In manovra maxisconti fiscali a chi assume giovani e madri

Anche con le poche risorse a disposizione, la manovra punta a fare un altro passo sul percorso degli incentivi fiscali introdotti negli ultimi anni per aumentare l’occupazione giovanile. L’ipotesi a cui lavorano i tecnici del ministero dell’Economia si muove su un doppio terreno, guardando sia alle imprese sia ai futuri lavoratori.
Lo sconto maggiorato
Per spingere le aziende a nuove assunzioni c’è sul tavolo l’ipotesi di potenziare la maxideduzione già in vigore dal 2024, quando fu coniata con lo slogan «Più assumi e meno paghi». L’obiettivo è di alzare le percentuali di sconto che oggi si fermano al 120% o al 130% per alcune categorie protette, con un trattamento di favore per i giovani che sono una delle leve decisive per tenere ampi i confini dell’occupazione mentre la demografia gelata restringe quelli della popolazione. In questa traiettoria, la quota di sconto potrebbe arrivare fino al 140-150% per le assunzioni di nuovi dipendenti sotto una certa soglia anagrafica, che potrebbe essere fissata a 35 anni. E diventerebbe ancora più alto, fino al 180%, quando a firmare il contratto sono giovani madre, in un ponte ideale fra politiche per il lavoro e per la famiglia.
La spinta all’occupazione
Ancora una volta si punta quindi a rafforzare la base occupazionale stabile amplificando i costi da portare in riduzione dell’imponibile su cui poi calcolare le imposte. Da un punto di vista pratico, si tratterebbe di un’opzione aggiuntiva che si aggiunge a un’agevolazione già esistente e operativa; con il vantaggio, quindi, di non dover richiedere una lunga attesa per l’attuazione, permettendo quindi di attivare lo stimolo già da inizio 2027.
Meno Irpef per gli under 30
Ma in parallelo, come accennato, si studia un beneficio fiscale rivolto ai giovani occupati per questa via. Nell’ottica di ridurre il carico di imposte al momento dell’assunzione. In questo caso le ipotesi tecniche spaziano dalla possibilità di applicare una sorta di Flat tax del 5%, in sostituzione della prima aliquota Irpef del 23% che scatta fino a 28mila euro di imponibile. L’alternativa guarda a una detassazione, che abbatterebbe fino al 50% il reddito su cui pagare le imposte lasciando inalterata la struttura delle aliquote.
Si tratterebbe, all’atto pratico, di uno schema sulla falsariga delle agevolazioni adottate per il rientro dei cervelli o dei lavoratori dall’estero. Non è questa l’unica variabile ancora da definire, perché bisognerà stabilire anche entro quale soglia di età contenere lo sconto fiscale, con un’ipotesi, che per ragioni di contenimento dei costi potrebbe fermarsi a 30 anni invece che a 35. Ma, come per le altre misure, i calcoli su platee e coperture troveranno pace solo nei dintorni del consiglio dei ministri, in un calendario ancora appeso alle risposte europee sulla flessibilità.
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