Il ritorno dei Sì Tav. Dalla piazza dei quarantamila al presidio dei duecento. Il presidente Cirio minimizza: “Basta anche solo una persona”
A Torino tornano in piazza i Sì Tav. Ma se nel 2018 erano in 40mila, oggi non superano le duecento persone. E per raccontare la piazza, bisogna iniziare dalle assenze. Non ci sono più le “madamine”. Non c’è il sindaco dem Lo Russo, che manda un messaggio di sostegno. Non c’è il Pd. Non c’è Calenda, che dice di essere bloccato in Sicilia e manda un audio messaggio. E non ci sono le persone. Soltanto in duecento si presentano davanti al municipio. Ad accoglierle c’è Mino Giachino, l’ex sottosegretario ai Trasporti di Forza Italia, che non ha mai smesso di mettere la faccia sulla battaglia Sì Tav.
E poi c’è il presidente della Regione Alberto Cirio che prova a sgomberare il campo dal tema della partecipazione: “Per un presidio basta anche solo una persona, e se dovessi essere anche uno solo, perché la Tav va avanti metro per metro”. Tra una bandiera del partito liberaldemocratico e una di Azione, spunta anche il vice presidente di Confindustria Giorgio Marsiaj che rileva una “partecipazione sentita”. L’unico sindacato presente in piazza è la Cisl: “Non è vero che del Tav non frega niente a nessuno. Anzi, i cittadini hanno la consapevolezza che il cantiere ormai va avanti per inerzia” dice il segretario generale della Cisl Piemonte Luca Caretti. Ma è lo stesso Mino Giachino a rilevare come sul versante italiano l’opera vada a rilento: “Meloni intervenga, come fece Cavour”. Ma c’è anche un altro spettro che aleggia in piazza. “Se dovesse vincere il campo largo – avverte Giachino – il Tav è a rischio”.
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