Clemente Russo torna nella boxe da professionista, Gigliotti: “È fermo da 5 anni. Il pugilato italiano non può puntare su un 44enne”
Jonathan Kogasso, diciannove vittorie su altrettanti match (11 per ko), sabato 19 settembre in Sardegna (diretta Rai Sport) affronta l’argentino Kevin Cristopher Ramirez, un argentino che ha vinto recentemente il World Boxing Grand Prix di Riad. L’incontro è valido per la cintura International dei pesi bridger WBC, dopo che il suo maestro Vincenzo Gigliotti — uno che da pugile ha vinto diversi titoli italiani e ha combattuto per l’Europeo e il Mondiale — ha rifiutato l’incontro con Clemente Russo, che pochi giorni fa ha annunciato un clamoroso rientro. Personaggio carismatico e mediatico come pochi altri pugili in Italia, Russo (da dilettante due volte campione del mondo e due volte medaglia d’argento alle Olimpiadi) a 44 anni ha deciso di rientrare a boxare da professionista.
“Non si discute il valore pugilistico a livello dilettantistico di Clemente – dice Vincenzo Gigliotti al fattoquotidiano.it – ma stiamo parlando di un pugile che è fermo da cinque anni, non ha mai fatto i Pro e in carriera non è mai andato oltre le sei riprese. Io sono rientrato dopo dieci anni che ne avevo 42: mi sono allenato per una stagione e ho fatto una fatica tremenda a battere uno di 20 anni più giovane che qualche tempo prima avrei sconfitto senza neanche faticare. Solo che i colpi, allora, li sentivo il doppio. Io trovo assurdo, non il rientro di Russo in sé, che per il suo blasone ci può anche stare, ma che debba farlo con un pugile vero come Momo El Maghraby. Certo, riporta interesse, verrà trasmesso su Italia Uno, ma il pugilato italiano non può puntare su uno di 44 anni! Se questo match è fine a se stesso e non ne beneficiano i pugili giovani, non ha senso. Il pugilato italiano è messo malissimo. È povero, e non per colpa mia e tantomeno dei pugili!”.
Jonathan Kogasso è stato campione italiano dei cruiser e vincitore della cintura Ebu Silver. Da sempre nel roster TAF di Edoardo Germani, è passato quest’estate con Alessandra Branco, con la quale esordisce proprio sabato. “Edoardo Germani è stato bravissimo – continua Gigliotti – già da ragazzo era meglio di tanti altri organizzatori con decenni di esperienza. È stato in grado di mettere il pugilato al centro dell’attenzione, riempiendo più volte l’Allianz. Ma avevamo idee diverse sul percorso da far fare a Kogasso da qui in avanti. Poi ci è stato proposto Russo: ma se a livello pugilistico un match così non dà niente per uno del livello di Kogasso, bisogna avere quantomeno una borsa adeguata“.
Carriera lunghissima quella di Clemente Russo, vent’anni tra i dilettanti elite, fino al 2021, quando ha mancato la qualificazione ai Giochi Olimpici e si è ritirato a 39 anni. L’età iniziava a farsi sentire: nell’ultimo titolo italiano vinto ad Avellino, in semifinale, meritava la sconfitta con Dmytro Tonyshev. Per il passaggio al professionismo sembrava troppo tardi, fino a qualche anno fa non si poteva fare il percorso parallelo tra dilettanti e professionisti, e i Gruppi Sportivi (Russo è nella Polizia Penitenziaria) non permettevano il passaggio Pro (Vincenzo Picardi ha avuto l’autorizzazione solo nel 2019).
Dopo una serie di reality show da protagonista e l’incarico di commissario tecnico della Nazionale, Russo è spesso ospite a Pressing per parlare di Napoli. Proprio nella trasmissione di Mediaset, domenica scorsa, è giunto l’annuncio ufficiale: Clemente Russo tornerà a combattere il 21 novembre all’Allianz Cloud a Milano, in una serata organizzata dalla TAF (e trasmessa sulle reti di Pier Silvio Berlusconi, di cui Russo è amico). Saranno otto round contro Momo El Maghraby, italo-egiziano di trent’anni con un record di 15 vittorie in altrettanti incontri e campione italiano dei mediomassimi. Il peso dell’incontro è stato fissato ai 93 chili.
Il problema è che Russo, per regolamento, non potrebbe combattere a causa dei limiti di età, del numero di stagioni in cui è rimasto fermo e, forse, anche per un conflitto d’interessi legato al suo ruolo di allenatore in Nazionale. Ma la FPI non sembra essersi tirata indietro, anzi, appare intenzionata a risolvere ogni questione per non impedire il match. Un evento che somiglia più a quelle kermesse che organizzano negli Stati Uniti, dove lo spettacolo ha un valore enormemente superiore allo sport. Insomma, non sembrerebbe trattarsi di un match vero, anche se la curiosità, ormai, c’è tutta. Sperando non sia un altro duro colpo ad uno sport che non sembra più essere quello che eravamo abituati a conoscere decenni fa.
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