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Tuesday, November 3, 2026

Non solo Congresso, oggi l'America si specchia anche nei referendum

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Oggi gli americani decidono i nuovi equilibri di forza alla Camera e al Senato, un voto di metà mandato visto come un referendum pro o conro il presidente Donald Trump - la cui popolarità è ai minimi storici.

Ma molti elettori troveranno al seggio anche le schede per una fitta mappa di referendum e iniziative popolari. Decine di Stati si pronunciano su temi che spaziano dai diritti civili alle tasse sui patrimoni dei miliardari, passando per regole elettorali, data center e persino la vendita del foie gras.
 

La mappa dei referendum


Aborto: A quattro anni dalla storica e controversa sentenza della Corte Suprema che ha revocato la protezione federale della libertà di scelta delle donne, quattro Stati decidono il futuro delle interruzioni di gravidanza con un voto popolare. In Idaho e Nevada si vota per tutelare costituzionalmente il diritto all'aborto, in Virginia un referendum analogo riguarda la libertà riproduttiva. Di segno opposto il quesito in Missouri, dove gli elettori si esprimono su un emendamento sostenuto dai repubblicani per introdurre restrizioni e divieti quasi totali.

Diritti e sport per persone transgender: In Arizona, Colorado, Nebraska e Washington i quesiti fissano requisiti di accesso alle squadre sportive femminili in base al mero sesso biologico, in pratica vietando l'accesso a persone abbiamo compiuto la transizione dal genere maschile a quello femminile. In Colorado e Missouri si vota invece sul divieto di trattamenti medici necessari per l'affermazione di genere per i minori.

Regole elettorali e carta d'identità: Sei Stati (Arizona, Colorado, Nevada, North Carolina, Ohio e Oklahoma) votano sull'obbligo di esibire un documento d'identità per poter votare. Altri sei (Alaska, Arizona, Arkansas, Kansas, South Dakota e West Virginia) propongono norme per sancire esplicitamente che solo i cittadini statunitensi possono partecipare alle elezioni locali e statali. In Alaska si decide se abrogare il sistema di primarie aperte introdotto nel 2020.

Data center e fois gras: In vari Stati – dal Michigan alla Florida fino alla California – si concentrano 39 iniziative locali legate ai data center, con gli elettori chiamati ad approvare o bloccare la costruzione di queste strutture energivore e controverse necessarie alle grandi società di Intelligenza Artificiale. A Washington D.C. e a Denver, invece, si vota sul divieto di vendita e produzione del foie gras.

Tasse immobiliari e mappe congressuali: Numerosi Stati (tra cui Florida, Wyoming, Louisiana e North Carolina) devono decidere su tagli o limiti alle imposte sulla prima casa. In Missouri, Maryland e Colorado si vota sulla ridefinizione dei collegi congressuali, il cosiddetto gerrymandering, usato in modo spregiudicato soprattutto dai repubblicani per "ritagliare" il territorio in modo da concentrare i propri elettori e aumentare le possibilità di vittoria. 

elezioni Usa, California, 29102026

elezioni Usa, California, 29102026 (AFP)

Il caso California, la "tassa sui miliardari" e i quesiti civetta per neutralizzarla


Il laboratorio politico più osservato d'America è forse la California, dove gli elettori trovano ai seggi ben quattordici quesiti statali. Tra questi, spicca lo scontro frontale sulla tassazione dei grandi patrimoni: la “Proposition 40”.

Che cosa è 

La misura punta a introdurre un'imposta straordinaria del 5% sui patrimoni superiori a 1,1 miliardi di dollari posseduti dai residenti nello Stato.

Il patrimonio imponibile include partecipazioni societarie, titoli finanziari, opere d'arte, oggetti da collezione e proprietà intellettuale. Sono esclusi immobili, fondi pensione e in genere il risparmio previdenziale. Il 90% del gettito (stimato in decine di miliardi di dollari) andrebbe alla sanità pubblica, mentre il restante 10% finanzierebbe programmi di assistenza alimentare e istruzione.

Le contromosse dei miliardari

I sostenitori presentano la tassa patrimoniale come uno strumento necessario di giustizia sociale e redistribuzione della ricchezza. 
I detrattori - tra i quali anche il governatore democratico uscente della California Gavin Newsom - paventano il rischio di fuga dei capitali verso Stati con regimi fiscali più accomodanti.

Ma i super-ricchi della Silicon Valley si sono mossi a difesa dei loro patrimoni promuovendo altri due quesiti che neutralizzerebbero la Proposition 40 - investendo peraltro nella campagna elettorale una quantità di denaro che è probabilmente superiore a quello che dovrebbero pagare di tasse:

La Proposition 42: Sostenuta da comitati finanziati da miliardari, tra cui il cofondatore di Google, Sergey Brin, propone di vietare nuove imposte statali sui beni personali, inclusi azioni, investimenti e partecipazioni societarie. Se questo quesito otterrà più voti della Proposition 40, la tassa sui miliardari cadrà automaticamente.

La Proposition 41: Introduce controlli amministrativi più rigidi sull'utilizzo delle entrate fiscali derivanti da eventuali nuove imposte.

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