Data center a Noviglio, martedì 22 si taglia il nastro. Il consigliere del Parco Agricolo Sud di Milano: “Ma chi risponde ai territori?”
“Il 22 settembre si inaugurerà solo metà dell’impianto, ma le domande per il territorio sono già tutte sul tavolo: quali compensazioni ambientali, quali protezioni per le case vicine e quale sarà l’impatto quando l’intero complesso sarà operativo?”. Lo denuncia Antonio Nitti, novigliese doc e consigliere del Parco Agricolo Sud Milano, a proposito dell’imminente inaugurazione del data center di Noviglio: un gigante che si sviluppa su un’area di circa 230.000 metri quadrati, con una superficie coperta di circa 95.000 metri quadri e una potenza elettrica autorizzata di 100 megawatt ai confini della zona protetta.
“Vorrei che, accanto alla fotografia dell’inaugurazione, ci fosse anche quella scattata dalle finestre dei residenti. Dove prima si vedeva un campo, infatti, oggi si vede una grande infrastruttura tecnologica. Perché non è stata realizzata una fascia verde di protezione sufficientemente ampia da separare davvero l’impianto dalle abitazioni?”, dice Nitti. E ricorda che la convenzione contiene “numeri che meritano di essere spiegati ai cittadini: circa 14.000 metri quadrati di parcheggi e 50.000 metri quadrati di aree verdi. Del verde previsto, circa 9.000 metri quadrati sono destinati alla cessione al Comune e gli altri restano privati, pur essendo assoggettati all’uso pubblico. A chi serviranno concretamente i parcheggi? Quanto verde sarà davvero fruibile e quanto costerà a noi novigliesi mantenere queste aree nel tempo ? E come si spiega che, con superfici di queste dimensioni, non sia stata realizzata una protezione adeguata per le abitazioni più vicine?”, domanda il consigliere. Il quale si chiede anche se e come cambierà il valore degli immobili esistenti in seguito alla comparsa dell’impianto: “Non affermo che esista un deprezzamento già accertato. Forse però sarebbe opportuna una valutazione indipendente delle abitazioni più esposte e, qualora emergesse una perdita riconducibile all’insediamento, una risposta su chi debba farsene carico”.
Poi c’è l’impatto dei sistemi di emergenza del data center, ovvero i generatori di backup a gasolio che necessitano di manutenzione e test periodici con conseguenti rumore ed emissioni. “Chiedere dati e controlli non significa ostacolare l’innovazione: significa tutelare le persone che abitano a pochi passi – aggiunge Nitti – Soprattutto, non possiamo valutare l’opera a metà. In materia ambientale, uno più uno può fare molto più di due: due interventi ritenuti sostenibili separatamente potrebbero non esserlo quando i loro effetti si sommano. Suolo, energia, acqua, calore, rumore e infrastrutture elettriche connesse devono entrare nella stessa valutazione. Un data center non finisce al muro di cinta”.
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