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Friday, September 18, 2026

Vincerà le elezioni chi restituirà potere d’acquisto alle famiglie: su questo fronte il governo ha fallito

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Vincerà le elezioni chi restituirà potere d’acquisto alle famiglie: su questo fronte il governo ha fallito

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È l’economia, stupido! Se il centrosinistra vuole vincere le elezioni deve presentare un progetto chiaro e concreto per difendere il potere d’acquisto dei lavoratori dall’inflazione. Il carovita è infatti il problema principale degli italiani. Milioni di lavoratori non arrivano alla fine del mese. In questo senso l’unica soluzione possibile è indicizzare per legge i salari al costo della vita. Purtroppo ho discusso questa proposta con alcuni economisti sicuramente progressisti e vicini ai lavoratori, come Pasquale Tridico del Movimento 5 Stelle, Stefano Fassina e Mario Pianta, consulente della Cgil, ma ho ricevuto poco più di silenzi, e anche qualche censura.

Chi affronterà il problema della perdita di potere d’acquisto delle famiglie vincerà le elezioni. Il governo Meloni ha fallito clamorosamente su questo fronte. In Italia i salari reali sono ancora inferiori del 6,1% rispetto ai livelli del 2021. Invece i margini di profitto, il valore del capitale azionario e i dividenti aumentano costantemente. Le diseguaglianze crescono. Negli ultimi 30 anni l’Italia registra il calo peggiore del potere d’acquisto tra le grandi economie avanzate dell’area Ocse.

Ma il problema della perdita di potere d’acquisto non riguarda solo il passato. L’inflazione è destinata ad aumentare ancora per via delle guerre in Iran e in Ucraina e a causa della speculazione. Con l’inflazione i margini di profitto e i dividendi distribuiti dalle aziende produttrici di energia aumentano mentre i salari si abbassano in termini reali.

Tridico mi ha spiegato che, secondo la proposta di legge presentata dal centro-sinistra, il salario minimo sarà indicizzato all’inflazione, e che quindi trascinerà il resto dei redditi da lavoro. Ma il salario minimo riguarda solo 5 milioni di lavoratori e non gli oltre 17 milioni di dipendenti, operai e impiegati, che voterebbero positivamente in un eventuale referendum sull’indicizzazione degli stipendi! L’indicizzazione dei salari riguarda indirettamente 24 milioni di occupati in Italia; inoltre incentiverebbe la domanda interna, e quindi sarebbe un elemento fondamentale per uscire dalla stagnazione e dalla crisi dell’economia italiana.

Questo fine settimana il M5S presenterà il suo programma economico in vista delle elezioni del prossimo anno. L’impressione è però che anche questa forza progressista – che pure, a mio parere, è la più a sinistra dello schieramento politico – mancherà il bersaglio principale. Per vincere il consenso degli elettori non bastano le parole, le promesse e le lamentele sui salari troppo bassi: occorrono misure concrete.

E’ ormai certo che la contrattazione nazionale con scadenza triennale non basta più a recuperare l’inflazione. I rapporti di forza tra sindacati e associazioni degli imprenditori sono troppo squilibrati a favore dei secondi. Anche per questo motivo il “salario giusto” proposto dal governo Meloni è insufficiente. Il salario giusto stabilisce che il trattamento economico dei lavoratori dipendenti non possa essere inferiore a quello definito dai contratti collettivi nazionali. E’ un passo in avanti, ma è chiaro che la contrattazione nazionale e/o aziendale non risolverà la situazione. Occorre l’intervento della politica, occorre una legge, e anche i sindacati dovrebbero farsene promotori.

In effetti Avs, Alleanza Verdi-Sinistra, ha già proposto una legge, la cosiddetta “Sblocca-Stipendi”, per adeguare automaticamente ogni 12 mesi i salari all’inflazione. La misura costerebbe due miliardi l’anno per l’aumento del costo dei dipendenti pubblici, da recuperare aumentando le imposte sui redditi finanziari. Ma, naturalmente, questa proposta non è stata accolta dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle, e quindi viene solo sussurrata da Avs stessa.

Il problema è che la scala mobile è malvista dagli imprenditori e il centrosinistra non vuole accendere scintille di lotta di classe: si illude di vincere le elezioni anche con il consenso della Confindustria. Confindustria però continuerà con ogni probabilità a sostenere il governo di destra di Meloni. L’unica vera maniera di guadagnare il supporto degli industriali è probabilmente quella di abbassare drasticamente il costo dell’energia, per esempio nazionalizzando aziende come Eni e Enel e praticando prezzi calmierati.

La scala mobile riaccenderebbe l’inflazione? Non è assolutamente detto. In un suo recente report, Mediobanca ha scritto che molte imprese in Italia guadagnano così tanto che potrebbero aumentare senza sforzo la paga dei dipendenti. Mediobanca indica che sarebbero possibili aumenti medi a livello nazionale per circa quattromila euro. Nei momenti di forte crisi come quello attuale la prudenza non paga. Occorre finalmente fare una battaglia politica comune per recuperare il potere d’acquisto rispetto al carovita.

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