RTP DesportoBenfica e Torreense em busca da segunda vitória na Liga EuropaPunch‘Dad would have been proud,’ Sister celebrates Kwara Attorney-General’s elevation to SANThe Jerusalem PostSome 10 toddlers develop mild allergic symptoms at Betar Illit daycare center, MDA respondsDaily MaverickWHAT’S COOKING: Tuna salad with asparagus, pear, green olives, gherkins and feta ballsInquirerPCG: 60 of 77 victims in MV June Aster ferry fire identifiedUOLFMI reduz projeções de crescimento para América Latina devido ao choque energético e fraco impulso da IAZDF heuteEntdecken Sie das ZDF-NachrichtenstudioWirtualna PolskaEfekt będzie odwrotny? Były oficer CIA po słowach gen. GrynkewichaEgyptian StreetsEgypt Facilitates Safe Passage of 15 Stranded Sailors from Ukraine to MoldovaХабрИзнанка гемблинг-контента: как нанимать копирайтера в High-Risk и почему 90% кандидатов срезаются на базовых вопросахDigital SpyEastEnders airs shocking new Ryder Hawkins twist in early iPlayer releaseIl Fatto QuotidianoScandalo Pegasus in Polonia, il premier Tusk: “Consegnati a Israele i dati di centinaia di cittadini spiati. Un crimine contro lo Stato”
The Daily Newsstand · Free, Always
Tuesday, October 13, 2026

La Flotilla per Gaza si fa movimento mondiale: in Malesia il primo congresso. E presto si riparte

Translate

La Flotilla per Gaza si fa movimento mondiale: in Malesia il primo congresso. E presto si riparte

Icona dei commenti Commenti

Vogliono “creare un nuovo spazio politico anticoloniale, strutturare il movimento al di là delle singole missioni, potenziare l’impatto delle mobilitazioni”, per dirla con Saif Abukeshek, uno dei leader della Global Sumud Flotilla, palestinese della sinistra laica che vive a Barcellona dopo essere scappato più di vent’anni fa da Nablus. A un anno quasi esatto dalla prima grande missione internazionale, che catalizzò l’attenzione del mondo su Gaza e probabilmente contribuì al cessate il fuoco che poi si rivelò poco più di una farsa e scatenò in Italia manifestazioni più imponenti che nel resto del mondo, la Flotilla si trasforma in Global Sumud Movement. Ripartiranno via mare verso Gaza, anche se nessuno sa dire quando, magari in primavera. Hanno già recuperato decine di barche lasciate alla deriva dai militari israeliani dopo gli abbordaggi di fine aprile e maggio scorsi; altre due le prepara in Sicilia la storica Freedom Flotilla Coalition, erede delle spedizioni solidali marittime iniziate nel 2008. Ma non faranno solo questo.

Lontano dai riflettori dei media, con limitato seguito anche sui social, si concluderà mercoledì 14 ottobre all’Hotel Dynasty di Kuala Lumpur, capitale della Malesia, il primo Global Sumud Congress. Sono oltre 200 delegati in rappresentanza di 45 Paesi, più dal Sud che dal Nord del pianeta. Hanno cominciato giovedì scorso con una colorata manifestazione tra i grattaceli della capitale malese, uomini e donne sorridenti dalla Malesia e da mezzo mondo, kefiah e tamburi, cartonati giganti di Netanyahu e Trump e sacchi bianchi imbrattati di vernice rosso sangue, bandiere palestinesi e con il volto di Marwan Barghouti, possibile leader del popolo senza Stato, detenuto in condizioni terribili dal 2002 nelle carceri israeliane.

Da giorni discutono se mantenere il focus sulla Palestina o allargare lo specchio delle battaglie internazionaliste, quanto puntare sulle missioni via mare e quanto su altro. Come organizzare un movimento globale fatto di realtà che non potrebbero essere più diverse, da gruppi e collettivi dell’estrema sinistra europea e latinoamericana alle grandi Ong della Turchia e del mondo islamico; come combinare pratiche assembleari inclusive e una struttura tendenzialmente verticistica, indispensabile nella gestione delle missioni ma non sempre gradita a tutti. Delegazioni nazionali a volte fragili e una dozzina gruppi di lavoro internazionali: dalla nautica al team legale, alla comunicazione e molto altro ancora. La Global Sumud è nata nell’agosto 2025 dalla fusione di un pezzo della Freedom Coalition con il Global movement to Gaza che a giugno aveva tentato la marcia via terra verso la Striscia palestinese, il Sumud Convoy del Maghreb e Sumud Nusantara, che attorno alla Ong Cinta Gaza Malaysia riunisce Ong e associazioni di tutto il Sud est asiatico, fornendo un contributo anche finanziario significativo. Kuala Lumpur non è una location casuale per il congresso, il governo locale ha appoggiato la Flotilla e Nadir al Nouri, il leader di Cinta Gaza Malaysia che ha vissuto e studiato per anni a Gaza, è dall’inizio tra i membri dello Steering committee (Sc) internazionale.

