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Monday, September 21, 2026

Mini pacchi: la tassa italiana rinviata fino al 30 novembre, ma arriva quella europea

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Un groviglio di prelievi fiscali, tra normative europee e fughe in avanti nazionali, sta per abbattersi sui "mini pacchi" di valore inferiore a 150 euro provenienti dai Paesi extra-Ue (Cina in primis). L'obiettivo è chiaro: arginare la concorrenza sleale dell'e-commerce selvaggio e coprire i costi dei controlli doganali. Tuttavia, l'intreccio tra tasse comunitarie e balzelli locali sta creando un rompicapo normativo e finanziario di difficile soluzione per il governo italiano.

Il primo bilancio: dazio promosso, importazioni giù

L'unica certezza, al momento, è il dazio da 3 euro scattato lo scorso 1 luglio. Nei primi due mesi di applicazione sul territorio italiano, scrive Il Sole 24 Ore, la misura ha generato un gettito di 83 milioni di euro. Il dato più clamoroso è però l'effetto deflattivo sulle spedizioni: nel bimestre luglio-agosto si è registrato un crollo del 39% delle importazioni rispetto ai due mesi precedenti. Il boom dell'e-commerce low-cost, cresciuto a ritmi tumultuosi a partire dal periodo pandemico, sta subendo la prima vera battuta d'arresto. Nel solo 2025 erano arrivati in Europa quasi 5,9 miliardi di mini pacchi, creando un pesante effetto dumping sui rivenditori tradizionali.

In arrivo l'“Handling Fee” europea

Al dazio estivo si sommerà presto una nuova imposta. Il Consiglio e il Parlamento europeo hanno già dato il via libera all'introduzione, entro il prossimo 1 novembre, della cosiddetta handling fee (tassa di gestione). A differenza del dazio, questa misura ha uno scopo puramente operativo: serve a coprire gli enormi costi amministrativi sostenuti dalle dogane europee per controllare la qualità e la sicurezza delle merci. Un'attività che si è rivelata vitale: secondo i dati dell'Agenzia delle Dogane, le ispezioni mirate condotte nell'Ue nel 2025 su elettronica, giocattoli, cosmetici e integratori hanno rivelato che oltre il 60% dei prodotti controllati non è conforme agli standard di sicurezza europei, a causa di ingredienti vietati o etichette mancanti. L'importo di questa nuova tassa di gestione è ora al vaglio della Commissione Ue: secondo indiscrezioni, la cifra potrebbe oscillare tra i 2 e i 4 euro, deprimendo ulteriormente i flussi di spedizioni low-cost.

Il rebus della tassa italiana da 2 euro

A complicare lo scenario si inserisce la mini tassa italiana da 2 euro. Introdotta originariamente con la manovra economica per il 2026, l'imposta nazionale avrebbe dovuto anticipare le mosse di Bruxelles, ma l'accelerazione della macchina comunitaria ha finito per congelarla. L'entrata in vigore, inizialmente prevista per l'1 luglio, è già stata rinviata due volte: prima all'1 ottobre e, di recente, all'1 dicembre. Il problema principale per l'esecutivo è di natura contabile e strategica. Per finanziare i due rinvii il governo ha dovuto trovare coperture finanziarie per oltre 102 milioni di euro, mentre dal 2027 la tassa italiana dovrebbe garantire un introito strutturale di 245 milioni di euro all'anno. Cancellare il balzello per evitare una doppia tassazione (italiana ed europea) sui consumatori aprirebbe un buco di bilancio difficile da colmare. Al contempo, mantenere la tassa italiana sopra l'handling fee europea appare complesso, anche perché la parte prevalente dei prelievi comunitari non resta nelle casse dello Stato italiano, ma viene devoluta a Bruxelles. Trovare una quadratura del cerchio, per il ministero dell'Economia, sarà tutt'altro che semplice.

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