Giovani, 4 espatriati su 10 tornano in Italia e il 70% è soddisfatto della scelta. I dati

Rientrati a casa e contenti. È questa l'ultima fotografia sui giovani italiani che tornano dall’estero scattata dall’ultimo focus di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. Secondo lo studio, sono oltre 129mila i connazionali che nel periodo compreso tra il 2021 e il 2025 hanno fatto rientro nella Penisola dopo un periodo di studio o di lavoro trascorso oltreconfine, un dato in forte crescita rispetto agli ultimi quindici anni.
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I dati sui flussi
Come evidenzia l’analisi dal titolo Il rientro dei giovani dall'estero: numeri e tendenze, su 100 trasferimenti all’estero i rientri nell’ultimo quinquennio ammontano a 40, nove in più rispetto al periodo 2015-2021. Netto è il confronto con l’orizzonte temporale 2011-2015 quando i rientri erano 26 ogni 100 partenze.
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©IPA/Fotogramma
Chi sono i giovani rimpatriati e perché tornano
Negli ultimi cinque anni si rimpolpano le fila di quello che l'analisi ha definito un "piccolo esercito che non fa clamore". Si tratta di giovani italiani tra i 18 e i 39 anni che decidono di rientrare in Italia dopo un periodo di permanenza all’estero. Il focus evidenzia un’età media di 29,6 anni, periodo della vita in cui tanti connazionali ritengono conclusa l’esperienza formativa o professionale oltreconfine e fanno le valigie per aprire un "nuovo capitolo" della loro vita nel nostro Paese. Secondo la rilevazione, compiuta su un campione di italiani all’estero, oltre 4 su 10 legano la decisione di partire a ragioni finalizzate all’avvio di una carriera o comunque ad un miglioramento lavorativo.
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Sorpresa Sud, attira un terzo dei rientri
Dai dati emerge inoltre come circa un terzo dei rientri (31,7%) sia indirizzato verso regioni del Sud Italia. Chi sceglie di interrompere l’esperienza in un Paese straniero guarda spesso oltre all’aspetto retributivo e abbraccia una dimensione più ampia di benessere personale legata, per esempio, al desiderio di fare figli restando vicino alla propria famiglia.
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Sette su dieci soddisfatti al rientro
Un altro aspetto importante è la soddisfazione dichiarata dopo l’avvenuto rientro. Nonostante la maggioranza dei rispondenti avesse già la sicurezza di trovare un posto di lavoro una volta in Italia, circa il 37% afferma di essere ripartito da zero in cerca di un impiego, forte di maggiori capacità linguistiche e delle esperienze acquisite in un contesto internazionale. Secondo il focus, oltre 7 giovani rimpatriati su 10 giudicano la positiva la propria situazione personale dopo aver salutato l’estero, mentre il 53,5% ritiene la posizione professionale "alla pari" o "migliore" rispetto a prima.
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La geografia dei ritorni
Per quanto riguarda i singoli Paesi, 42 rimpatri ogni 100 provengono da Germania e Regno Unito, entrambe ben al di sopra della media europea, pari al 32,5%. I giovani connazionali che tornano nella Penisola convergono in primo luogo in Lombardia, prima tra le regioni con il 19,8% degli arrivi. Al Mezzogiorno svetta la Sicilia che da sola attrae il 9,2% dei cervelli tricolore dall’estero, a pari merito con il Lazio, intorno al 9%.
De Luca: "Creare condizioni per scelte durature"
Per Rosario De Luca, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro, i rimpatri si affermano come un fenomeno "sempre più rilevante" per il Paese. "Per questo è importante non solo favorire il rientro ma anche creare le condizioni perché la scelta possa essere duratura nel tempo e per valorizzare pienamente le esperienze maturate all'estero", afferma.
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Il fattore retribuzioni
Per i giovani connazionali la decisione di tornare in patria non equivale tuttavia ad una cambiale in bianco. Come rileva una recente indagine contenuta nel Rapporto Giovani Expat. Come farli tornare, promossa dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (Cnel), la scelta di investire il proprio futuro in Italia è subordinata ad un aumento consistente delle retribuzioni e ad un riconoscimento del merito. Secondo il sondaggio, realizzato da Ref Ricerche con Questlab, l'83% dei rispondenti giudica "estremamente rilevante" l'avanzamento dello stipendio, percentuali simili ad altre voci come la possibilità di trovare un impiego coerente con il proprio profilo (88%) o di garantire un equilibrio tra vita professionale e privata (72%). Secondo il Cnel, tra il 2011 e il 2024 l'Italia ha perso, al netto dei rientri, 441 mila giovani tra i 18 e i 34 anni, con un saldo negativo record di oltre 61 mila unità nel solo 2024.
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