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Tuesday, September 15, 2026

Malagò, il caso tesseramento arriva in Giunta Coni. Buonfiglio: “Taucer ha accertato le violazioni, il presidente deve fare il suo dovere”

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Malagò, il caso tesseramento arriva in Giunta Coni. Buonfiglio: “Taucer ha accertato le violazioni, il presidente deve fare il suo dovere”

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Il caso del mancato tesseramento di Giovanni Malagò, due mesi dopo la prima notizia pubblicata dal Fatto Quotidiano, arriva ufficialmente sul tavolo della Giunta nazionale del Coni. Il tema è stato affrontato al Foro Italico durante la 1175ª riunione della Giunta nazionale, in cui il presidente Luciano Buonfiglio ha letto una relazione predisposta dagli uffici sulle vicende relative all’elezione di Malagò alla presidenza della Federcalcio. Poi è stata data la parola allo stesso presidente Figc, che ha esposto le proprie osservazioni.

Il punto di partenza è quanto stabilito dal procuratore generale dello Sport presso il Coni Ugo Taucer, nella sua relazione inviata ieri agli uffici del segretario generale Carlo Mornati. “Taucer ha ribadito ieri che il possesso di un valido tesseramento deve essere uno dei requisiti per la candidabilità ed eleggibilità e che la Figc non ha applicato concretamente i principi fondamentali che sono stati pertanto violati. Per questo il Coni che fa vigilanza su tutte le federazioni ora farà gli opportuni accertamenti giuridici”, ha spiegato Buonfiglio al termine della Giunta. “Il Coni è un ente pubblico e il sottoscritto un pubblico ufficiale. Per questo è ora tenuto ad effettuare approfondimenti giuridici su cui conta di dare informazioni appena possibile”.

Nessuna decisione immediata, quindi. Il presidente del Coni ha annunciato di voler approfondire la questione prima di stabilire quali conseguenze possano derivarne: “Ci affideremo a dei giuristi riconosciuti del diritto sportivo, la federazione come tutte meritano rispetto, non è la fretta ma la certezza del diritto che mi spingeranno questi giorni. Non personalizzo mai nulla, cerco di fare bene il mio dovere e nell’interesse del mondo sportivo italiano i cui principi sono importantissimi”.

Buonfiglio ha insistito proprio sulla distinzione tra la posizione personale di Malagò e il problema sollevato dalle procedure seguite per la sua candidatura. “C’è un atto conclusivo della procura generale del Coni che ha contestato due cose fondamentali, una che il presidente Malagò non è tesserato all’atto della candidatura e che pertanto non essendo stato tesserato, non è sanzionabile. Dall’altra parte intravedo una evidenziazione del malfunzionamento”. Per questo, ha aggiunto, “mi avvarrò sia degli uffici del Coni ma anche di professionisti di chiara fama per poter poi sostenere quello che c’è da fare. Ricordando una cosa molto semplice, che il Coni è un ente pubblico che vigila su questa federazione e che il presidente è un pubblico ufficiale che deve fare il suo dovere”.

Il presidente del Coni ha anche escluso pressioni esterne sulla vicenda: “Interferenze dalla politica? Non ne ho avute. Posso immaginare che come in una partita di calcio c’è chi tifa per uno, c’è chi tifa per un altro. Però noi non dobbiamo tifare”. E ha allargato il discorso alla necessità di applicare le regole: “In un mondo in cui si sta un po’ allentando il rispetto per le regole, lo sport sta tenendo ancora duro. E quando parliamo degli esempi ai nostri giovani, alle ragazze e ai ragazzi che devono crescere in un mondo migliore con i valori, poi dobbiamo essere coerenti. Perché poi noi dobbiamo dare degli esempi di coerenza con quello che diciamo”.

Anche sul rapporto personale con Malagò, suo predecessore alla guida del Coni, Buonfiglio ha cercato di separare i piani: “Quando sono stato commissariato io e subisci qualche cosa ti senti magari a posto personalmente ed è chiaro che si è arrabbiati. Ma Malagò non è arrabbiato con me. Questo ve lo assicuro, né io sono arrabbiato con lui perché comunque abbiamo fatto un po’ di storia insieme e conosco perfettamente Giovanni”. Resta però il danno prodotto da una vicenda che continua a trascinarsi: “È un’altra goccia, che si aggiunge a qualcun’altra. Sinceramente non fa bene né al calcio, ma non fa bene al mondo sportivo. Queste situazioni servono a non farti vivere sereno. Ci vuole molta forza rimanere equilibrati, a non porre le orecchie a destra o a sinistra, però io me lo sono imposto”.

Malagò, da parte sua, all’uscita dalla Giunta ha mantenuto toni distesi nei confronti del presidente del Coni: “Buonfiglio ha letto due pagine oggettive in Giunta che ho molto apprezzato, io ho solo integrato con delle mie considerazioni, non perché ci fossero cose non vere, ma ho aggiunto delle cose che magari mancavano”. Il nodo che riguarda tesseramento, requisiti di candidabilità e rispetto dei principi fondamentali resta dunque apertissimo. E adesso la questione passa dagli accertamenti della Procura generale alle valutazioni giuridiche che il Coni ha annunciato di voler svolgere nell’esercizio della propria funzione di vigilanza. Uno scenario che può aprire anche alla decadenza o al commissariamento.

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