Lega, a Pontida tra critiche e appelli all’unità. Oggi l'intervento di Salvini
Il segretario della Lega e vicepremier chiuderà il tradizionale incontro della Lega a Pontida con il suo discorso, previsto in tarda mattinata. “Vinciamo solo se forti, uniti, liberi e coraggiosi da nord a sud e lo dico da milanese, lombardo e da padano”, ha dichiarato ieri Salvini. A invocare coesione è anche la fronda nordista, con il capogruppo al Senato Romeo che ha dichiarato: "Vogliamo una Lega più collegiale, una confederazione che unisca Nord, Centro e Sud"
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Si chiude con l’intervento del segretario della Lega, Matteo Salvini, previsto in tarda mattinata una Pontida nella quale riecheggia più che mai la parola unità. A invocarla è lo stesso segretario che già nella giornata di ieri, nella Pontida dei giovani, ha dichiarato: “La Lega vince solo se è forte, se è unita e libera e coraggiosa da nord a sud, e lo dico da milanese, lombardo e da padano. Serve coraggio determinazione e pazienza, che vuol dire mai mollare nel bene e nel male e mai montarsi la testa col vento in poppa, mai deprimersi ma rimboccarsi le maniche". Immancabile il ricordo di Umberto Bossi: la domenica di Pontida si è infatti aperta con la proiezione di un video con le frasi più celebri del fondatore del partito accolto dagli applausi dei militanti e anche un abbraccio tra un giovane Salvini e il Senatur."Per sempre con noi capo", è la scritta che è apparsa al termine del tributo al fondatore, e poi è risuonato sul pratone di Pontida il celebre Va', pensiero.
Le parole della fronda nordista
Resta la paura di una possibile contestazione della linea politica del segretario, soprattutto dall’ala più nordista del partito che però, per bocca di Massimiliano Romeo, segretario della Lega lombarda e capogruppo del partito al Senato, si è augurata l’assenza di contestazioni per Salvini. Ora, però, la parola passa alla base: i fischi, ieri non si sono sentiti, e sembrano quindi scongiurati, ma resta una certa tensione. All'arrivo a Pontida, Romeo ha dichiarato: "Non vogliamo una Lega divisa o più leghe ma una Lega unica e unita in una confederazione con nord centro e sud". Sul palco il segretario della Lega lombarda ha poi rimarcato: "Viva la Lega, sempre. Facciamo risaltare sempre di più la squadra, un concetto vincente. Tutti ne facciamo parte e tutti insieme vogliamo che ci sia condivisione di responsabilità. Da noi arrivano solo proposte costruttive per il bene del movimento. Noi vogliamo portare avanti il messaggio federalista. Non è un'operazione nostalgia, è la volontà di portare avanti temi attuali. Noi vogliamo una Lega più collegiale". Non sono mancate anche le parole dell'ex governatore del Veneto Luca Zaia, personaggio tra le più autorevoli all'interno della fronda nordista. "Io resto dell'idea che i territori di riferimento restino quelli del Nord, in un progetto di unità nazionale. Le istanze del Nord devono essere accolte. Come c'è una questione meridionale è pur vero che c'è una questione settentrionale. La questione sud va risolta ma ce ne è anche una del nord che è la locomotiva dell'Italia e ha bisogno di risposte, altrimenti questo paese va a finire male"; ha dichiarato. "Noi siamo per l'autonomia, noi esistiamo per l'autonomia e il federalismo, c'è scritto nell'oggetto sociale, io lo chiamo così, nello Statuto: il movimento nasce per il federalismo e quindi queste prime quattro materie sono arrivate. Adesso si firmerà e si deve andare avanti. Io capisco che a Roma viene l'orticaria quando parliamo di autonomia, ma l'autonomia, come diceva il presidente Napolitano, è una vera assunzione di responsabilità. Se vogliamo un Paese responsabile e che abbandoni l'assistenzialismo, dobbiamo fare l'autonomia. E comunque l'autonomia, se non la facciamo per scelta, la faremo per necessità in questo Paese", ha poi proseguito.
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Il ricordo di Bossi
Il segnale di una forte dialettica interna nel partito si è colto anche nel giorno del ricordo di Umberto Bossi, scomparso lo scorso 19 marzo e che ieri avrebbe compiuto 85 anni. Numerosi gli omaggi al fondatore del partito, a cominciare dallo slogan “Non passa lo straniero” di quest’anno. “Se io sono qua e voi siete qua stasera e se l'Italia ha avuto una possibilità, è perché c'è stato un visionario che ha ridato voce e dignità al popolo, gli ha dato orgoglio e obiettivi: Umberto Bossi", ha dichiarato Salvini nella giornata di ieri. In onore del Senatùr si è anche tenuta una messa "per la pace" nell'abbazia di Pontida e si è piantato un ulivo, innaffiato dall'acqua del Po portata da Roberto Calderoli. Ma a volerlo è stato un ex, quel Giuseppe Leoni che insieme a Bossi firmò il primo atto costitutivo del partito nel 1984. Ed è stato lui a punzecchiare Salvini: "Alla messa non è venuto, forse perché non voleva scambiare il segno della pace..". Il Senatur è anche l'unico leader ricordato e acclamato dai giovani leghisti. Loro, che in genere riservano provocazioni e parole forti anche agli alleati di governo (due anni fa urlarono "Vaffa" ad Antonio Tajani, detto "lo scafista" per il sostegno di FI allo ius scholae) nel pomeriggio arrivano con più striscioni (il primo è sulla battaglia dell'autonomia, "che continua") e i soliti fumogeni verdi, ma niente di ardito. A Bossi i leghisti bresciani dedicano lo striscione: "La prima senza di te, Umberto capo per sempre". In un altro citano anche Maroni e a fine manifestazione urlano in coro "Se-ces-sio-ne".
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