Lotta di potere alla Casa Bianca, trema anche Susie Wiles
Le midterm si avvicinano e i sondaggi poco incoraggianti per i repubblicani fanno aumentare le pressioni dentro la Casa Bianca dove i conflitti interni hanno finora tenuto un profilo basso. La nomina a portavoce di Katie Zacharia, prima, e il suo licenziamento dopo appena 5 giorni, poi, hanno contribuito a gettare le basi per una lotta di potere, in vista dei rimescolamenti nell'amministrazione di Donald Trump in caso di sconfitta il 3 novembre, che potrebbe anche non risparmiare la potente capo dello staff presidenziale, Susie Wiles.
La caduta di Zacharia, vissuta in diretta dal Wall Street Journal mentre illustrava nel suo ufficio alla West Wing i progetti per l'incarico, è diventata un tassello di un effetto domino, nel quadro di lotte intestine che ricordano gli aspri scontri del primo mandato di Donald Trump. Ritenendo che Wiles possa lasciare l'incarico dopo le elezioni, ad esempio, alcuni collaboratori di Trump - quali il vice capo dello staff Stephen Miller, l'alto funzionario per l'edilizia abitativa Bill Pulte e il capo dell'Environmental Protection Agency (Epa) Lee Zeldin - si sono mossi per la posizione qualora diventasse vacante, ha riferito il Washington Post. Wiles non ha dato segnali di voler lasciare, ma è frequente che gli alti funzionari lascino i ruoli stressanti dopo un periodo compreso tra i 18 mesi e i due anni: nel suo primo mandato, Trump ebbe quattro capi dello staff, incluso uno ad interim.
Venerdì il presidente ha assicurato che non c'è "alcuna possibilità" che cambi Wiles, smentendo le indiscrezioni circolate in tal senso. "La storia su Susie Wiles è falsa", ha detto il tycoon sull'articolo di Politico diffuso in settimana, secondo cui il presidente avrebbe sondato i suoi alleati su Wiles e ipotizzato sostituti. "È incredibile", ha rincarato il tycoon. "È intelligente e tenace: ha appena affrontato un percorso difficile con l'intervento chirurgico per il cancro - ha aggiunto, riferendosi alla diagnosi di tumore al seno -.
Susie è qui e rimarrà qui a lungo".
Wiles è una figura chiave nell'orbita di Trump da diversi anni: ha contribuito a guidare la sua vittoriosa campagna elettorale del 2024 prima di assumere il potente incarico di capo dello staff, prima donna nel ruolo. L'ultima settimana della Casa Bianca è stata, tuttavia, descritta da un alleato del presidente come "il nuovo Far West", perché la corsa alle posizioni di potere è entrata nel vivo dopo che Trump ha contattato Zacharia per l'incarico di nuova portavoce. Una mossa fatta senza consultare Wiles, nella ricostruzione del Wp, percepita come tentativo di indebolire la sua alleata, alimentando le voci sulla gestione meno disciplinata e di un centro di potere instabile all'interno della West Wing.
Ad accrescere l'incertezza contribuisce l'atteggiamento del presidente stesso: ha confidato di sentirsi frustrato dalla mancanza di una difesa pubblica più energica del suo operato a meno di tre settimane dalle midterm. Ha contattato amici, collaboratori della Casa Bianca e consulenti esterni: ha espresso malcontento sulle elezioni e sui due consulenti esterni che guidano la sua strategia politica, James Blair e Chris LaCivita, stretti alleati di Wiles. Tra le persone che si sono messe in contatto con Trump c'è anche l'ex collaboratore Corey Lewandowski, acerrimo rivale di Wiles e sostenitore di Pulte.
Insomma, un clima pesante che potrebbe far diventare la capo dello staff anche un potenziale capro espiatorio della sconfitta elettorale.
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