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Tuesday, October 27, 2026

Medicina rigenerativa e sport: come proteggere articolazioni e tendini

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Lo sport fa bene a corpo e mente, ma sollecitazioni intense e ripetute, come nel caso della corsa, possono esporre articolazioni e muscoli a traumi acuti o a condizioni da overuse, cioè da sovraccarico funzionale. La medicina rigenerativa è oggi una delle strade più promettenti per chi vuole continuare a fare sport in sicurezza.
Ne parla la dott.ssa Laura de Girolamo, biologa, direttrice del laboratorio di Biotecnologie applicate all’Ortopedia e del Centro RE.GA.IN (Regenerative Galeazzi Institute) dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Gruppo San Donato.

Le articolazioni più esposte

 «Le sedi più frequentemente coinvolte sono le articolazioni degli arti inferiori e superiori, in particolare ginocchio, caviglia e spalla, ma anche anca e gomito, a seconda dello sport praticato -, spiega la dottoressa de Girolamo -.
Nel calcio sono frequenti le lesioni di menischi e legamenti, nel basket le tendinopatie rotulee, nel tennis e nel padel il cosiddetto gomito del tennista. Nello sci, invece, le lesioni più frequenti sono a carico del ginocchio poiché la caviglia, bloccata dallo scarpone, non può ammortizzare i movimenti. Non mancano anche fratture o lussazioni degli arti superiori dovute a cadute ad alta velocità».
Il ginocchio è spesso sede di lesioni legamentose e meniscali, tendinopatie e artrosi precoce da sovraccarico: «condizioni che, anche quando non gravi, possono compromettere la performance e la qualità della vita degli sportivi», prosegue la dottoressa de Girolamo.

Quando interviene la medicina rigenerativa

 Nei traumi acuti le tecniche rigenerative vengono spesso impiegate come supporto alla chirurgia, per esempio, nelle ricostruzioni del legamento crociato e nelle suture meniscali.
In questi casi, il chirurgo può utilizzare un preparato biologico, per esempio, il PRP, ovvero il Plasma Ricco in Piastrine, per stimolare e velocizzare i processi di guarigione.
«Nelle condizioni da overuse, invece, la medicina rigenerativa può essere utilizzata senza intervento chirurgico attraverso un approccio conservativo tipicamente infiltrativo per favorire il recupero e ridurre il dolore e l’infiammazione».

PRP e cellule mesenchimali
I trattamenti si basano sugli ortobiologici, derivati dal sangue o dai tessuti del paziente stesso.
Il PRP si ottiene centrifugando un prelievo di sangue per concentrare le piastrine. Queste sono ricche di fattori di crescita con azione riparativa e antinfiammatoria.
Le cellule mesenchimali (MSC) sono presenti in tutti i tessuti e si attivano in caso di danno o infiammazione. Si ricavano da tessuto adiposo o midollo osseo e si somministrano nella sede del problema.
Si tratta di procedure mininvasive e ambulatoriali. Le MSC richiedono una sola somministrazione, con benefici dopo 2-3 mesi che possono durare oltre 2 anni. Il PRP prevede invece cicli di 2-3 infiltrazioni a circa 2 settimane di distanza, con miglioramenti dopo circa un mese che durano in media 12-18 mesi.

Per chi sono indicati

 «Non si tratta però di soluzioni definitive - sottolinea la dott.ssa - perché l’invecchiamento e i processi degenerativi continuano. In alcuni casi ripetere il ciclo dopo un certo periodo è perfettamente normale e non rappresenta un fallimento terapeutico, ma una fisiologica necessità di mantenimento.
È importante infatti sottolineare che la medicina rigenerativa non è una terapia preventiva: non esistono evidenze scientifiche che ne dimostrino l’efficacia in questi casi. Si tratta invece di un approccio indicato per chi ha una patologia articolare, tendinea o muscolare in fase iniziale o moderata o desidera recuperare funzionalità e ridurre il dolore in modo conservativo, evitando, o ritardando, interventi più invasivi e complessi».
La risposta non è uguale per tutti: «Circa il 25% dei pazienti non risponde in modo significativo al trattamento – sottolinea la dottoressa -. Queste differenze possono dipendere da:

- fattori genetici;
- caratteristiche del tessuto trattato;
- patologie associate;
- qualità del sangue o del grasso prelevato.

Comprendere meglio questi meccanismi ci aiuterà a personalizzare ulteriormente le terapie e ottenere risultati migliori».

Prevenire partendo dai tessuti

 «Un tessuto ben vascolarizzato, con un metabolismo cellulare equilibrato e un microambiente privo di infiammazione cronica — spiega de Girolamo — è meno predisposto a sviluppare lesioni da sovraccarico e risponde meglio ai trattamenti rigenerativi. Infatti, stato infiammatorio e composizione corporea influenzano la risposta delle cellule sia a stimoli meccanici sia a stimoli biologici, e rappresentano quindi fattori cruciali sia nella prevenzione sia nella personalizzazione delle cure».

Il Centro RE.GA.IN dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio

 RE.GA.IN è un punto di riferimento per le terapie innovative nell’ambito della medicina rigenerativa. «L’obiettivo - conclude de Girolamo - è trasformare la ricerca in soluzioni cliniche sicure, efficaci e accessibili, per aiutare sempre più persone a recuperare la funzionalità articolare e a tornare alla loro vita, sportiva e quotidiana, nel modo più naturale possibile».

View the original on Il Sole 24 Ore →

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