“Voglio rifare i rosoni di Notre-Dame de Paris con le mie bottiglie di pipì, ma mi servirebbe quella di mezza Parigi”: una vetrata fatta di bottiglie di urina umana, l’ultima opera di Clément Courgeon
Chissà cosa ne penserebbe Eleonora Brigliadori, che per anni ha decantato i benefici dell’urinoterapia innalzando la pipì a “acqua della vita” e presunto segreto per l’immortalità. Di fronte all’ultima provocazione in arrivo dalla Francia, forse griderebbe allo spreco. Oltralpe, infatti, le deiezioni umane hanno smesso di essere un discutibile elisir alternativo per trasformarsi a tutti gli effetti in un inedito materiale da costruzione per l’arte contemporanea. Dimenticate i pregiati vetri policromi rilegati a piombo delle grandi cattedrali: ora la luce filtra attraverso decine di bottiglie di plastica riempite esclusivamente di urina. È la grottesca e irriverente intuizione di Clément Courgeon, artista francese che ha deciso di sfidare apertamente le regole dell’estetica e del buon gusto assemblando un mosaico cromatico decisamente sui generis.
L’installazione, esplicitamente intitolata Vitrail d’urine (Vetrata d’urina), è attualmente esposta ad Arles, presso la Fondation Vincent van Gogh, inserita all’interno della mostra “Suspects Van Gogh, Tricksters & Co”. L’opera è posizionata dietro una palizzata realizzata dal collega Mathis di Collins e si presenta come un mosaico cromatico fluido, un campionario di scarti organici. Le diverse sfumature gialle, ambrate e rossastre che compongono i riflessi della finta vetrata non sono frutto di alterazioni chimiche artificiali. Come riportato dal quotidiano Libération, Courgeon ha assicurato che le variazioni di colore sono del tutto naturali: per ottenerle, all’artista è bastato calibrare la propria dieta e bere abbondanti quantità di succo di barbabietola prima di riempire i contenitori.
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