“Sapevo che sarei stato squalificato e continuavo a giocare. Non odiavo me stesso. Vanoli è arrivato e mi ha subito detto: ‘Ma cosa hai fatto?'”: parla Fagioli
Sette mesi lontano dal campo, poi il ritorno e ora la rinascita. Nicolò Fagioli ripercorre il periodo della squalifica per il caso scommesse, tra le difficoltà iniziali e una consapevolezza maturata con il tempo. “Il primo mese è stato veramente difficile“, racconta il centrocampista a Sportweek, che ringrazia la Juventus e Massimiliano Allegri per essergli rimasti accanto. “È stato strano perché io già sei mesi prima sapevo che sarei stato squalificato e nonostante ciò ho continuato a giocare. Sono grato alla Juve e ad Allegri, che erano a conoscenza della situazione e mi sono stati vicini. Prima di ogni partita il mister mi chiedeva: ‘Te la senti?’. E io tutte le volte rispondevo: ‘Sì, voglio giocare’. Dei sette mesi in cui sono rimasto fermo il primo è stato veramente difficile perché non ero abituato a stare lontano dal terreno di gioco”, ha spiegato Nicolò Fagioli che ha poi proseguito: “Nei successivi 6, invece, sono stato bene, almeno per i primi tempi. Sai, un calciatore è sempre immerso in questo frullatore quotidiano fatto di allenamento-partita-allenamento. Io ho potuto staccare la testa e mi divertivo a vedere i miei compagni giocare”.
La squalifica ha cambiato anche le sue giornate, costringendolo a riorganizzare tempi e abitudini lontano dalle partite. La pausa forzata gli ha lasciato più spazio per gli affetti e per altre passioni. Ma cosa fa oggi Nicolò Fagioli per “non annoiarsi”, come disse ai tempi, quando si autodenunciò per il caso scommesse?: “No, no. Beh, innanzitutto resto molto più tempo al campo. Arrivo qui alle otto–otto e mezza del mattino e torno a casa verso le tre e mezza-quattro. Prima restavo al centro sportivo tre o quattro ore in meno. A casa sto con la ragazza, il cane, i miei quando vengono a trovarmi. In estate gioco a tennis o a padel perché amo far sport. Cose molto banali, ma che mi divertono“.
Il passaggio più delicato riguarda il rapporto con sé stesso e la consapevolezza degli errori commessi nel caso scommesse. Ha riconosciuto le proprie responsabilità, ma non si è mai odiato. “In realtà no. Non c’è mai stato niente che non ho sopportato di me stesso. Negli anni delle scommesse mi andava bene tutto di me, anzi neanche ero cosciente di sbagliare, però non è che odiassi me stesso. E anche adesso che ho compreso i miei errori, non mi odio per ciò che ho fatto“. Un percorso nel quale ha avuto un ruolo anche il sostegno psicologico, che gli ha permesso di riconoscere aspetti del proprio carattere e di riflettere sulle persone incontrate nel mondo del calcio. “Col percorso fatto dallo psicologo ho scoperto di essere tanto sensibile, anche tanto buono, e alcune volte essere buoni non porta sempre sulla strada giusta, soprattutto nel mondo del calcio, perché in giro c’è parecchia gente sempre pronta ad approfittarsi di te”.
Adesso lo sguardo è rivolto al futuro. Fagioli parla di una maturità diversa, della necessità di non sottovalutare le conseguenze delle proprie azioni e di affrontare la carriera con un senso di responsabilità maggiore rispetto al passato. “In realtà prima ero incosciente, non avevo paura di niente, nemmeno di essere squalificato, nella mia ignoranza non pensavo a niente. Oggi non so, mi pare esagerato parlare di paura… Ecco, penso che ogni anno che passa è un anno in più. Non dico che vedo la fine della carriera perché ho appena 25 anni, però mi accorgo che non sono più 18 o 20, dunque ogni anno che passa aumentano le responsabilità e devo far meglio”.
Poi infine una parentesi sul rapporto con Vanoli: “Quando è arrivato, un anno fa, mi ha subito parlato in faccia. ‘Tutti dicono che sei un fuoriclasse, un fenomeno, ma poi, stringi stringi, cosa hai fatto di così importante per essere descritto in questo modo?’. Quelle parole mi hanno smosso qualcosa dentro. Il primo mese non ho giocato tanto. Mi sono messo sotto, ho lavorato e mi sono conquistato il posto. L’obiettivo, ovviamente, è quello di non perderlo più“.
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