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Monday, September 28, 2026

“Amo Antonino Cannavacciuolo. Ho paura di morire, la mia vita finirà il giorno che non respiro più. Mia mamma è malata, faccio una grande fatica a vederla così ma morirà felice”: parla Bruno Barbieri

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Un nuovo libro, Controluce, un nuovo capitolo della sua vita. Non è la sua biografia ma «il racconto di uno spaccato di Bruno Barbieri, quello che la gente non conosce, quello più intimo, più profondo», confessa lui stesso a Vanity Fair. Una vita che Bruno descrive come «complicatissima, difficilissima, però è una vita che alla fine mi ha reso felice». Per questo «ho voluto raccontarla, anche perché sia d’ispirazione ai giovani, a chi sta attraversando un momento difficile. Qualcuno potrebbe dire: “sai, se ce l’ha fatta lui, ce la posso fare anch’io”».

Una vita con un padre assente, con attorno persone che poi alla fine l’hanno tradito. Persone che chiama “squali” perché «fiutano l’odore del sangue, il sapore della carne. Io sono stato ingenuo, non mi sono accorto che navigavano intorno a me. Però, sono ancora qua». Queste persone lui le conosceva bene. «Erano persone in cui io credevo, molto legate alla mia famiglia, che mi erano molto vicine… ma sa quando ottieni successo, tutti vogliono salire sul carro del vincitore e tu non ti accorgi più di chi sei, di chi sono loro e rischi di perderti…». A Vanity Fair lo chef racconta di non essersi fatto travolgere e di aver imparato una lezione importantissima: «Nella vita bisogna guardarsi le spalle perché c’è sempre qualcuno che vuole approfittarsi di te». Per questo «oggi, faccio una grande selezione delle persone che ho intorno».

Bruno ha sempre potuto contare sulla sua famiglia. Le due sorelle, Brunella e Barbara, e sua madre, Ornella. «Siamo sempre stati una famiglia molto unita. Eravamo molto forti e mia madre non ci ha fatto mai mancare nulla: è stata una donna eccezionale. Quando mio padre è partito per la Spagna per lavoro, lei ha gestito tutta la famiglia. Mi ha sempre dato tutto l’affetto di cui avevo bisogno, anche quello di mio padre che, quando ero un bambino, è mancato fisicamente, e poi è sempre stato distante. Ma grazie a lei, alle mie nonne, ho un ricordo felice della mia infanzia: piena di cibo, amore, cose belle… per me è stato il paradiso».

Una madre che a 93 anni soffre di demenza senile. E vederla così, a Bruno, fa male. Molto male. «Faccio una grande fatica a vederla così perché l’ho amata moltissimo. Si è sempre fidata moltissimo di me e io ho sempre ricambiato questa sua fiducia non tradendola mai. Anche ora che non è più così lucida, sa benissimo che non farei mai nulla che possa portarle dispiacere. Da figlio, sono sicurissimo che quando morirà – spero il più tardi possibile – se ne andrà felice perché ci siamo voluti davvero bene. È stata una bellissima storia d’amore tra madre e figlio».

Quella che non è stata con suo padre, se non alla fine della sua vita, quando a 55 anni riuscì a dirgli: “Ti voglio bene”. «Non glielo avevo mai detto prima – racconta ancora a Vanity Fair – Però so di averlo amato moltissimo, anche se è stato un padre duro, che per tutta la vita mi ha detto “non sei buono a niente”. Era un uomo complicato, che mi ha trasmesso un grandissimo valore del lavoro: io sono come lui, testa bassa e lavorare. Poi non saprò mai cosa gli è passato davvero per la testa, perché è voluto andare in Spagna, cosa lo ha spinto, dopo anni, a tornare in Italia, ad avere quel rapporto con noi figli e, specialmente con me. Quando sono riuscito a dirgli “ti voglio bene” è stata una profonda liberazione».

Come racconta, la sua vita è fatta di fughe: da quel primo impiego in una nave da crociera poco più che 18enne fino a tutte le altre che l’hanno portata in giro per il mondo. Le fughe sono state anche il suo modo per sfuggire al baratro. Quando si è riconciliato con suo padre ha smesso di fuggire? Bruno è per molti anche l’uomo delle fughe. Dalla prima fatta a 18 a quelle «consapevoli» di oggi per ritrovare pezzi di cose che «vorrei inserire nel quadro finale della mia esistenza». D’altra parte, «ora non ho più vent’anni, ne ho 60 e inizio a pensarci. Certo, io spero di campare fino a 120 anni e se i buoni geni dei miei genitori valgono qualcosa, ho più possibilità di vivere a lungo».

La sua paura? «È morire. Invecchiando, ho imparato a prendermi il mio tempo, a godermi di più la vita, a coltivare i miei interessi e quello che mi piace. Per me la vita finirà il giorno che non respiro più, quindi ho bisogno di questa linfa, di vivere come ho sempre vissuto, da vero grande Peter Pan». Un Peter Pan che vive tra le stelle dei suoi ristoranti e la televisione. «Ma la popolarità non ha cambiato me. Io continuo a essere una persona tranquilla che vive per raccontare delle emozioni».

Bruno Barbieri non nasconde il suo amore per Antonino Cannavacciuolo («Può scriverlo a caratteri cubitali: è una persona che amo perché è molto profonda, «(…) è una persona che veramente nella vita bisognerebbe incontrare») ma nemmeno i problemi avuti con gli ex giudici MasterChef, Carlo Cracco e Joe Bastianich. «Abbiamo vite diverse e questo ci porta a non sentirci. (…) Stimo moltissimo Carlo e Joe e soprattutto di Joe invidio molto quella mentalità molto americana per cui se hai successo nel tuo lavoro, la gente ti cerca, vuole capire e conoscerti perché ce l’hai fatta. In Italia, invece, arrivano solo gelosie, invidie e situazioni spiacevoli. E sa qual è l’unica soluzione in questi casi? Non servono l’analista, lo psichiatra, le pillole. L’unica soluzione è guardarsi un pochino più dentro e smettere di parlare degli altri. Tutti sono pronti a giudicare, senza neanche conoscere le persone. E l’unico modo per difendersi da queste situazioni è avere le spalle larghe».

Nel libro scrive che negli Stati Uniti vorrebbe aprire un B&B sulla spiaggia. «Sì, è uno dei tanti sogni che ho. Un piccolo B&B, una piccola posada in cui la gente che mi ama e che ha voglia di raggiungermi possa trovarmi. So che sembra una frase fatta, ma i sogni ti portano lontano. Io sogno ancora adesso che ho più di 60 anni. I sogni ti portano a vivere una vita bella, così come la vorresti vivere».

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