“Sono stato bocciato due volte. La scuola ha la responsabilità di provare ad andare incontro a chi ha davanti, con me non ha avuto questa premura”: lo rivela Luca Marinelli
Luca Marinelli è uno degli attori più bravi del panorama del cinema italiano, la sua interpretazione di Benito Mussolini nella serie tv Sky “M – Il figlio del secolo”, tratta dall’omonimo romanzo del 2018 di Antonio Scurati, ha strappato applausi. L’attore è tra i protagonisti del nuovo film di Andrea Pallaoro “The Echo Chamber”, presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia.
Da anni Marinelli vive a Berlino, come ha spiegato a “U – La Repubblica”: “Intanto nessuno sa chi io sia e questo mi dà la possibilità di poggiare di nuovo i piedi a terra. È una città tranquilla, dove lo sguardo è proteso al futuro e si vedono cose belle e importanti. C’è un’assenza di tensioni e una calma nell’aria che mi rasserena”.
Insomma sono lontani gli anni dell’infanzia nel Reatino: “A Longone Sabino non si pensava alla reperibilità. Eravamo ragazzini catapultati in un borgo minuscolo in cui le giornate erano scandite dagli orari del pranzo e della cena. Se non ti presentavi scattava l’allarme, ma per il resto eravamo liberi. Ruscelli, tuffi, boschi, dirupi, serate sotto le stelle sulle panchine e videogiochi nell’unico bar del paese d’estate. E neve, pupazzi e corse sul bob in inverno. A me piaceva molto anche la città, ma la dinamica in un luogo più piccolo era completamente diversa”.
Non tutti sanno che Marinelli è stato bocciato due volte: “Di sicuro non mi metterò adesso e qui a fare un processo ai professori. La colpa? Un 50 e 50. Io qualche interesse, a partire dalla letteratura greca, lo avevo, ma non ero molto motivato. La scuola ha la responsabilità di provare ad andare incontro a chi ha davanti, con me non ha avuto questa premura e così mi sono ritrovato a ripetere l’anno due volte»”.
E Infine: “La mia famiglia è folle e meravigliosa. Com’è che si dice? Ceto medio? Da una parte, quella paterna, vedevo persone impegnate in mansioni artistiche, dall’altra, quella materna, vedevo gente impegnata in ambiti pratici come l’ufficio, la sartoria e la falegnameria: un’altra forma d’arte. Ai miei devo tanto da molti punti di vista: umanità, serietà, sensibilità e anche follia. Quando ho detto ‘voglio fare l’attore’ non mi hanno fatto internare, ma mi hanno dato il loro supporto. Li
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