Altro che contante: gli scontrini collegati al Pos fanno emergere 11,8 miliardi di imponibile in otto mesi
In tempi di manovra pre campagna elettorale tutto fa brodo e viene comodo perfino il Pos. Anche a chi, come l’attuale governo, ha spinto per dare spazio al libero contante. Secondo quanto riferisce Il Sole 24 Ore in edicola domenica 27 settembre, grazie all’obbligo di collegamento tra registratori di cassa e Pos entrato in vigore quest’anno e operativo da marzo, tra gennaio e agosto il numero degli scontrini emessi è cresciuto di “circa 220 milioni rispetto allo stesso periodo di un anno prima”, facendo emergere un imponibile arrivato a “toccare quota 11,8 miliardi“. L’estate, sottolinea il quotidiano della Confindustria in riferimento ai mesi di luglio e agosto, ha portato “in dote quasi 60 milioni di scontrini in più e 2,7 miliardi ulteriori emersi”. L’ultimo aggiornamento diffuso, era quello relativo al primo semestre dell’anno che aveva registrato un incremento di 160 milioni di scontrini emessi e 9,1 miliardi di base imponibile emersa rispetto all’anno prima.
Ma non è tutto oro quel che luccica. “Gli 11,8 miliardi emersi dagli scontrini non significano automaticamente più gettito – ammonisce il Sole 24 Ore -. Prima di tutto vanno distinti i versanti. Quello più immediato riguarda l’Iva. Nell’ipotesi di un’aliquota media al 18%, il conto della maggiore imposta sul valore aggiunto dovuta si aggirerebbe sui 2,1 miliardi“. Il fisco italiano tuttavia conta contribuenti che pagano l’imposta mensilmente o trimestralmente o anche che non la pagano affatto, perché hanno scelto il forfettario (la cosiddetta flat tax). Inoltre lo Stato passa all’incasso solo se il saldo tra imposta a debito e a credito a carico del negoziante è a suo favore.
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