Armao, un’altra mazzetta da 5mila euro intascata direttamente negli uffici del Senato
Cinque mila euro in contanti intascati dall’avvocato Gaetano Armao negli “uffici del Senato della Repubblica di via Degli Staderari 2 in Roma” il 29 ottobre 2025. Sono i nuovi elementi depositati nel fascicolo dell’inchiesta per corruzione sull’ex super consulente giuridico del governatore Renato Schifani, condotta dalla squadra mobile e della Procura di Palermo, coordinata da Maurizio de Lucia. A pagare la tangente, secondo la ricostruzione degli inquirenti, è l’imprenditore pugliese Mario Gaetano Doronzo, a capo della Infrastrutture Srl che si è aggiudicato tramite l’ufficio del commissario di governo per il contrasto del dissesto idrogeologico in Sicilia, l’appalto per le “opere di tutela della fascia costiera di Santa Maria del Focallo, in provincia di Ragusa”. A fissare l’incontro è il consigliere giuridico della commissione ambiente al Senato, Marcello Vernola, già presidente della provincia di Bari e ex europarlamentare forzista. L’imprenditore vuole incontrare Armao perché è il presidente della Commissione Tecnica Specialistica per le autorizzazioni ambientali nell’isola.
Il giorno prima (28 ottobre 2025), dallo smartphone di Vernola vengono inviati tre sms ad Armao: “A che ora sei in studio?”, “Anticipiamo con il mio amico?”, “Scrivimi”. L’avvocato risponde: “Arrivo stasera alle 9”. Quindi Vernola propone: “Potremo fare domani mattina da me in Senato alle 10:30 o 11:30”. Armao conferma dando il suo assenso. Il giorno successivo è ancora Vernola a scrivere alle 11:37: “Stai arrivando?”. “Prendo il taxi”, risponde Armao che chiede da dove sarebbe dovuto entrare. Vernola invia una sequenza di sms: “Via degli Staderari 2”, “Passi pronto”, “A tuo nome”, “Sali”, “Terzo piano”. Nel corso dell’incontro si parla del progetto. “Volevo capire, io ho chiamato Tumminello, gli ho detto: Guardi che lei deve ancora autorizzarci a fatturare quel rapporto (…) Forse dopo che lo chiami tu… gliedo dici tu”, dice l’imprenditore Doronzo.
Si tratta dell’ingegnere Sergio Tumminello il commissario di governo per il contrasto del dissesto idrogeologico in Sicilia. “Certo questo hai fatto bene a dirmelo, aspetta che prendo un po’ di carta che mi piglio…”, replica Armao che inizia ad appuntarsi in un taccuino tutte le informazioni utili. Doronzo aggiunge che serve fare “la perizia”, che per gli inquirenti si tratterebbe di un “atto propedeutico per un rifinanziamento dell’opera costiera, dettato dalle (presunte) difficoltà di esecuzione”. “Ci stiamo”, conferma Armao. Durante la lunga chiacchierata fra i tre, si parla anche della consulenza affidata dall’imprenditore all’avvocato Pierluigi Matta, amico di Armao, proprio per seguire la pratica, ed usata secondo l’accusa come escamotage per far girare le tangenti. “L’altra volta te ne ho dati sette ora te ne ho portato altri cinque e chiudiamo la partita… la partita è chiusa così”, dice l’imprenditore Doronzo all’avvocato. Gli agenti della mobile sottolineano che “si percepisce un fruscio analogo a quello di una busta accartocciata”. Infine l’imprenditore conclude l’incontro dicendo: “Lo vuoi chiamare a Tumminello? Lo vuoi chiamare mò, manco te ne scordi (…) e gli dici: Senti quella cosa che doveva fare!”. Gli inquirenti annotano “due chiamate a mezzo whatsapp da Armao a Tuminello”. Doronzo fa inoltre un’altra richiesta ad Armao, quella di tentare di “addomesticare” il magistrato del Consiglio di Stato, “Urso”, relatore dell’appello depositato dalla società dell’imprenditore. Armao, che si segna il nome del magistrato e quello del presidente del collegio dove è stato presentato il ricorso: “Fammi verificare, me lo controllo io…”.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.