ESPNAlonso hits 300th HR at Citi Field; ensuing curtain call 'crazy to me,' says ManaeaESPN DeportesMessi y el Inter Miami tienen nuevo entrenadorBollywood HungamaDiljit Dosanjh announces Ahmedabad concert at Narendra Modi Stadium on November 21 after sold-out Wembley showוואלהדיווח: גורמים אמריקניים נפגשו עם נציגי החות'ים - שהבטיחו שלא יתקפו ספינות ישראליותInquirerHouse mourns passing of former lawmaker, Quirino Gov. Dax CuaThe Jerusalem PostLondon Jews warn of security crisis after antisemitic arson attacksVanguardGOKABET Enters Nigeria’s Sports Betting Market With a Sportsbook Built for Serious Fans3DNewsПо Ace Combat 8: Wings of Theve выйдет короткометражка Hour Zero со звёздами «Остаться в живых» и «Кобра Кай» — первый эпизод уже доступенسكاي نيوز عربيةاستدعاء وطرد.. السويد تشدد موقفها تجاه إيران20 MinutenNächster «Hunger Games»-Film: Hier ist der neue TrailerThe South AfricanTatjana Smith makes shock dive back into the poolInteriaRosjanie ostrzelali duński śmigłowiec. Dowódca nagrodzony "za zasługi"
The Daily Newsstand · Free, Always
Wednesday, September 16, 2026

Von der Leyen: “Divieto social ai minori di 13 anni. Account limitati e vigilati fino a 15”. Esperti: “Tempi lunghi e rischio limiti blandi. Meglio ban a 16”

Translate

Von der Leyen: “Divieto social ai minori di 13 anni. Account limitati e vigilati fino a 15”. Esperti: “Tempi lunghi e rischio limiti blandi. Meglio ban a 16”

Icona dei commenti Commenti

Ursula von der Leyen ha annunciato la proposta della Commissione per vietare l’accesso ai social network ai minori di 13 anni. Ma l’asticella non soddisfa le associazioni dedite alla tutela della famiglia, come il Moige (Movimento genitori italiani) e la Fondazione dei Patti digitali. Entrambe premono per alzarla a 16 anni, al pari del ban imposto dall’Australia. Concorda l’associazione Di.Te contro le dipendenze tecnologiche, presieduta dallo psicologo Giuseppe Lavenia. Una posizione sostenuta da diversi psichiatri. In Francia, la nuova proposta voluta da Emmanuelle Macron suggerisce il divieto d’ingresso alle piattaforme fino a 15 anni.

La presidente della Commissione ha proposto profili vigilati dai genitori, con limiti di utilizzo, tra i 13 e i 15 anni. Una scelta rischiosa secondo Lavenia: “Un ‘mini-account’ sorvegliato non risolve il problema. Significa consegnare ancora una volta a madri e padri il compito di contenere aziende che investono miliardi per trattenere i loro figli online”.

Stamane, durante il discorso sullo stato dell’Unione all’assemblea plenaria del Parlamento Ue, von der Leyen ha illustrato la proposta della Commissione. Il testo ufficiale arriverà tra 24 ore: “Domani la Commissione proporrà l’Eu Kids Act. Adotteremo un approccio graduale e differenziato. Ogni fascia d’età ha le sue specifiche esigenze e, di conseguenza, ciascuna avrà un livello di protezione adeguato. Nessun utilizzo dei social media per i minori di 13 anni. Nessun account personale per i minori di 15 anni”, ha annunciato la numero 1 di palazzo Berlaymont. “Ciò significa che, dai 13 ai 15 anni, saranno consentiti solo mini-account creati e supervisionati dai genitori, con funzionalità limitate e restrizioni di tempo”, ha proseguito von der Leyen scendendo nei dettagli. Dunque, fino a 15 è consentito all’accesso ai social network, ma con limiti d’uso per tutelare dai rischi della dipendenza.

“Tra i 15 e i 18 anni, invece, la sicurezza nella progettazione degli utenti diventerà un obbligo per le piattaforme”, ha proseguito la presidente della Commissione. Ottimista sulla possibilità di imporre le regole di Bruxelles ai giganti tecnologici come Meta (casa madre di Facebook e Instagram) e TikTok. “Sono consapevole che molti percepiscono il potere delle grandi aziende tecnologiche come schiacciante e impossibile da arginare. Non sono d’accordo”, ha rimarcato von der Leyen. “Non dobbiamo accettare funzionalità che creano dipendenza. Non dobbiamo accettare che i bambini vengano attratti da contenuti sempre più estremi. Non dobbiamo accettare che le foto delle ragazze vengano utilizzate per creare immagini sessualizzate generate dall’intelligenza artificiale”, ha aggiunto. “Ma non sono solo i minori a essere a rischio. Il design che crea dipendenza, ad esempio, danneggia tutti. Ecco perché abbiamo bisogno di un quadro normativo più ampio, il Digital Fairness Act. Lo proporremo in autunno”, ha annunciato von der Leyen. Nei prossimi mesi, dunque, salirà di tono il confronto tra Bruxelles e i colossi tecnologici. E servirà tempo per rendere concreto e operativa la proposta sul divieto d’accesso ai social network. Nel frattempo, quali sono le tutele per i minori online?

