare l’energia, una borraccia filtrante, la drybag, del cibo e anche farmaci. Conto sulle dritte di amici cubani espatriati e anche su quelle di Carla. Carla Vitantonio, tra le sue diverse vite, è una cooperante e autrice che fa la spola tra Cuba e Italia. Mi ha aiutato a prendere le misure con questo mondo particolare, su cui tanti pensano di saperla lunga, spesso senza conoscerlo per davvero. L’ho rivista recentemente a Milano, per la presentazione del suo libro L’ora di Cuba, e mi ha detto: “Sai che puoi portare una maleta humanitaria con te?”.

Io, che sono un informatico, rispondo che non so cosa sia, ma suona interessante. Scopro che alcune compagnie aeree, talvolta, accettano bagagli extra a costi ridotti, destinati agli aiuti. Esistono anche delle associazioni che assistono i viaggiatori nel portare questo genere di beni con sé, aiutandoli con le formalità e le autorizzazioni necessarie.

Così conosco Francesco di We Without Borders – ODV. La loro missione associativa è consegnare farmaci e materiale ospedaliero dove serve. Con lui provo a capire cosa posso effettivamente portare e come farlo arrivare a chi ne ha bisogno. Ci vediamo su Meet e parliamo delle norme da rispettare in quattro Paesi, delle regole del trasporto aereo, delle dogane e delle necessità dei sanitari in loco. Non è affatto facile. C’è il rischio concreto di sbagliare e ritrovarsi con il materiale bloccato. Però si può fare.

Mi racconta quanto sia difficile reperire farmaci a Cuba, secondo i suoi contatti in loco. Le necessità che mi segnala sono tante: paracetamolo, antibiotici, acido acetilsalicilico, ibuprofene e altri farmaci da banco. Mi descrive farmacie quasi vuote. Per non parlare delle cure salvavita, dalla dialisi alle terapie per il diabete. Mancano lame da bisturi, disinfettanti, bendaggi, cerotti. E allora decido di provare a usare questi chili extra di bagaglio per portare quel che posso, anche se le norme sono stringenti e alla fine i farmaci eleggibili sul mio itinerario rimangono pochi, per via dello scalo in Messico.

Pensiamo allora anche ai prodotti per l’igiene personale, compresa quella femminile. Scopro che è difficile anche reperire assorbenti sull’isola e che c’è chi li cerca sul mercato informale. E poi servono latte in polvere, pannolini e integratori.

Forse siete esperti viaggiatori seriali, digital nomads in ritiro Vipassana, vacanzieri da villaggio in cerca di sole, o magari vi siete appena iscritti ad uno di quei viaggi di gruppo da giovani — ecco, sempre magari, vi potrebbe interessare l’idea di preparare una valigia solidale. Che alla fine è un modo per aiutare qualcuno direttamente, senza utopie salvifiche. E anche per fare un turismo meno aggressivo.

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