Iran replica a Trump: “Nessuna trattativa con Washington”. Abbattuto un quarto drone Usa sullo Stretto di Hormuz
Doppio messaggio agli Usa, sul campo militare e diplomatico. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato l’abbattimento di un drone statunitense MQ-1 nello Stretto di Hormuz. Nelle stesse ore i vertici della Repubblica islamica hanno replicato alle parole di Donald Trump, smentendo qualsiasi ipotesi di una ripresa dei colloqui con Washington .
È uno stallo senza fine quello tra Iran e Usa, tra cui proseguono ostilità e accuse reciproche, mentre il fronte si allarga sul Mar Rosso facendo infiammare i mercati e volare i prezzi di gas e petrolio. Secondo i Pasdaran il drone Mq-1 neutralizzato sopra il settore orientale dello Stretto di Hormuz è il quarto abbattuto negli ultimi giorni nei pressi di questo passaggio marittimo.
Lunedì l’inquilino della Casa Bianca aveva dipinto uno scenario, assicurando la disponibilità di Teheran a dialogare, e anche in fretta. “La nazione iraniana, ormai in declino, vuole raggiungere un accordo, in fretta e con urgenza. Sarò io a decidere se gli Stati Uniti sceglieranno o meno di impegnarsi, un’idea alla quale restiamo aperti”, aveva scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social.
Oggi la secca replica Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, uno dei massimi organi della Repubblica Islamica. “Non lasciatevi distrarre dai segnali contrastanti del presidente americano, che alterna ‘nessun negoziato’ e ‘siamo pronti a parlare’ con l’Iran“, ha scritto su X . “Nessun colloquio finché non saranno soddisfatte le condizioni dell’Iran. Punto”, ha ribadito in un messaggio in inglese che sembra indirizzato proprio alla Casa Bianca.
Teheran chiede a Washington di porre fine in modo definitivo alla guerra e a ogni aggressione contro l’Iran e i suoi alleati nella regione, incluso Hezbollah in Libano, dove anche in queste ore proseguono i raid israeliani. Il regime iraniano chiede inoltre la revoca del blocco imposto ai suoi porti, un risarcimento completo per i danni di guerra, la revoca delle sanzioni contro la sua economia e lo sblocco incondizionato dei suoi beni congelati all’estero.
Domani il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi volerà a Pechino per incontrare il suo omologo Wang Yi. I due ministri, che si erano visti l’ultima volta a luglio, si incontreranno, secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri cinese, nel tentativo di Pechino di mediare nella guerra in corso fra l’Iran e gli Stati Uniti.
Intanto crescono le preoccupazioni per la situazione dell’altro dtretto gemello di Hormuz, quello di Bab el-Mandeb dove la milizia yemenita degli Houthi è riuscita ad allargare il suo controllo minacciando le forniture internazionali di greggio. Alle 15 (le 21 in Italia) la situazione del corridoio sul Mar Rosso sarà discussa al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. A convocare la riunione è stata la Francia, che detiene la presidenza mensile del Consiglio di Sicurezza.
Il Qatar, riporta Al Jazeera, ha avvertito delle “gravi conseguenze” che avrebbe una chiusura di quella rotta che passa dallo stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso. “Il mondo sta già soffrendo abbastanza per la chiusura dello Stretto di Hormuz, quindi non possiamo permetterci di aggiungere anche Bab el-Mandeb a questa situazione”, ha affermato Ibrahim Al Hashmi, funzionario del ministero degli Esteri di Doha, parlando con giornalisti. A detta sua, una chiusura dell’ingresso meridionale del Mar Rosso sarebbe “catastrofico per il mondo intero“.
Anche sul fronte umanitario la situazione è drammatica. Le Nazioni Unite stimano in oltre 125mila gli sfollati a causa dei combattimenti tra i miliziani filoiraniani e le forze governative sostenute dall’Arabia Saudita. Un numero che cresce di giorno in giorno.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.