Plasma, l'album Perdigiorno: "La musica per arrivare deve avere coraggio"

Perdigiorno dà il via ad una nuova fase del percorso artistico di plasma: un viaggio autentico e coinvolgente, ispirato alle sue esperienze personali e alle atmosfere suggestive dei vicoli di Genova, sua città d’origine. La sua scrittura si conferma il cuore pulsante del progetto, consacrandolo come una voce contemporanea capace di fondere musica e parola, dando vita a immagini e storie di forte impatto emotivo.
Antonio partiamo da Perdigiorno, un progetto iniziatico dove si respirano l’aria dei caruggi e l’introspezione: come ci hai lavorato?
Raccoglie una finestra temporale ampia, alcune canzoni sono di tre anni fa e altre più recenti, nate nel mio percorso dentro Amici, dove scrivevo ancora di più. Più che una fotografia questo progetto è un racconto lungo accomunato, nonostante la distanza temporale dei brani dal concetto di perdigiorno.
Quale è il significato che tu dai a quella parola?
Oggi tra social e ossessione per la performance ragioni sempre su cosa vuoi diventare ma mai sul chi sono. Il perdigiorno è sconnesso dal risultato e io penso che per dieci anni nessuno mi ha ascoltato.
Come nasce il nome di Plasma?
E’ una storia dolceamara, a 15 anni mi è stata diagnosticata una malattia e leggendo il referto mi è rimasta impressa la parola plasma e in quei giorni ho scritto la mia prima canzone che si intitola Rondine e mai è stata pubblicata. La ha sentita solo una ragazza che era in ospedale come e mi ha abbracciato.
Non la ascolteremo mai la tua Rondine?
Non lo so, forse un giorno. Però ho capito che la musica mi dava un senso, poi miracolosamente guarito e ho pensato di cambiarlo perché ero studente, innamorato, viaggiatore, musicista ma è alla fine Plasma è rimasto. Chissà che un giorno non diventi Antonio Plasma è da sostantivo diventa verbo.
Preghiera al Cielo ha una dedica speciale a un tuo amico recentemente scomparso: immagino che sia stato emotivamente forte scriverla ma credo che sarà ancora più complicato farla live. E’ nata di getto oppure è una poesia nata nel tempo, verso dopo verso?
Completamente di getto, non è stato facilissimo parlarne. Quando è morto Simone, che era anche il mio produttore e il suo nome d’arte era Backer che significa protettore, quattro giorni dopo sono in studio con altro produttore amico ed era praticamente pronta. Col team la abbiamo ascoltata più volte domandandoci se era giusto farla uscire in così breve tempo e abbiamo optato per il sì. Sono in contatto con la mamma di Simone e lei mi è grata per la canzone. Molti mi ringraziano e questo va oltre i risultati, la musica deve avere coraggio.
A proposito di preghiere: sei credente?
Ultimamente ho trovato un rapporto con Dio, si è sviluppato nella casetta di Amici. Ho tutti i sacramenti, poi sui 15 anni mi sono un po’ staccato ma ora ti dico che la figura di Gesù Cristo è incredibile. Mi dico più cristiano che cattolico. Se penso a Gesù vedo una persona terrena con una intelligenza emotiva e piscologica fuori dal comune.
“Ho molti pensieri, non ho molti immobili forse non sono il migliore partito” canti in Maledetto Io: la tua generazione sente forte le incertezze del futuro?
Secondo me sì. Rispetto ai nostri nonni oggi ci sono condizioni socio-economiche diverse. Non è possibile fare paragone, sono mondi troppo diversi. Le dinamiche sociali cambiano ogni pochi anni, io sono del 2001 e ho fratello del 1999 e delle sorelle più piccole e ognuno ha dinamiche sociali diverse nonostante i pochi anni di distanza.
“Amo il mio quartiere però a volte sembra un carcere” dici in Colore: quanto Genova è casa e quanto è gabbia?
Ci sono molto legato e ancora di più adesso che vivo a Milano da una settimana; a Genova abito nei vicoli con mio papà e a Nervi con mia mamma. I vicoli sono bui ma hanno un’anima, si dice che se piove ci piove ma se c’è il sole non ci batte. Forse non ti offre gli strumenti per diventare cantautore ma ce la hai dentro, da Eugenio Montale in avanti e un unicum di poesia. Oggi vivo il fascino di allontanarmi poi tornare.
