Carissimo nemico, 20 anni dopo Berlino é di nuovo Zidane contro Italia
Carissimo nemico. Venti anni dopo la notte di Berlino, Zinedine Zidane e l'Italia si ritrovano da avversari per la prima volta con le nazionali, ed è un incrocio di amori ingrigiti e vecchi rancori. Al di là dei cinque anni alla Juve, del Pallone d'Oro vinto quando era bianconero (ma essenzialmente per aver guidato la Francia al primo Mondiale), dell'amicizia con Del Piero e dei successi con Lippi, tra 'Zizou' e l'Italia non é mai scoccata la scintilla vera.
"Più divertente che utile", disse infatti di lui Gianni Agnelli quando nel 2001 scelse Madrid, legando per sempre la storia della sua vita al Real. "L'Italia è sempre nel mio cuore", disse tempo fa, dribblando però ogni offerta di panchina in serie A, che quel cuore lo scaldava poco.
La maglia cucita sulla pelle è in sostanza quella dei Bleus, e per questo è rimasto fermo cinque anni, dall'addio al Real, in attesa che Deschamps liberasse il posto. Venerdì per Zidane, che gli italiani li ha poi affrontati solo con i club, sarà un 'deja vu', e ci sarà tutta la Francia ad attendere la prima volta del suo idolo da ct in una partita in casa.
"Nessuna sorpresa - dice Manu Koné a proposito dell'entusiasmo attorno a Zizou - vedrete venerdì allo Stade de France, che ovazione: è perfettamente logico, vista la sua immensa carriera, e la tecnica che ancora mostra in allenamento...". Sul palcoscenico, l'Italia è comprimaria assoluta, sia per la più che tangibile distanza di talento tra Olise e i giovani di Mancini, sia perché di quella Italia campione a Berlino - uscito Buffon dal ruolo di capodelegazione - resta solo il ricordo.
La memoria di Zidane, a dire il vero, non potrà non andare anche a quella testata a Materazzi, che ne ha macchiato la carriera per tutti tranne che per i francesi, pronti a perdonargli tutto in nome dei due colpi di testa vincenti nella finale del '98. Solo in Italia si ricorda che il ragazzo di Marsiglia aveva già fatto quel gestaccio da rissoso, in una partita di Champions Juve-Amburgo, nel 2000, contro il tedesco Kientz: risultato, cinque giornate di squalifica e probabile addio al secondo pallone d'Oro.
La conseguenza della testata a Materazzi, dalla dinamica mai chiarita dai due protagonisti, fu invece l'addio alla nazionale, dopo 108 partite di cui quattro contro gli azzurri. Dalla prima nel torneo di Francia pre Mondiale, un 2-2 nel '97 aperto proprio dal gol di Zizou, alla finale del Mondiale 2006 con suo gol su rigore e poi l'espulsione prima dei rigori tutti azzurri; passando per l'ottavo di Francia '98, chiuso sullo 0-0 e poi vinto ai rigori dai padroni di casa, fino alla finale di Euro 2000 segnata dal Golden Gol francese.
Anche lì Zidane fece litigare, tra rimproveri di Berlusconi e dimissioni di Zoff per la marcatura azzurra. A conferma che Zizou non è mai stato un epigono di Platini; non c'era l'origine italiana, non c'era il bianconero tatuato, e nemmeno quel sottile filo di amore e supponenza che alimenta gli stereotipi Francia-Italia. Solo tanta distanza. Zidane il calcio italiano non lo hai mai davvero capito, e forse neanche amato. Semmai battuto, o portato dentro come un rimorso silenzioso.
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