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Friday, September 18, 2026

L’ultima aberrante mancetta sanitaria: assicurazioni private per gli addetti della scuola

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L’ultima aberrante mancetta sanitaria: assicurazioni private per gli addetti della scuola

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L’articolo 1 della Legge 833 del 78 recita che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il servizio sanitario nazionale”. E’ una disposizione forte che nessun partito contesta ma che viene contraddetta sempre più frequentemente con finanziamenti pubblici al di fuori del perimetro del Ssn.

Il primo, a dire il vero addirittura pre-esistente al Ssn, riguarda lo sconto fiscale per assicurazioni sanitarie private e spese sanitarie. Il contribuente può detrarre dall’imposta il 19% di suddette spese senza limite; si tratta chiaramente di una norma con effetti regressivi e che sottrae potenziali risorse per il Ssn. Poi, in tempi più recenti, si è introdotto il welfare sanitario nella contrattazione nazionale: in diversi settori e aziende vengono offerte mini coperture sanitarie ai dipendenti, anche in questo caso con parte dei costi sostenuti dalla collettività. Infatti, a parità di valore dei benefici economici per i dipendenti, i costi del welfare aziendale hanno un trattamento fiscale molto più vantaggioso di eventuali incrementi retributivi. Infine, l’ultimo passo: lo Stato ora finanzia assicurazione private per 1,25 milioni di dipendenti della scuola pubblica.

Per quest’ultimo intervento lo Stato spenderà 80 milioni all’anno dal 2026 al 2029. Considerando la numerosità dei beneficiari, si può stimare un premio medio per addetto di circa 64 euro all’anno: un valore così basso da poter garantire una copertura reale solo se questa sarà molto più limitata di quanto appare sulla carta, dove si presenta invece generosa, includendo praticamente tutto, dalle visite mediche all’assistenza odontoiatrica e ai grandi rischi. Addirittura si prevede una diaria in caso di ricovero coperto dal Ssn: l’addetto della scuola riceverebbe un contributo dall’assicurazione anche se non ha speso nulla.

Si tratta di un intervento aberrante per diversi motivi. Da un punto di vista assicurativo basta che tutti gli addetti facciano una seduta di igiene dentale all’anno per generare una perdita tecnica per le assicurazioni: è quindi lecito chiedersi come mai gruppi come UniSalute, Intesa San Paolo Protezione e Poste Assicura abbiano partecipato alla gara Consip. La risposta più probabile è che la copertura finirà per essere molto più limitata di quanto appare, attraverso dispositivi come franchigie, scoperti, massimali e convenzionamenti, oltre a procedure amministrative pesanti che scoraggeranno l’accesso alle prestazioni da parte di molti beneficiari. Non è escluso che l’operazione serva anche come specchietto per le allodole, per catturare clienti verso altri prodotti assicurativi, incluse polizze sanitarie più generose: lo si vedrà negli anni a venire.

Ma l’aspetto più grave – a mio avviso – è che lo Stato spenda per assicurazioni private, il cui valore, come visto, è discutibile, invece di finanziare di più il Ssn. Si potrebbe obiettare che questa misura sia comunque meglio di niente per chi non potrebbe altrimenti permettersi una polizza sanitaria privata. Ma l’argomento non tiene: è largamente riconosciuto che il Ssn è sottofinanziato, e usare risorse pubbliche per finanziare assicurazioni private a favore di una categoria specifica di dipendenti pubblici sottrae fondi proprio a chi ne avrebbe più bisogno, indipendentemente dalla professione.

Se davvero si crede nel Ssn, cioè in un servizio universale dove il solo criterio di accesso dovrebbe essere il bisogno, occorre concentrare tutte le risorse pubbliche per sostenere il suo finanziamento, non disperderle. Le assicurazioni complementari possono essere utili, ma non dovrebbero ricevere finanziamenti pubblici. Continuare su questa strada delle “mancette” per singole categorie professionali significa impoverire il Ssn e scardinare il principio di uguaglianza nell’accesso alle prestazioni sanitarie essenziali.

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