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Thursday, October 8, 2026

A Roma protestano gli sfollati dei Campi Flegrei: così si potrebbero usare le case vuote dei borghi interni

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A Roma protestano gli sfollati dei Campi Flegrei: così si potrebbero usare le case vuote dei borghi interni

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Oggi 8 ottobre 2026 migliaia di cittadini flegrei marceranno su Roma per chiedere al Governo nazionale maggiore attenzione al problema degli sfollati, ormai oltre 6mila, a causa del bradisismo dei Campi flegrei.

Non dobbiamo dimenticare mai che il fenomeno del bradisismo flegreo non si limita a soli fenomeni sismici ma fa parte di un complesso e pericolosissimo fenomeno sismico di accompagnamento alla turbolenza geologica di uno dei vulcani più attivi e pericolosi del mondo, appunto quello dei Campi Flegrei. Contemporaneamente assistiamo a numerose manifestazioni nelle nostre province interne per il continuo e progressivo spopolamento delle zone interne con grandissima difficoltà a mantenere sia attività economiche che servizi anche sanitari adeguati agli standard minimi dei Lea.

Ebbene, nelle sole province interne della Campania il numero di case vuote (non occupate stabilmente) è massiccio: le Province di Salerno e Caserta registrano rispettivamente 108.124 e 88.609 case non occupate, molte delle quali concentrate nei borghi montani e rurali. In totale, Avellino e Benevento da sole mettono a disposizione oltre 91.000 alloggi vuoti.

Il continuo sciame sismico e il fenomeno del bradisismo richiedono un deciso alleggerimento della densità abitativa nei Campi Flegrei. Il patrimonio edilizio delle aree interne può diventare quindi una risorsa attraverso soluzioni concrete. Attualmente, i piani di evacuazione tradizionali prevedono il trasferimento dei cittadini campani in regioni del Nord Italia in caso di emergenza estrema. Utilizzare le circa 91.000 case sfitte di Avellino e Benevento permetterebbe di strutturare una proposta di evacuazione o trasferimento a corto raggio (70-80 km). Questo consentirebbe ai cittadini flegrei di rimanere nel proprio tessuto socioculturale e regionale, azzerando i costi di alloggio in strutture alberghiere o i sussidi a fondo perduto come il CAS (Contributo di Autonoma Sistemazione).

Per incentivare spontaneamente i residenti della zona rossa flegrea a trasferirsi stabilmente, la Regione potrebbe strutturare un piano integrato per esempio con contributi per l’acquisto e la ristrutturazione: utilizzare parte dei fondi europei e regionali per le aree interne (la Campania ha stanziato circa 100 milioni di euro per frenare lo spopolamento dell’entroterra) per finanziare l’acquisto a prezzi stracciati o la ristrutturazione di case nei borghi irpini e sanniti da destinare ai residenti flegrei.

Mentre la zona flegrea soffre la pressione del rischio vulcanico e sismico, le aree interne hanno infatti perso circa 37.500 residenti negli ultimi 12 anni a causa del calo demografico. Spostare flussi di popolazione verso l’interno permetterebbe di salvare i piccoli comuni dalla chiusura di scuole, uffici postali e presidi sanitari, garantendo sicurezza fisica immediata ai cittadini campani lontano dalla crisi del bradisismo.

Le Comunità “Laudato sì” sono associazioni libere, spontanee e senza scopo di lucro, nate nel 2018 dall’iniziativa di monsignor Domenico Pompili e Carlo Petrini (fondatore di Slow Food). Si ispirano ai principi dell’ecologia integrale espressi nell’omonima enciclica di Papa Francesco (2015), con l’obiettivo di tradurre il rispetto per la natura e la giustizia sociale in azioni concrete a livello locale. Quando sorgono attorno o in sinergia con i monasteri, esse riscoprono l’antico paradigma dell’economia monastica cistercense e francescana: un modello basato sulla sussistenza, la valorizzazione del territorio, la solidarietà sociale e il rifiuto dell’accumulazione capitalistica sfrenata.

Nello scenario critico del bradisismo a Pozzuoli e nei Campi Flegrei — dove l’attività sismica e i continui danneggiamenti mettono a dura prova l’economia locale, provocando l’evacuazione di migliaia di persone e la chiusura delle attività commerciali — queste comunità economiche e sociali potrebbero rivelarsi un prezioso strumento sussidiario di enorme utilità nei seguenti modi:

1. Resilienza e rigenerazione dell’economia di prossimità. Il bradisismo colpisce duramente le botteghe di quartiere e i piccoli commercianti di Pozzuoli a causa dello spopolamento e della paura. Una Comunità Laudato si’ potrebbe istituire reti di acquisto solidale, microcredito comunitario (ispirato ai monti di pietà francescani) e canali di supporto economico per tutelare gli artigiani e le piccole imprese locali, impedendo la desertificazione commerciale e sociale dei quartieri più colpiti.

2. Gestione e accoglienza degli sfollati e delle fasce fragili. Le crisi bradisismiche generano centinaia di sfollati che necessitano di sistemazioni e supporto morale e materiale nel medio-lungo termine. Sfruttando la logica di rete e la cooperazione orizzontale, queste comunità possono coordinare l’assistenza alle famiglie in transizione abitativa, organizzare mense comunitarie con prodotti a chilometro zero e offrire spazi di ascolto e sollievo psicologico, contrastando la solitudine degli anziani e dei soggetti più vulnerabili colpiti dall’emergenza.

Il rischio più grande per Pozzuoli è lo sradicamento della sua identità comunitaria causato dai flussi migratori forzati. Organizzando eventi, laboratori di ecologia e momenti di aggregazione focalizzati sul valore della “casa comune”, la comunità diventa un incubatore di cittadinanza attiva. Aiuteremmo la popolazione a non cedere alla frammentazione sociale e a fare pressione collettiva e consapevole sulle istituzioni per una ricostruzione e una pianificazione urbanistica sicura ed equa.

Perché dobbiamo sempre e solo inseguire le emergenze e non farle diventare, tramite una programmazione urbanistica sociale, civile e finanche religiosa, strumenti di sviluppo e di crescita?

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