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Saturday, October 24, 2026

Congresso della Lega a Milano, nasce la segreteria politica. Attacco al “dissidente” Romeo che replica: “Non ci votano più”

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Congresso della Lega a Milano, nasce la segreteria politica. Attacco al “dissidente” Romeo che replica: “Non ci votano più”

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In pochi dubitano che ci possano essere sorprese sulla rielezione di Salvini. Ma la possibilità concreta della nascita di una corrente che potrebbe cambiare definitivamente gli equilibri interni al partito sì, dopo l’”azzardo” di Massimo Garavaglia che ha deciso di sfidare il leader raccogliendo 81 firme (la soglia era di 80). Poche le chance per lui, se non fosse per il voto segreto che potrebbe tentare malpancisti e delusi. Intanto, nel primo giorno del Congresso straordinario del Carroccio all’avveniristico Allianz Mico di Milano è stato approvato per acclamazione e alzata di mano l’emendamento allo statuto che introduce una segreteria politica che sarà formata da un massimo 9 membri nominati e revocati dal segretario federale che devono essere espressione dei livelli nazionale, regionale e locale. Si tratta di uno dei tre emendamenti allo statuto illustrati dal ministro Roberto Calderoli e definiti dalla commissione statuto.

Calderoli ha premesso che il primo a proporre la segreteria politica è stato Matteo Salvini e che così “la gestione collegiale e il gioco di squadra che ne deriva vanno incontro proprio alle esigenze emerse”. Poi ha denunciato il fatto che ci fosse stata una fuga di notizia sugli emendamenti e aggiunto secco: “Queste cose fanno male, fanno il gioco del nemico”. Sulla segreteria politica ha poi specificato che sarà un organo con funzioni politiche e di indirizzo e che svolge funzioni di supporto e collaborazione con il segretario federale, nell’attuazione della linea politica definita dal Congresso federale e dal Consiglio federale, con particolare riferimento alla gestione delle contingenze politiche. Altro emendamento approvato prevede la figura del coordinatore federale delle segreterie regionali, che “può partecipare ai lavori del Consiglio federale e regionali con diritto di parola – come ha chiarito Calderoli – e vigila su comportamento degli stessi. È un organo che esisteva in passato, io stesso l’ho fatto, è uno strumento efficace per rendersi conto dove c’è un’impermeabilità o scarso funzionamento di una regione per referire al segretario”. Infine, il terzo emendamento è di fatto “un adeguamento del trattamento dei dati personali, legato a un aggiornamento della normativa vigente che stabilisce come deve essere il trattamento dei dati”. Intanto il partito, guardando al futuro, potrebbe cambiare il suo nome dall’attuale “Lega per Salvini premier” (come impone la nuova legge elettorale) per dare spazio a un più probabile “Lega Italia federale”, con un richiamo al nome con cui il Senatur tentò l’avanzata al sud nel ’93-94. E con cui candidò Maria Ida Germontani a sindaca di Roma. Contro Rutelli e Fini, la futura parlamentare di centrodestra prese un minuscolo 0,7%. L’auspicio ora è nettamente diverso.

