“Sicilia, parenti di mafiosi all’Assessorato alla Sanità”: l’inchiesta de Lo Stato delle Cose si intreccia con l’indagine su Armao
“Di botto, tolgono una collega dal sesto piano ed entra C.R., da lì comincia l’inferno. Siamo state minacciate, nessuno doveva dire come era entrata e a chi apparteneva. Si presume che sia la compagna del figlio di G.B”. È il racconto di un’addetta alle pulizie nei locali dell’Assessorato regionale alla Salute raccolta dal programma “Lo Stato delle cose”, di Massimo Giletti in onda lunedì alle 21 e 15 su Rai3, su presunti favoritismi riservati ad una collega solo perché compagna del figlio di Gaspare Borzellino (incensurato), “Group Operation Manager” della società bolognese Rekeep, ex Manutencoop F.M. Spa, che opera nel settore del facility management e dal 2021 gestisce l’appalto del servizio di pulizia in diversi enti pubblici.
Borzellino è il compagno di Rosa Genova, figlia del boss Salvatore Genova, figura di vertice del mandamento di Resuttana e arrestato nel 2023 per mafia. Secondo al testimonianza delle lavoratrici, raccolta dal programma tv, Borzellino avrebbe fatto pressioni a coloro che avrebbero chiesto spiegazioni sulla nuova collega, non concedendo straordinari e minacciato il possibile licenziamento.
Si torna a parlare della presenza scomoda di mafiosi e parenti nelle società che operano nel settore delle pulizie, dopo le denunce del deputato regionale Ismaele La Vardera (Controcorrente), che hanno spinto la commissione regionale antimafia, presieduta dal dem Antonio Cracolici, ad aprire un’indagine e audire per giovedì il presidente Renato Schifani e l’assessore alla salute, Marcello Caruso.
Quest’ultimo, fedelissimo del governatore, suo capo di gabinetto fin quando Schifani era al Senato, è stato aspramente criticato da Pd-M5S e Controcorrente, in virtù dell’inchiesta per corruzione che coinvolge l’avvocato Gaetano Armao, già superconsulente giuridico del presidente. Nell’indagine infatti, è riportato un incontro in assessorato tra Caruso e Armao, dove l’avvocato, facendosi portatore degli interessi privati di una Onlus, si rendeva disponibile a redigere una “memorietta” per Caruso in modo da stoppare un decreto assessoriale che sfavoriva la onlus.
Le testimonianze raccolte da Silvio Schembri de “Lo Stato delle cose” sostengono che negli uffici dell’Assessorato alla salute, siano scomparsi i fogli delle presenze con nomi e cognomi dei dipendenti impiegati in servizio. Un probabile tentativo di evitare che si possa risalire alle identità e quindi alle parentele di alcuni dipendenti. Anche nel Dipartimento per le Attività Sanitarie della Regione (DASOE), a pochi passi dall’assessorato, lavorerebbe la figlia di un mafioso ucciso e un’altra donna che sarebbe la figlia dell’autista Borzellino. Tutte lavoratrici, sempre secondo il racconto delle fonti, “intoccabili”. Chi tenta di alzare la cresta o fare domande sarebbe stato intimidito. “Sputano nel caffè dove tu devi bere per portare rispetto a loro”, racconta una fonte. Anche un sindacalista sarebbe stato vittima di un avvertimento, con le feci cosparse sulla maniglia del sul ufficio.
Tra i nomi segnalati nell’esposto di La Vardera ci sono Antonella Serio (incensurata) tutor di Rekeep, sorella dei boss del mandamento Tommaso Natale: Mimmo e Nunzio, entrambi detenuti per mafia, e Giuseppe Serio, di recente tornato in libertà dopo aver scontato anche lui una condanna per mafia. E Rossella Leonardi (incensurata) moglie di Tommaso Nicolicchia, condannato in appello a 15 anni e 20 giorni per aver preso parte al mandamento di Brancaccio.
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