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Thursday, September 24, 2026

La Grecia rilancia la sfida: 'Londra ci restituisca i Marmi del Partenone'

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   Un appello che ha il sapore della sfida, ma da cui traspare anche la delusione per il vicolo cieco in cui sembrano essere al momento finiti i segnali di dialogo evocati periodicamente. E' quello lanciato dal premier greco, Kyriakos Mitsotakis, nei confronti del Regno Unito sull'eterna (e irrisolta) diatriba della richiesta di restituzione ad Atene dei celebri Marmi del Partenone: trasfeririti in quel di Londra al tempo in cui l'Impero Britannico che fu dominava mezzo mondo e custoditi tra i pezzi più preziosi e visitati della sterminata collezione del British Museum.

    Mitsotakis ha risollevato la polemica direttamente dalle colonne del Guardian, giornale progressista d'oltre Manica.

    Rivogendosi in prima persona al nuovo inquilino di Downing Street, Andy Burnham, succeduto da luglio a Keir Starmer alla guida del governo laburista di Sua Maestà, per esortarlo a mostrare "la volontà politica e il coraggio" necessari a compiere "un passo deciso" affiché quelle sculture contese siano "ricongiunte" al patrimonio culturale della Grecia.

    Il leader ellenico ha cercato di far leva sull'esempio dello storico Arazzo medievale di Bayeux, concesso dalla Francia al Regno "per la prima volta in circa mille anni" e attualmente al centro di una mostra da record d'affluenza nel medesimo museo londinese. E' tornato quindi a definire "illegale" l'acquisizione dei Fregi del Partenone da parte di Lord Elgin, avvenuta 2 secoli fa in epoca coloniale e considerata invece legittima da Londra (che tuttora ne vieta per legge la revoca).

    Un veto che il capo del governo di Atene ha esortato a rimuovere, non senza ricordare maliziosamente una frase pronunciata proprio da Burnham nel 2023: quando, da sindaco laburista di Manchester, si disse favorevole a rimandare in Grecia i fatidici Marmi "senza condizioni", auspicando un uso diplomatico "della cultura per cambiare l'immagine della Gran Bretagna nel mondo" in meglio. "Noi potrei essere più d'accordo", ha chiosato ora Mitsotakis, provando ad agganciare il dibattito pure ai conflitti geopolitici del presente, che vedono il Regno e la Grecia alleati sullo stesso fronte: "In un tempo in cui i principi democratici vengono sfidati in tutto il pianeta - le sue parole - il ripristino dell'unità di un monumento associato così da vicino alla storia della democrazia invierebbe al mondo un segnale potente".

    Parole snobbate tuttavia da Downing Street, una cui fonte ha glissato sulla frase del 2023 per sottolineare come la posizione di Burnham sulla questione sia stata rivista e puntualizzata in una recente intervista al Financial Times, dopo la sua nomina a premier, laddove egli ha demandato di fatto ogni decisione ai vertici del British Museum. Vertici che, nella persona del direttore Nicholas Cullinan, si limitano a ventilare al massimo un prestito prolungato ad Atene (opzione respinta a chiare lettere da Mitsotakis poiché "la Grecia non può accettare alcun accordo che ci obblighi a riconoscere la proprietà del British su Fregi"). In un contesto nel quale fonti greche riferiscono ora al Telegraph di un clima di "frustrazione per la mancanza di progressi" concreti. E di negoziati addirittura "al collasso".

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