Proprio Abukeshek aveva annunciato il congresso il 12 maggio scorso su una spiaggia di Marmaris, in Turchia, concludendo l’appassionata assemblea dei 400 volontari che diede il via all’ultima tappa della seconda missione. Qualche giorno dopo le 52 barche furono tutte intercettate dalla Marina israeliana con un’operazione iniziata a oltre 250 miglia nautiche dalle coste di Gaza, protrattasi per quasi 48 ore in tutto il Mar di Levante, seguita da violenze e turture e secondo quanto denunciato anche diversi abusi sessuali sulle “navi prigione”, quindi altre violenze al porto di Ashdod e nel carcere di Keziot. Abukeshek aveva raggiunto i suoi compagni in Turchia dopo otto giorni di carcere duro, interrogatori e violenze in Israele, senza che le autorità fossero state in grado di formalizzare le accuse di non si sa quale “complicità con il terrorismo” rivolte per oltre un anno alla Flotilla. Era stato deportato lì, dopo essere stato sequestrato su una barca battente bandiera italiana, insieme al brasiliano Thiago Avila dopo i primi 22 abbordaggi, condotti dai militari di Tel Aviv addirittura a ovest di Creta, a oltre 600 miglia da casa loro, con l’evidente complicità delle autorità greche e probabilmente non solo loro. “Se arrivano fino a qui, allora tutto il mondo è Gaza”, disse all’assemblea di Ierapetra (Creta) il coreografo messicano Diego Vazquez, per far intendere che tutte le regole erano saltate come vediamo ogni giorno in Medio Oriente e non solo. Le Procure di diversi Paesi – tra cui anche l’Italia, altri Stati dell’Ue, Australia e Turchia – e la Procura della Corte penale internazionale procedono nei confronti responsabili politici e militari israeliani di tutte le operazioni condotte nel 2025 e nel 2026 contro le spedizioni marittime non violente in solidarietà con i gazawi. Nel frattempo la Sumud moltiplica gli sforzi per la liberazione del suo leader tunisino Wael Naouar e degli altri tre attivisti detenuti nel loro Paese dal marzo 2026 con evanescenti accuse di malversazioni finanziarie.

Accanto al sudafricano Avila, alla scrittrice sudafricana Zukiswa Wanner e al giornalista e produttore tv malese Haji Zainal Rashid Ahmad, tra i volti scelti per rappresentare il Congresso Sumud in Malesia c’è Cat Graham, attivista irlandese che ha assunto un ruolo di leadership nell’ultima missione, infaticabile organizzatrice di campagne a Bruxelles, dall’ambiente ai diritti delle donne. Venne aggredita e trascinata per i capelli nel famoso video diffuso il 20 maggio scorso dal ministro Itamar Ben Gvir per ostentare le violenze sugli attivisti nel porto di Ashod. Non è casuale neanche questo: l’Irlanda ha una storia anticoloniale relativamente recente, si è schierata con Spagna e Slovenia per la sospensione dell’Accordo di associazione Ue-Israele e nell’ultima missione della Sumud era imbarcata anche Margaret Connolly, medico di base a Sligo e sorella della presidente irlandese Catherine Connolly. Come non è casuale il peso del Sudafrica, che si è liberato dell’apartheid negli anni 90 del secolo scorso: lì lavora una parte del team legale della Global Sumud, da lì è arrivata alla Corte penale internazionale la denuncia per genocidio contro Israele e da lì proviene anche la giurista Navy Pillay, che guidò l’indagine ufficiale dell’Onu conclusa con la formalizzazione della stessa accusa ed è stata recentemente insignita del Nobel per la Pace.

C’è anche un nutrito drappello di italiani al congresso di Kuala Lumpur. Maria Elena Delia, portavoce italiana e membro dello Steering committee uscente, ricorda che “essere qui oggi, a poco più di un anno dalla prima missione, insieme a rappresentanti di Paesi di tutto il mondo, ha un significato politico straordinario. Purtroppo – dice Delia – le ragioni che ci hanno spinto ad agire, sono ancora oggi davanti ai nostri occhi: l’assedio, la negazione dei diritti fondamentali del popolo palestinese e l’impunità di cui continua a godere il regime sionista. In un momento in cui i governi continuano a sottrarsi alle proprie responsabilità, sentiamo ancora più forte la necessità di costruire una risposta collettiva, globale e duratura, ed esporre le complicità con le violazioni sioniste, rompere l’assedio di Gaza e sostenere i diritti del popolo palestinese”. Tony La Piccirella, altro membro dello Sc: “Il genocidio si produce nelle nostre fabbriche, decolla dai nostri aeroporti, salpa dai nostri porti. Questo è un genocidio strutturato e diffuso quanto il modello economico che lo sostiene. Nel nostro movimento e a bordo della flotilla – sottolinea l’attivista pugliese – ci sono persone da ogni parte del mondo: in questi giorni in Malesia sentiamo il dovere di essere unite per opporci al sistema genocida sostenuto dall’inazione e complicità dei nostri governi”.

Sul versante dei porti c’è uno sciopero mondiale il 30 ottobre contro i traffici d’armi, sostenuto in Italia dall’Unione sindacale di base (Usb) che ha proclamato lo sciopero generale.

View the original on Il Fatto Quotidiano →

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.