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Saturday, August 15, 2026

Vacanze sempre più corte e care, gli italiani tagliano i giorni di riposo: “Il periodo medio è sceso a 11 giorni”

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Vacanze sempre più corte e care, gli italiani tagliano i giorni di riposo: “Il periodo medio è sceso a 11 giorni”

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Quella del 2026 rischia di essere ricordata come l’estate del grande ripensamento turistico per milioni di famiglie italiane. Non più soltanto il tempo delle vacanze e del riposo, ma il momento in cui il diritto a una pausa dal lavoro si scontra con una realtà economica sempre più difficile da sostenere. A fotografare la situazione sono gli ultimi dati della Fondazione Openpolis: il 33,2% delle famiglie con un figlio non può permettersi di andare in vacanza. Una percentuale che sale al 53,3% tra le famiglie con almeno tre figli, per le quali una settimana di ferie lontano da casa diventa spesso un lusso. E così cambiano anche le abitudini. Secondo Federconsumatori, la durata complessiva delle vacanze fuori casa si è ormai ridotta a 11 giorni, contro i 14-21 giorni del passato. Sempre più spesso si opta per soggiorni brevi, di appena 3-5 giorni, cercando di contenere le spese anche attraverso l’ospitalità di amici e parenti.

Il turismo diventa un lusso

La fotografia restituisce l’immagine di un Paese in cui il turismo sta diventando un bene di lusso, capace di escludere non solo chi vive in condizioni di povertà assoluta, ma anche quella fascia di ceto medio che, pur lavorando e pagando le tasse, non riesce più a mettere da parte le somme necessarie per una pausa estiva dignitosa. Come sottolinea Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori: «Un Paese che vive di turismo, come l’Italia, e che non riesce più a mandare in vacanza i propri cittadini ha un problema serio di coesione sociale». A confermare la portata del fenomeno sono anche gli ultimi dati Istat, riferiti al 2025: il 36,8% delle famiglie italiane non può permettersi una settimana di ferie lontano da casa, una quota in forte aumento rispetto al 32,3% registrato nel 2024. In un solo anno, dunque, l’incidenza è cresciuta di 4,5 punti percentuali, restituendo la fotografia di un’esclusione che non riguarda più soltanto le fasce più fragili della popolazione. E dietro questa rinuncia alle vacanze ci sono diverse ragioni, ma al primo posto spiccano i costi dei trasporti, che hanno registrato rincari tali da rendere proibitiva persino la semplice pianificazione di un viaggio.

Una coppia con due figli oggi spende mediamente 252 euro in più rispetto alla scorsa estate solo per gli spostamenti, a causa di un incremento dei prezzi del 4,4% su base annua. A pesare sono soprattutto traghetti e voli nazionali, dove il cosiddetto pricing dinamico nei periodi di picco e le situazioni di quasi monopolio su alcune rotte spingono i prezzi a livelli proibitivi, con tratte verso la Sardegna che possono superare i 1.300 euro per il solo trasporto dell’auto e della famiglia, tra andata e ritorno. Proprio l’automobile è la grande protagonista dei viaggi di quest’anno, non tanto per una rinnovata passione per l’on the road, quanto per una precisa scelta difensiva, dettata dalla necessità di controllare i costi imprevisti e di massimizzare la flessibilità. È quanto emerge dal nuovo studio dell’Osservatorio Telepass. Viaggiare in auto permette infatti di evitare i supplementi per i bagagli, le cancellazioni dei voli e di gestire meglio le spese quotidiane, portando con sé i beni di prima necessità. Ma riflette anche una profonda insicurezza legata al contesto geopolitico: le tensioni internazionali hanno fatto crollare i viaggi fuori dall’Europa, spingendo gli italiani a preferire mete di prossimità.

L’estate delle fragilità

La contrazione del potere d’acquisto ha trasformato radicalmente anche la durata dei soggiorni: la vacanza si accorcia, con una preferenza crescente per i viaggi “mordi e fuggi” di appena 3-5 giorni, spesso appoggiandosi alla rete di ospitalità di amici e parenti per abbattere i costi dell’alloggio, rincarati del 4% in un solo anno. “La vacanza si accorcia perché non ci sono i soldi per farla più lunga” osserva Dona, evidenziando come molti siano costretti a ricorrere a finanziamenti e prestiti pur di non rinunciare a uno stacco dal lavoro. Un’operazione “fragile e rischiosa”, perché rateizzare per anni un servizio che dura pochi giorni espone le famiglie a gravi rischi finanziari in caso di imprevisti. Ma se il viaggio diventa un miraggio, la realtà di chi resta in città si fa ancora più dura. Specialmente nei grandi centri urbani come Milano, dove l’asfalto rovente amplifica disuguaglianze e fragilità. Lamberto Bertolé, assessore al Welfare del Comune di Milano, descrive un quadro di crescente vulnerabilità urbana: “D’estate non aumentano solo le temperature, ma anche la solitudine.

Ci sono persone che magari hanno i parenti che vanno via per le ferie, e quindi c’è un aumento dell’isolamento, specialmente per gli anziani”. Il capoluogo lombardo ha risposto con il piano Milano Aiuta Estate che ha già attivato circa 1.600 prestazioni di assistenza, tra cui la consegna di quasi 900 pasti a domicilio e il monitoraggio attivo di oltre 850 persone fragili. Bertolé non nasconde che la radice del problema sia economica e strutturale: “Il potere d’acquisto delle famiglie nel nostro Paese sta diminuendo perché i salari non aumentano e quindi naturalmente c’è una maggiore fatica e difficoltà delle famiglie, anche del ceto medio, a potersi permettere le vacanze”. Per questo, sostiene, “l’abolizione del reddito di cittadinanza è stata un errore che ha esposto ancora di più le persone alla fragilità materiale, ma la crisi del ceto medio dipende proprio dalla stagnazione salariale”. Per chi resta, il rischio è che l’estate diventi una gabbia, soprattutto per quegli anziani che non possono permettersi di climatizzare la casa a causa della povertà energetica, che nel 2024 ha colpito 2,4 milioni di famiglie.

Il conto della crisi arriva anche ai bambini

La situazione non risparmia i minori: con le scuole chiuse per 12-14 settimane, le famiglie devono affrontare costi medi di 530 euro per figlio solo per coprire una parte della chiusura scolastica con i centri estivi, alimentando così un divario educativo che penalizza i più svantaggiati. I numeri della povertà in Italia sono d’altronde agghiaccianti: 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta. Le famiglie più numerose sono le più colpite, con il 53,3% dei nuclei con tre o più figli che dichiara l’impossibilità di concedersi una settimana di ferie. Di fronte a questo scenario, le soluzioni proposte dai vertici delle associazioni e dalle istituzioni locali convergono sulla necessità di interventi strutturali, piuttosto che di bonus temporanei. Massimiliano Dona invoca un ribaltamento del sistema tributario, con la riduzione dell’Iva sui beni essenziali e delle accise sui carburanti, oltre a una reale lotta alle speculazioni e a liberalizzazioni che garantiscano trasparenza nei prezzi turistici. L’assessore Bertolé insiste sul potenziamento della socialità urbana e dei servizi di prossimità, come le 64 “Case di Quartiere” milanesi, per evitare che la città diventi un deserto per i più deboli. Insomma, la vacanza ha smesso di essere un rito collettivo ed è diventata un privilegio per pochi, dove “anche chi va in vacanza non sarà mai sereno se fatica ad arrivare alla fine del mese” conclude Dona.

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