Quale è la canzone che canti ubriaco al karaoke?
Una di Cesare Cremonini, Poetica.
Perdere Te è una canzone melanconica, non dico triste ma di certo intrisa di nostalgia: quel tempo perso oggi è più rimpianto o rimorso?
Sto tra le due forse, è un mix dei due, la canzone si richiama a una mia lunga relazione e ci sono entrambi gli stati d’animo che hai citato. La canzone parte dall’idea che senza prospettiva e progettualità sul futuro quello che ho vissuto sarebbe tempo perso, poi ho capito che non è così, che non è tempo perso. Viva gli errori!
Segreto è una canzone che vola molti vicino al sole e si rischia di bruciarsi: dentro le tue canzoni ci sono frasi che nascondono segreti? E tu sai mantenerli oppure come diceva qualcuno i segreti sono quelle cose che si dicono a una persona per volta, tipo telefono senza fili?
Sui segreti sono bravissimo so custodirli. E sono sincero. Non sempre racconto storie mie, mi piace però utilizzare, in generale, il linguaggio criptico per chi è chiamato in causa nel testo, è un bel modo di confidarsi senza farlo davvero. Diciamolo è una bella paraculata!
Perdigiorno mi fa pensare al tuo lavoro, che ancora per troppi non è una professione ma nella migliore delle ipotesi un passatempo. Perché hai scelto questo titolo per l’album e in cosa ti senti un perdigiorno?
Lo sarò per sempre a prescindere dal ritorno che la musica mi darà. L’altro giorno ero al mare con un amico a guardare i pesci e mi sentivo un perdigiorno e mi domandavo: lo sono? Essere in spiaggia è quello? La risosta è no, vale la pena vivere ogni momento. Siamo in mondo che impone una cultura iper produttività che toglie tanta energia vitale, non abbiamo certezze economiche e spesso non si sa come portare il pane a casa. Dunque perdigiorno diventa connessione con ciò che siamo davvero. Pensa che io trovavo divertente, quando consegnavo cibo a domicilio, incontrare gente e fare gara coi colleghi su chi faceva più consegne.
Ti alzi spesso con la Luna Storta? E se è vero che un essere umano è anche la somma dei suoi errori…ne hai commesso qualcuno che davvero ti ha cambiato?
Va a periodi, sono altalenante e non ne faccio mistero perché è quello mi da energia musicale. Ho fatto tanti errori nella mia vita, in amore e in carriera, ho fatto una gavetta lunga, ho iniziato a dedicarmi alla musica a 15 anni, quindi ne sono già trascorsi dieci. Poi mi ci sono allontanato, ho partecipato a X Factor (GUARDA LO SPECIALE) ma ora ti dico che non ero pronto, oggi avrei un approccio differente. Sì ho commesso tanti sbagli ma li rifarei tutti, se non sbagli non impari niente…viva lo smarronare. Si sbaglia ma non si fallisce, quello è arrendersi.
Blu significa calma, fiducia, armonia, lealtà e profondità intellettuale: sei tu oggi?
Calma a intervalli, fiducia per chi lavora con me, per la mia famiglia e gli amici; armonia sì soprattutto in questo periodo; lealtà vale quello che ti ho detto sulla fiducia; profondità sempre.
Che rapporto hai con la nuova scuola cantautorale genovese?
C’è un rispetto artistico importante, è l’unica scuola del Pop, come dice Matsby. Siamo in tanti con cui facciamo musica insieme, ci scambiamo demo e suoniamo in casa, i nomi li conosciamo. Ci sono energia condivisa, una competizione sana e l’idea che siamo parte di un qualcosa di più grande e ti assicuro che è una bella cosa sensazione.
Infine che accadrà nelle prossime settimane della tua vita artistica?
Ho attraversato l’estate con venti date ed è stata una figata. Ora vado in studio ogni giorno, ogni settimana scrivo tre canzoni e alla fine faremo una selezione. Ho archivio mentale potente e ci aggiungo che scrivere tanto è un bell’allenamento.
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