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Sunday, October 4, 2026

Il mondo cattolico alza (di nuovo) la voce con l’Ue: stop alle fossili!

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Il mondo cattolico alza (di nuovo) la voce con l’Ue: stop alle fossili!

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A buon intenditor poche parole. A chi fa orecchie da mercante, invece, bisogna continuare a urlare in faccia. Sarà forse per questo che il mondo cattolico, come ha già fatto un’infinità di volte anche di recente, è tornato ad alzare la voce con l’Ue per ribadire che bisogna dire basta alle fonti fossili e bisogna farlo in fretta.

Se l’estate infuocata del 2026 non è bastata a farlo capire a chi è di più dura cervice (ma davvero bisogna averla ormai durissima e spessissima e soprattutto impermeabile alla realtà), bisogna continuare a tenere alta la pressione e se possibile ad alzarla ancora. Perché – e anche qui bisogna ribadirlo dopo averlo detto e stradetto un’infinità di volte – la crisi climatica è una crisi da fonti fossili. Punto. Se non si mette uno stop al drill, baby, drill che piace tanto al pregiudicato guerrafondaio che siede ahinoi nello studio ovale, non c’è speranza di frenare gli impatti più catastrofici della crisi climatica.

Ma la stragrande maggioranza della gente vuole invece continuare a tutti i costi ad avere questa speranza, per sé e per i propri figli e nipoti. E vuole questo stop. Perché finalmente ha visto coi suoi occhi che è una questione di sopravvivenza. Di vita o di morte, letteralmente. Per cui siamo disposti a tutto per evitare la barbarie che non è difficile immaginare si scatenerà se la crisi climatica continuerà a galoppare esponendoci a impatti sempre più apocalittici.

“Quest’estate, l’Europa ha vissuto la crisi climatica con una ferocia senza precedenti. Ondate di calore e incendi hanno colpito Francia, Spagna, Italia, Grecia, Croazia, Germania, Portogallo, Belgio e Paesi Bassi, causando decine di migliaia di vittime e costringendo centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le proprie case”: rivolgendosi ai vertici della Commissione europea, a cominciare da Ursula von der Leyen, e traguardando la Cop31 che si terrà a novembre in Turchia, così inizia la lettera con cui 81 organizzazioni cristiane hanno lanciato un appello (anche qui, l’ennesimo) per esortare l’Ue ad accelerare l’abbandono dei combustibili fossili.

Il lavoro di coordinamento dell’iniziativa si deve ancora una volta all’infaticabile Movimento Laudato Si’, che dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco nel 2015 ha sollecitato e accompagnato centinaia di organizzazioni cattoliche nel mondo ad aderire al fossil fuel divestment. Cioè a disinvestire dalle società dell’industria fossile nella prospettiva del contrasto alla crisi climatica. In particolare questa volta fra i promotori dell’iniziativa figurano i membri della European Laudato Si’ Alliance (ELSiA), fra cui Caritas Europa e Pax Christi International. Ci sono poi le organizzazioni cristiane che aderiscono alla campagna “Europa, sii fedele alla nostra Casa Comune”, fra cui European Christian Environmental Network (ECEN), Christians for Future, AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani), le ACLI, FAI ACLI (Federazione ACLI Internazionali).

Le priorità d’azione indicate dall’iniziativa sono di una chiarezza adamantina. Su tutte, la definizione di una tabella di marcia vincolante per l’abbandono delle fossili, per consegnare alla storia il carbone entro il 2030, il gas (che è una fonte fossile da abbandonare asap, altro che combustibile di transizione!) entro il 2035, il petrolio entro il 2040. Mettendo fine anche ai sussidi per i combustibili fossili. E dicendo basta al rilascio di nuove autorizzazioni per l’esplorazione (l’esatto contrario delle decisioni prese dallo sciagurato governo che purtroppo ci ritroviamo, speriamo per poco ancora).

Che l’Ue ascolti o meno, comunque la lotta contro l’incubo fossile continuerà senza quartiere. E con ogni probabilità sarà sostenuta sempre di più anche da un bello tsunami di climate litigation. A maggio, infatti, l’Onu con una risoluzione votata a stragrande maggioranza (anche dall’Italia) ha ratificato quanto a luglio 2025 aveva sancito la Corte Internazionale di Giustizia nel suo Advisory Opinion sulle obbligazioni degli Stati riguardo alla crisi climatica, che è diventato una pietra miliare per chiunque si occupi di clima, specie dal punto di vista giuridico.

Dove la più alta Corte di Giustizia del mondo ha scritto nero su bianco che può costituire un illecito internazionale imputabile a uno Stato il fatto che quello Stato non adotti le misure idonee al contrasto delle emissioni di gas serra, anche attraverso la produzione o il consumo di combustibili fossili, il rilascio di licenze per l’esplorazione di combustibili fossili, la concessione di sussidi per i combustibili fossili. Cos’è che non è chiaro?

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