America's Cup: Bennato 'inno? Ho pensato ai versi di mio fratello Eugenio'
"Siccome sono esperto in sigle
sportive, mi hanno detto, 'sei anche di Bagnoli, di Napoli, di
Nisida, perché non fai una sigla sull'America's Cup?' Ho pensato
a dei versi di mio fratello Eugenio… chi va per mare è un uomo
fortunato, perché sa capire il vento. E la magia di cavalcare
l'onda è il segno di un nuovo sentimento che soffia sempre più
al nord di un'idea, che vola sempre più al sud di un amore". E'
così, racconta Edoardo Bennato, che è nato l'inno per
l'America's Cup 2027, scritto dal cantautore partenopeo che
questa sera a Nisida si esibirà davanti ai ragazzi dell'Istituto
Penale per i Minorenni in occasione dell'evento istituzionale di
apertura della settimana della regata preliminare di Napoli.
"Uno dei motivi per cui sono qua è quello di salutare i
ragazzi, dargli una carica energetica, perché comunque la musica
al di là di tutto è questo, uno scambio di emozioni e di carica
propositiva, e questi ragazzi penso che ne abbiano bisogno -
sottolinea Bennato -. La canzone 'L'isola che non c'è' è una
canzone di speranza e quindi è un invito a sperare, a credere in
se stessi per realizzare i propri sogni e per un futuro
migliore. L'isola che non c'è - prosegue - è un concetto,
l'utopia di Thomas More. Invece oggi quest'isola c'è. Nella mia
canzone Nisida i versi recitano 'Nisida è un'isola e nessuno lo
sa'. Da questo momento in poi lo sapranno tutti, sapranno che
Nisida c'è, esiste, è un'isola non è un'utopia. E da Nisida -
conclude - parte un impegno, una forza, un'impresa verso un
futuro migliore per tutti quanti noi, poveri, ricchi, cattivi,
buoni, stupidi, intelligenti".
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