Stop agli allevamenti di polpi e tonni rossi, la proposta di legge di Avs: “Danni incalcolabili ai nostri mari per il profitto”
Divieto preventivo agli allevamenti di polpo, divieto agli allevamenti di tonno rosso – in forte crescita nel Mediterraneo – e una moratoria sull’introduzione di nuove specie carnivore e sull’espansione dell’acquacoltura carnivora già esistente. Alleanza Verdi-Sinistra deposita una proposta di legge che ha la finalità di proteggere i mari italiani (e non solo) e la loro biodiversità.
Nel mondo, non esistono allevamenti di polpi. Eppure ci sono Paesi che vorrebbero metterli in piedi, spinti dalla richiesta del mercato e dal relativo profitto. Ci ha provato per anni, per esempio, la Spagna. Soltanto quest’anno – e finalmente – il progetto è stato bloccato in maniera definitiva: con la regia della multinazionale Nueva Pescanova, si trattava di stipare un milione di animali nelle vasche. Ma l’Autorità portuale di Las Palmas lo scorso luglio ha fermato tutto, grazie alla mobilitazione della comunità scientifica, delle associazioni (Compassion in World Farming in testa) e dei cittadini e delle cittadine.
Per quanto riguarda i tonni, il discorso si complica. Gli allevamenti – di fatto, degli impianti di ingrasso – sono in continua crescita. Secondo i dati di ICCAT (International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas), nel nostro Paese ce ne sono 13; più di 120 nel Mediterraneo, con Malta capofila. La percentuale maggiore della carne viene esportata in Giappone. I tonni, generalmente giovani, vivono allo stato selvatico, vengono catturati e rinchiusi nelle gabbie in mezzo al mare e fatti ingrassare in pochi mesi per renderli “vendibili” sul mercato. Il loro stato di conservazione, dopo una ripresa nei decenni scorsi grazie a politiche restrittive, è di nuovo sotto osservazione proprio a causa dell’acquacoltura.
Ora Avs, grazie al supporto di CIWF Italia, presenta la proposta di legge in una conferenza stampa in programma martedì 13 ottobre, con l’onorevole Devis Dori, la direttrice dell’associazione Annamaria Pisapia, il biologo marino Andrea Spinelli e il documentarista Marco Spinelli. “Gli animali hanno il diritto di vivere una vita degna di essere vissuta – dice Pisapia – e gli allevamenti intensivi non garantiscono questo diritto. Succede per miliardi di animali ogni anno”. Oltre al benessere degli animali, gli “impatti sono devastanti per il Pianeta, per via soprattutto delle emissioni e dell’inquinamento delle acque, e per la salute umana”. Nel caso dell’acquacoltura carnivora, c’è un elemento specifico: “Polpi e tonni richiedono una grandissima quantità di altri animali di cui nutrirsi, e ciò provoca lo spopolamento dei mari”. La stima è che per ottenere un chilo di tonno, servono fino a 16 chili di pesce selvatico (per lo più sardine, acciughe e sgombri).
Per quanto riguarda i polpi “è una nostra lotta-bandiera, che vuole dimostrare come l’uomo non possa piegare la natura per il proprio tornaconto personale” continua Pisapia. “Il polpo è super intelligente, è solitario, ma verrebbe ammassato con migliaia di altri polpi, con una mortalità prevista altissima. Così si violenta la natura, non c’è rispetto per gli animali e per l’ambiente”. “L’obiettivo è arrivare a un’iniziativa legislativa italiana che eviti che nei nostri mari si pianifichino allevamenti di queste specie animali” dichiara Dori di Avs. “L’iniziativa è tanto più importante dal momento che in questo periodo storico governo e maggioranza vanno nella direzione diametralmente opposta“. Per esempio “se ci spostiamo sulla terraferma lo vediamo con l’accanimento alle specie selvatiche col ddl caccia. Noi vogliamo mettere il nostro Paese al riparo dagli appetiti di chi pensa solo al profitto, sfruttando gli ecosistemi e il benessere animale”.
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