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Saturday, October 31, 2026

Gaudí a Roma, “Architettura, arte e simbolo”: sette incontri per comprendere un’eredità controversa

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Gaudí a Roma, “Architettura, arte e simbolo”: sette incontri per comprendere un’eredità controversa

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La torre di Gesù Cristo raggiunge i 172,5 metri, ma la Sagrada Família è ancora un cantiere aperto. A cento anni dalla morte di Gaudí, il completamento della basilica solleva interrogativi sul rapporto tra progetto e storia, architettura e sacro, monumento e città abitata. A Roma, un ciclo internazionale di incontri affronta le contraddizioni di un’eredità che continua a interrogare il presente e resiste a ogni interpretazione definitiva.

Perché la Sagrada Família continua ad attrarre milioni di persone, nonostante le riserve che da decenni dividono la cultura architettonica? A 144 anni dalla posa della prima pietra, la costruzione prosegue con un consenso internazionale che va oltre la comunità religiosa. Come le cattedrali medievali, la basilica è un’opera collettiva, ma il suo pubblico è globale, in cui devozione, interesse culturale e consumo turistico si intrecciano, tanto da attrarre anche chi non condivide la fede cattolica.

I numeri lo confermano, nel 2025 la Sagrada Família ha accolto 4.877.567 visitatori e dal 20 febbraio 2026, quando la posa del braccio superiore della croce ha portato la torre di Gesù Cristo a 172,5 metri, la basilica è anche la chiesa più alta del mondo. Il turismo di massa finanzia il cantiere, ma proprio per questo lega sempre più strettamente un edificio religioso alla sua funzione di attrazione globale. La stessa sovrapposizione fra valore spirituale e valore commerciale investe la figura di Gaudí, al centro di una causa di beatificazione, presentato come sintesi fra architettura e fede, è stato trasformato in icona globale. Il rischio è che la venerazione diventi un filtro che sottrae l’opera alla critica, mentre la tensione fra architettura e sacro continua a costituire uno degli aspetti centrali della sua attualità.

È in questa distanza fra celebrazione e lettura critica che si colloca il senso del ciclo romano Gaudí. Architettura, arte e simbolo (qui il programma), a cura di chi scrive e di Ercole Ceriani: sette incontri alla Galleria dei Miracoli, a Roma, dal 16 ottobre al 15 dicembre. La sezione Il sacro e il simbolo ha già approfondito le radici spirituali della ricerca di Gaudí con Massimo Manservigi e Giancarlo Priori e con Armand Puig i Tàrrech; il 12 novembre Tate Cabré ne ripercorrerà la vita e le vicissitudini.

Alla morte di Gaudí, nel 1926, la basilica restò senza il suo autore. Nel gennaio 1965 una lettera-manifesto pubblicata su La Vanguardia contestò la continuazione dei lavori; fra i firmatari figuravano Le Corbusier, Nikolaus Pevsner, Bruno Zevi, Ludovico Quaroni, Paolo Portoghesi, Gio Ponti, Joan Miró e Antoni Tàpies. Da allora il dissenso riemerge nelle diverse fasi del cantiere, sempre intorno alla stessa domanda: fino a che punto è legittimo completare un’opera quando il suo autore non può più controllarne l’esecuzione e buona parte dei documenti originari è andata perduta?

La controversia, però, non riguarda soltanto la fedeltà al progetto: coinvolge anche la città. Restano infatti da realizzare la facciata della Gloria e la scalinata su carrer de Mallorca, che comporterebbero espropri e demolizioni, coinvolgendo circa 200 abitazioni. Le intenzioni attribuite a Gaudí, formulate oltre un secolo fa, si scontrano così con le condizioni di vita dei residenti. Proprio il rapporto fra architettura, politica e ideologia è al centro dell’incontro che il 29 ottobre apre la seconda sezione del ciclo, Architettura, critica, eredità, con Juan José Lahuerta, che ha ricostruito le interpretazioni della Sagrada Família e le questioni critiche che ne accompagnano la costruzione.

Ma l’eredità di Gaudí va oltre la Sagrada Família: il suo linguaggio, difficilmente riconducibile a un metodo replicabile, ha ispirato ricerche autonome anche fuori dall’Europa. A questa ricezione sono dedicati i prossimi incontri: il 19 novembre Joan Abelló analizzerà il rapporto con il Giappone, mentre il 26 novembre Josep Miàs discuterà l’influenza di Gaudí sull’architettura contemporanea.

A cento anni dalla morte, il rapporto fra architettura e fede resta una chiave essenziale per comprendere Gaudí, ma non esaurisce il significato della sua opera. La sua eredità si misura anche nella possibilità di sottoporla a una lettura critica, interrogando le interpretazioni che ne orientano il completamento e le conseguenze che queste producono sulla città.

Il ciclo si concluderà il 15 dicembre con la lectio magistralis di Massimiliano Fuksas, Una vita per Dio e l’Architettura, in dialogo con Marco Damilano. Fino al 19 dicembre sarà visitabile la mostra Gaudì. Il segno e la visione di Giancarlino Benedetti Corcos.

Gaudí. Architettura, arte e simbolo — Galleria dei Miracoli, via del Corso 528, Roma.
Incontri fino al 15 dicembre 2026 alle ore 18.
A cura di Eleonora Carrano e Ercole Ceriani.
Il ciclo ha ricevuto il patrocinio dell’Istituto Cervantes, della Generalitat de Catalunya, di Sapienza Università di Roma, di In/Arch Lazio, di Open House Roma, della Diocesi di Roma, di Federarchitetti Italia, di ANAB e di CIU Unionquadri, con il sostegno di Vivenda.
Mostra Gaudí. Il segno e la visione di Giancarlino Benedetti Corcos fino al 19 dicembre 2026.
A cura di Eleonora Carrano e e Ercole Ceriani

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