Salvini critica la Manovra e fa implodere la maggioranza. FdI: “Patti sono sanciti”. Le opposizioni: “Dormiva in Consiglio dei ministri?”
La scuola, le pensioni, la sanità. Matteo Salvini se la prende praticamente con l’intero impianto della legge di Bilancio votata dal Consiglio dei ministri, dove siede, e provoca reazioni in tutto l’arco parlamentare. Non solo quelle – fisiologiche – delle opposizioni, ma anche da parte della maggioranza. Ora il leader della Lega, vicepremier e ministro dei Trasporti, sostiene che il suo partito avanzerà proposte di modifica e sostiene di “non condividere” né i tagli all’istruzione né alla sanità pubblica. Un malcontento generalizzato, esternato anche in maniera molto netta e pesante, che arriva fino al superamento della legge Fornero: “Come io rispetto gli altri, conto che tutti rispettino quella che è la priorità della Lega”, avvisa.
Parole che hanno portato Fratelli d’Italia a rimettere i puntini sulle “i”, attraverso il responsabile economico del partito e presidente della commissione Finanze, Marco Osnato: “Ha ragione… il rispetto dei patti è sacro e in questo caso i patti sono sanciti nella legge di Bilancio”. Una sorta di pietra tombale sulle rivendicazioni di Salvini. “Il Parlamento è eletto dagli italiani apposta per migliorare qualcosa che eventualmente dovesse essere migliorato sulla scuola, sulla sanità, sulle pensioni”, aveva detto il vicepremier. “Noi come Lega ci stiamo già preparando, dicendo anche dove prendiamo i soldi, evidentemente. Quindi sono convinto che sia un momento in cui occorre essere cauti, attenti e investire laddove va investito”, era stato il commento iniziale, quasi a scavare un solco dalle norme previste in Manovra, nonostante il ministro all’Economia sia il leghista Giancarlo Giorgetti.
Quindi era partito a razzo sulla sanità: “Non condivido quelli che mettono in competizione la sanità pubblica con l’accreditato. Il modello lombardo è un esempio di dove pubblico e privato insieme possono tagliare le liste d’attesa e possono offrire più prestazioni”. Questo, aveva aggiunto, “vale anche nella scuola”. Altro argomento sul quale “ragionare”, ha sostenuto Salvini: “Come Lega qualche proposta la faremo”, ha anticipato. Per poi strappare del tutto, rispondendo a chi gli ha chiesto se si aspettava la sforbiciata: “No, io non ne sapevo niente”. L’affondo finale, invece, lo aveva dedicato al cavallo di battaglia del suo partito, l’addio alla legge Fornero.
“Dico agli amici della maggioranza, col totale rispetto per tutti gli interventi che ci sono in manovra, il taglio dell’Irpef, l’aumento della flat tax per le partite Iva, il fondo per l’uscita in anticipo rispetto a quanto previsto dalla Fornero è un fondo per arrivare a quota 64″, ha insistito. “Siccome leggo cose varie ed eventuali, l’uscita anticipata per chi vorrà è una scelta, non è un obbligo – aggiunge – Per chi vorrà andare in pensione a 64 anni dal 2027 il fondo per la previdenza per quello è stato disegnato, non per altro – ha concluso – Quindi come io rispetto gli altri, conto che tutti rispettino quella che è la priorità della Lega, che è il superamento della legge Fornero, che è quota 64 a partire già dal prossimo anno”.
Gli attacchi del vicepremier alla Manovra hanno mandato in sollucchero le minoranze. La senatrice M5s Barbara Floridia ha ricordato che Salvini “non solo è vicepremier, ma è anche segretario della Lega, lo stesso partito del ministro dell’economia Giorgetti e del ministro dell’istruzione Valditara”, quindi “o non lo hanno informato dei tagli oppure Salvini sapeva e sta cercando di prendere le distanze”. Insomma: “Di fatto Salvini sta sfiduciando i suoi stessi ministri, oltre a se stesso. Ora è inutile che dica che vuole fare proposte per la scuola, l’unica cosa sera è ritirare i tagli e chiedere scusa”. Angelo Bonelli di Avs si è invece chiesto se “Salvini dorme durante le riunioni del Consiglio dei ministri” e ha parlato di un “governo di inetti che ha approvato una vera e propria rapina sociale ai danni degli italiani e ora fa finta di non sapere nulla”. Di “commedia dell’assurdo” si tratta secondo il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia. “Il vicepresidente del Consiglio: ‘Io non c’ero e se c’ero dormivo’. Ma accompagnarlo alla porta?”, provoca Carlo Calenda su X taggando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
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