“Se avessi saputo che quella sarebbe stata l’ultima telefonata con mia madre la conversazione sarebbe stata diversa. Ora devo conviverci”: lo sfogo del principe Harry su Lady Diana
“Se avessi saputo che sarebbe stata l’ultima, quanto diversa sarebbe stata quella conversazione, e sono io ora che devo conviverci”. Il principe Harry aveva solo 12 anni quando la madre lo chiamò per un saluto mentre si trovava a Parigi. Lady Diana ne aveva solo 36 quando di lì a breve la sua auto, lanciata in velocità sotto al tunnel dell’Alma, si sarebbe schiantata contro un pilone durante una fuga forsennata dai paparazzi che la stavano inseguendo. Harry, mentre si trovava a New York per una Masterclass sulla sofferenza legata al lutto, ha affrontato le telecamere di GQ per parlare di nuovo del suo dolore per la perdita prematura della madre e di quell’ultima telefonata, troppo breve, troppo frettolosa. Il principe, all’epoca dei fatti, si trovava in vacanza a Balmoral con la famiglia. Il castello scozzese di pietre grigie e frugalità è un rifugio per i reali, un luogo di pace, natura e spazi di libertà. Quell’altalena nel parco è stata il centro dei giochi per generazioni e quel giorno in cui Diana aveva chiamato i suoi figli per salutarli, loro avevano voglia di tornare ai loro svaghi.
“Penso a mia madre quasi ogni giorno” ha raccontato Harry ricordando pieno di rammarico la voglia di liquidare quella telefonata per correre a giocare con i cugini, durante le vacanze spensierate. Come sarebbe stata la sua vita se la madre fosse ancora viva? Questa è una delle domande che passano più spesso nella sua mente che ha trascorso anni a rispondere distrattamente alla domanda che gli veniva rivolta più frequente: “Come stai?”. “Bene”, la risposta più ovvia, ma poi quello che succede dentro è tutt’altro. Il mondo di Harry è cambiato nel momento in cui è diventato padre. “Il mondo intorno ti guarda e ti dice: è cambiato”. “Cosa si aspettavano – ha commentato Harry – che continuassi a girare per i club ubriacandomi?”. Se la prende con la stampa, tanto per cambiare, accusata ancora una volta di aver tratto molto vantaggio da quella fase della sua vita. Ma oggi è padre e come i tempi cambiano, anche il suo modo di essere padre è cambiato, ha spiegato nella confessione. Ma c’è un filo conduttore che sembra non cambiare mai è la presenza di Diana.
“Sento davvero che esiste ancora una connessione con mia madre. In certi momenti e in alcune fasi della mia vita percepisco la sua energia”. Lui era quel bambino con il viso ipnotizzato dal dolore, ma senza una lacrima da poter versare, che seguiva solenne il feretro della madre per dare al mondo l’immagine della tragedia e del dolore. “A 12 anni non sapevo bene chi fossi, poi, negli anni la resilienza cresciuta dentro di me mi ha fatto capire che quel lutto poteva trattenermi e bloccarmi, oppure aiutarmi a crescere”. Da quel momento, ha confessato con la gamba in continua agitazione su quella sedia di legno affacciata sui grattacieli di New York, le cose sono cambiate in “meglio ma più duramente”. È stato grazie alla terapia che ho capito che la sofferenza di perdere una madre è uno schifo” ha ammesso dopo aver attraversato vent’anni di repressione di ogni emozione, ma la terapia gli ha “dato il permesso di essere in lutto e di piangere”.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.