Il docente Marco Gui: “Bene divieto e gradualità, ma tempi lunghi. In Ue 10 mila nuovi minori accedono ogni giorno ai social”

Se lo chiede il professor Marco Gui, docente di sociologia dei media all’Università Bicocca e presidente della Fondazione Patti digitali. “Il divieto d’accesso ai social è un passo in avanti importante – commenta l’esperto con ilfattoquotidiano.it – Solo qualche anno fa, al tempo dell’entusiasmo tecnologico senza freni, sarebbe stato impensabile proporre un ban per tutelare i minori e il principio di gradualità proposto da von der Leyen”. Il professore vede anche il rovescio della medaglia: “La soglia di 13 anni non è del tutto in linea con le nostre aspettative, avremmo preferito alzarla a 16”. Non solo l’asticella, anche i tempi per attuare il divieto e i vincoli destano preoccupazione. “Quanto tempo ci vorrà per negoziare con le piattaforme le regole dei nuovi profili per i minori, come i limiti temporali e d’uso?”, domanda Gui, rilanciando i timori dei genitori. “E’ positivo garantire la sicurezza già nel design, ma nell’attesa di raggiungere il risultato come tuteliamo i bambini? Più di 10 mila minori nell’Unione europea iniziano ogni giorno a utilizzare i social media prima dei 16 anni, migliaia dei quali prima dei 12 anni”, avvisa il docente dell’Università Bicocca.

“Il rischio? Limiti troppi blandi e una porta d’ingresso per i 13anni. Meglio alzare l’asticella a 16 anni”

Il successo della proposta von der Leyen dipenderà dalla sua implementazione concreta. Dunque, occorrerà attendere l’esito dei negoziati con i colossi dei social network. In ogni caso, l’esecutivo di Bruxelles dovrà avviare il trilogo con il Parlamento e il Consiglio Ue. “Il rischio e il timore dei genitori – avvisa il professor Gui – è che l’attuazione pratica si risolva in una presa in giro, creando ambienti che sfuggono ai controlli offrendo una porta laterale per l’ingresso dei 13enni al mondo dei social network. Dipende da come verrà implementata”. Sulla carta, quali sono i vincoli auspicati da Bruxelles per i profili social dei minori tra i 13 ei 15 anni? “Ancora non è chiaro, presumibilmente ci sarà il limite di un’ora al giorno online, con un account creato e sorvegliato dai genitori”. Secondo la previsione dell’esperto, “l’adolescente potrà accedere dal proprio device, con le regole impostate dai genitori in una sorta di parental control”. I vincoli potranno essere disattivati? “Non credo, saranno di default, perché il divieto poggerà sul sistema di verifica dell’età. Una volta accertata l’età dell’utente, in base al principio di gradualità promosso da Bruxelles, ogni categoria avrà le regole d’uso diverse e obbligatorie”. Il sistema di verifica dell’età è previsto dalla Commissione europea entro la fine del 2026. Bruxelles prova ad accelerare. Intanto, i minori restano nella galassia social network. E quando i limiti arriveranno, non è detto che saranno sufficienti a tutelare la salute pubblica.

Lavenia: “Ban e patentino digitale per aiutare i genitori”. La lettera della Fondazione Patti Digitali a von der Leyen: “I bambini non possono aspettare”

Lo psicologo Giuseppe Lavenia esorta a rafforzare i limiti per rafforzare la battaglia educativa dei genitori. “Molti fanno fatica a dire no ai figli, soprattutto quando i compagni sono già sui social: vanno sostenuti, non lasciati soli e poi accusati di non aver vigilato”. L’esperto propone “una scelta più coraggiosa: accesso autonomo dai 16 anni e Patentino Digitale obbligatorio a punti, dopo due anni di educazione su rischi, responsabilità e conseguenze. Altrimenti continueremo a chiedere alle famiglie di combattere da sole una battaglia che le istituzioni non hanno ancora avuto il coraggio di affrontare”. Una battaglia in linea con quella della Fondazione Patti digitali: sostenere i genitori desiderosi di imporre regole nell’uso di smartphone e social network. Creare comunità con limiti condivisi tra le famiglie: tempo online non oltre certe soglie, smartphone fuori dalle camere durante la notte, lontano dalla tavola durante l’ora di cena. La Fondazione riunisce 27.500 famiglie italiane. Insieme ad altri 20 movimenti europei, nei giorni scorsi hanno consegnato una lettera a Ursula von der Leyen: “I bambini non possono aspettare”. Invece si dovrà.

View the original on Il Fatto Quotidiano

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.