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Thursday, October 8, 2026

'Gli Usa colpiranno l'Iran prima del voto', ma Trump nega

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Gli Stati Uniti non attaccheranno l'Iran prima delle elezioni di metà mandato. Parlando di "discussioni costruttive" in corso, Donald Trump smentisce i rumors su un attacco imminente dettato dalla necessità di frenare il caro-energia che sta penalizzando i repubblicani in vista delle midterm. Sembra invece restare in piedi l'ipotesi di un'escalation dopo il voto, per la quale la Casa Bianca ha già chiesto e ricevuto piani dal Pentagono qualora decidesse di agire. Con un post sul suo social Truth, il presidente ha assicurato che gli Usa non attaccheranno prima di novembre e fa "chiarezza" anche sulla situazione a Hormuz.

Video Trump in Texas, il suo discorso interrotto più volte dalle contestazioni

"Il petrolio transita attraverso lo Stretto in quantità record", ha detto cercando di spazzare via i timori su un blocco del cruciale passaggio. Secondo le rilevazioni della società di analisi Kpler, però, il numero di navi in transito a Hormuz è crollato al livello più basso da oltre due mesi, con il greggio che passa ormai con il contagocce. Che la situazione nello Stretto sia ben lontana dalla normalità è evidente anche dai compensi che ricevono i capitani di petroliere, pagati - secondo il Financial Times - 100.000 dollari al mese per attraversare lo Stretto di Hormuz, più un bonus di 50.000 dollari per ogni viaggio effettuato. Cifre che stanno alla base di quel caro-energia che gli americani lamentano a gran voce e che preoccupa Trump a meno di un mese dal voto di novembre. Proprio per frenare la galoppata dei prezzi, il presidente stava valutando un attacco prima delle elezioni. Secondo indiscrezioni di The Atlantic e Axios, il presidente ha chiesto al Pentagono di mettere a punto piani da poter attuare a breve, oltre a quelli già presentati alla Casa Bianca per un'azione dopo le midterm. Un attacco prima del voto - aveva spiegato una fonte repubblicana a The Atlantic - "farebbe registrare a Trump una vittoria e permetterebbe ai prezzi della benzina di calare".

 L'ipotesi però sembra ora accantonata con la smentita di Trump, anche se il presidente ha cambiato idea ripetutamente sui raid prima del voto. Nelle scorse settimane ha parlato di una possibile escalation dopo il voto, per poi correggersi nei giorni successivi e aprire all'ipotesi di attacchi prima del 3 novembre perchè - aveva spiegato - non far ottenere all'Iran l'arma nucleare è più importante delle midterm. Ma con l'avvicinarsi del voto e le difficoltà nei sondaggi dei repubblicani, Trump sembra aver cambiato nuovamente approccio, anche se - standp a Channel 12 - il capo di stato maggiore dell'Idf Eyal Zamir ha parlato due giorni fa con alti funzionari americani ed è stato informato dei preparativi dell'esercito statunitense per la possibilità di una ripresa su larga scala dei combattimenti contro l'Iran nelle prossime tre settimane. Il presidente è impegnato in una dura campagna elettorale, con comizi giornalieri, per cercare di salvare le sorti dei conservatori. Se perdessero il Congresso, Trump si ritroverebbe 'anatra zoppa' per gli ultimi due anni del suo ultimo mandato e a rischio impeachment.

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 Il presidente è inoltre consapevole che gli americani non hanno digerito la guerra in Medio Oriente e le conseguenze che sta imponendo. Il conflitto è uno dei temi più spinosi per i repubblicani e molti candidati conservatori stanno prendendo le distanze dal conflitto voluto da un presidente il cui tasso di approvazione è ai minimi storici. Per spiegare che non ci sarà alcun attacco prima del voto, Trump ha parlato di "discussioni costruttive" senza entrare nel dettaglio. Più volte nel corso degli ulti mesi ha rilanciato l'esistenza di trattative per scongiurare un'escalation all' ultimo finora. I colloqui, però, non hanno finora portato alcun frutto.

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