Lo scontro con Romeo – Il momento più acceso della prima giornata è stato l’attacco in sala a Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato uno dei cosiddetti dissidenti della linea del partito. Sicuramente, col governatore lombardo Attilio Fontana, il più esposto nella crociata per il nord e per una leadership più allargata rispetto alla linea ‘salviniana’. Protagonista dello scontro, il senatore Marco Dreosto che è anche segretario del Carroccio in Friuli Venezia Giulia. “Credo che ci distrugge il correntismo”, è stata la sua premessa ribadendo il suo “sostegno chiaro aperto e leale a Matteo Salvini” e aggiungendo una riflessione: “Vedo in sala il mio capogruppo al Senato (Romeo, ndr) con cui abbiamo fatto tanto lavoro insieme a Roma, fianco a fianco. Però devo dire che non si può mettere in discussione un segretario per quelle che sono diatribe personali interne trasformandole in un dibattito nazionale”. Alle sue parole si è sentito un appaluso. Dreosto ha poi aggiunto: “Prima di tutto viene il bene della Lega, la dialettica è linfa democratica ma la rincorsa alla critica che è a uso stampa che noi abbiamo sempre contro, indebolisce la nostra credibilità e i risultati sul territorio”. Romeo ha poi replicato, scaldandosi dal palco del congresso. “Il problema non è dentro la Lega ma è la gente fuori che non ci vota più. Questo è il problema – ha detto il segretario della Lega lombarda – Allora accanto al segretario perché non può esserci un gruppo di governatori che hanno un appeal particolare essendo primi nelle graduatorie?”. E ha continuato: “Qualcuno ha pensato che fosse una questione personale? No signore, è una questione politica e così abbiamo cercato di dare suggerimenti e per dare una mano a Matteo Salvini e alla Lega. Cosa c’è di così rivoluzionario nel chiedere una guida più collegiale e allargare a una squadra?”. Poi ha continuato: “Nessuno ha mai messo in discussione la riconoscenza e il valore del nostro segretario, nessuno di noi l’ha fatto e nessuno di noi ha chiesto un congresso. Io non ho mai sfidato nessuno e mai ho chiesto a Salvini di fare un passo indietro, ma solo di avere un confronto politico in un momento di difficoltà. Non inutili polemiche. Ma sappiamo che siamo in un momento di difficoltà e che c’è un calo di consensi evidente, la gente mette in evidenza che la Lega ha perso identità e poco riconoscibile. Allora noi abbiamo fatto alcune proposte, solo proposte non abbiamo chiesto un congresso”.

Il voto per il nuovo segretario – Per Salvini ha firmato il 70% dei delegati lombardi (120 su 170). Per il rivale outsider si sono schierati il governatore lombardo Attilio Fontana e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Né per l’uno né per l’altro avrebbe firmato Giancarlo Giorgetti, il ministro che di Garavaglia è amico storico. Fedele alla neutralità spesso tenuta. A maggior ragione ora, verrebbe da pensare, vista la situazione. Sulla carta, i circa 700 delegati chiamati al conclave riconfermeranno il ‘Capitano’. Pronti a mantenerlo al timone per la quarta volta e fino al 2030, allungando di un anno il mandato che, azzerato per il congresso straordinario, riprenderebbe domenica per altri 4 anni.

Parallelamente nordisti e governatori, che finora hanno chiesto un rinnovamento, non corrono da soli. Non tanto come candidati ma neppure con le mozioni. Così da Fontana al friulano Massimiliano Fedriga, passando per il trentino Maurizio Fugatti e l’ex “Doge” Luca Zaia, nessuno ha presentato una mozione comune. Ma, compatti e con altri 200 del nord, hanno aderito all’unica mozione centrata sulla questione settentrionale (definita “irrinunciabile”) proposta da Riccardo Molinari, il capogruppo leghista alla Camera. Il testo insiste anche sulla “piena attuazione” dell’autonomia e del federalismo fiscale e le Zes – aree in cui le aziende possono usufruire di agevolazioni fiscali (come crediti d’imposta) e di semplificazioni amministrative – nelle aree produttive del Nord. Ma alcuni “nordisti” più scettici non nascondono, a bassa voce, che la scelta di firmare era quasi obbligata. Difficile non sostenere quelle bandiere storiche e forse ancor di più esporsi con un proprio cahiers de doléances. Non si esclude però che le istanze più federaliste – basate sulle 3 macroregioni della Lega – potrebbero confluire nel programma di Garavaglia.

A segnare la partita sarà soprattutto il voto segreto. A differenza del congresso di un anno fa a Firenze, quando Salvini fu acclamato per alzata di mano essendo l’unico in gioco, stavolta le carte sono coperte. E lo rivela Attilio Fontana: “Noi siamo convinti che nel segreto dell’urna ci potranno essere delle sorprese”. In effetti il segreto dell’urna potrebbe tentare i più delusi dalla linea salviniana sia votando per il suo rivale sia esprimendo comunque il dissenso con la scheda bianca. Conteranno insomma i sì a Garavaglia e conteranno le schede bianche, se saranno numerose. Intesi eventualmente come indizi di una corrente interna al partito, che a quel punto – per la prima volta nella storia di un partito ‘leninistà come il Carroccio – verrebbe allo scoperto. Uno scenario che Salvini ha sempre negato (“Le correnti non esistono e non esisteranno”). Decisivo sarà anche il numero dei delegati effettivamente al voto domenica. A parte le assenze giustificate come quella del governatore friulano Massimiliano Fedriga (via per impegni familiari), qualcuno minaccia assenze in dissenso.

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