Congresso Lega, Salvini: "Propongo simbolo senza mio nome e con 'Italia federale'"

Giornata decisiva: dopo gli interventi dei due candidati in lizza per la segreteria del partito, si tiene il voto a scrutinio segreto. Ieri, nella prima giornata, Romeo ha attaccato: "La gente non ci vota più"
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Dopo che ieri la parola è andata ai delegati, oggi è il giorno del voto a scrutinio segreto al congresso della Lega che si tiene a Milano, l’Allianz MiCo di CityLife. Due i nomi in corsa per la segreteria: Matteo Salvini, formalmente dimissionario (come prevede il regolamento) e Massimo Garavaglia, senatore e presidente leghista della commissione Finanze del Senato.
Salvini: "Noi patrioti perché questa Ue va cambiata"
"Dopo un anno di dibattiti non sui temi ma sulla persona, chiedo alla mia comunità se devo continuare a fare il segretario: lo chiedo a voi, non sui giornali", ha detto Salvini aprendo il suo intervento. "Adesso qualcuno storce il naso perché siamo patrioti ma noi lo siamo perché questa Ue va cambiata da cima a fondo", ha poi ricordato, "è solo un enorme fardello. Siamo Davide contro Golia, i piccoli contro i grandi".
Garavaglia: "Mi candido per invertire il trend, dobbiamo svegliarci"
"Perché mi sono candidato? Perché l'obiettivo è invertire il trend, dobbiamo svegliarci", ha detto invece Garavaglia nel suo intervento. "I sondaggi sono indicazioni, danno una direzione. Abbiamo preso l'8,8% alle elezioni e non siamo cresciuti. Dobbiamo crescere - ha aggiunto -. Non penso che basti una misura in legge di bilancio, abbiamo fatto una rottamazione ma non è cambiato niente. Dobbiamo risvegliare il sogno e dobbiamo farlo tutti insieme". Nella Lega, ha ricordato, "abbiamo fuoriclasse che tutti ci invidiano. Se dovessi vincere, io voglio al mio fianco, e davanti a me, questi fuoriclasse: Zaia, Durigon, Giorgetti, ovviamente Matteo Salvini. Noi i fuoriclasse li abbiamo".
Giorgetti: "Credo in Lega nazionale ma non in Lega nazionalista"
Prima degli interventi dei candidati ha parlato il ministro dell'Economia Giorgetti: "Credo nella Lega nazionale ma non nella Lega nazionalista. Credo nelle Lega dell'identità", ha detto dal palco. "Una cosa deve essere chiara: senza la Lega di lotta non si va al governo", ha poi ricordato, ponendo anche l'attenzione sul "circolo vizioso, quando stai troppo al governo ti atrofizzi, diventa tremendamente difficile tornare a essere di lotta. Dobbiamo trovare il giusto mix".
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Nella prima giornata via libera alla segreteria politica della Lega
Ieri intanto, sabato 24 ottobre, è stato approvato, per acclamazione e alzata di mano, l'emendamento allo statuto della Lega che introduce una segreteria politica che sarà formata da un massimo di nove membri nominati e revocati dal segretario federale che devono essere espressione dei livelli nazionale, regionale e locale. Un altro emendamento approvato prevede la figura del coordinatore federale delle segreterie regionali, che "può partecipare ai lavori del Consiglio federale e regionali con diritto di parola - come ha chiarito Calderoli - e vigila su comportamento degli stessi".
Le tensioni su Romeo
Ma la prima giornata è stata segnata anche dalle tensioni interne emerse nei confronti di Massimiliano Romeo, segretario della Lega lombarda che più si è esposto, insieme ad Attilio Fontana, nel chiedere aria nuova e una squadra allargata. Nel suo intervento, il senatore Marco Dreosto, segretario regionale della Lega in Friuli, ha citato il capogruppo Romeo ricordando il lavoro fatto insieme a Palazzo Madama e poi affondando il colpo: "Non si può mettere in discussione un segretario per quelle che sono diatribe personali interne trasformandole in un dibattito nazionale". Romeo ha provato a difendersi e poi ha contrattaccato: "Il problema non è dentro la Lega ma è la gente fuori che non ci vota più", ha detto. "Nessuno ha mai messo in discussione la riconoscenza al nostro segretario e nessuno di noi ha chiesto un congresso. Io non ho mai sfidato nessuno e mai ho chiesto a Salvini di fare un passo indietro". Quindi ha insistito sulla sua via di uscita: "Perché accanto al segretario non può esserci un gruppo di governatori, che hanno un appeal particolare?". Non lascerà il partito, assicura, ma a difenderlo apertamente sono in pochi. Attilio Fontana c'è, e condivide con lui l'accusa di uno spostamento a destra del partito, che "non fa parte del nostro dna".
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